Con i numeri di Conte l’Italia ha risolto il problema natalità

Oggi in Zona Mista il Prof. Luca Andreassi fa emergere l'incongruenza dei numeri allarmistici forniti dagli esperti di Conte per l'Italia

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Da giorni ci chiediamo quale sia esattamente il ruolo dei 450 esperti suddivisi nelle varie task force. Non abbiamo ancora evidenze che il loro lavoro sia funzionale al contenimento dell’epidemia da COVID19.

Certamente, però, ci hanno consentito di scoprire che la popolazione italiana sia di circa 260 milioni di persone.

Garbatamente è stato fatto notare agli esperti che i dati fossero poco verosimili. Oggi hanno replicato, sbattendo i piedi, e ribadendo come i loro conti siano corretti.

Io i conti li ho rifatti (li trovate a questo link https://www.facebook.com/notes/luca-andreassi/siamo-260-milioni-i-calcoli-spiegati/10157472184906867/) e continuo ad arrivare alla conclusione che siamo in 260 milioni qui in Italia.

Che qualcosa non funzioni mi sembra evidente Conte, il premier, non l’allenatore dell’Inter, ha spiegato che riaprendo tutto, facendo il “libera tutti” come piace dire ai nostri governanti, c’è il rischio di arrivare l’8 giugno a 151.231 ricoverati in terapia intensiva, con un picco di 430.866 casi a fine anno.

Questi i numeri presunti sulla base dei calcoli.

Dal 24 febbraio al 29 aprile i ricoveri in media in terapia intensiva sono stati 2200 con un picco il 3 aprile quando sono stati 4068.

Questi i numeri reali.

Insomma, 151.231 presunti contro 2.220 reali e vi sembra tutto normale?

È come se il proprietario di un negozio di abbigliamento prima di fare un ordine valutasse che di un certo tipo di canottiere ne deve acquistare 1.000. Anche se, di quel tipo, negli anni precedenti ne ha vendute al massimo 100. O ha sbagliato i conti o la popolazione della città dove lavora si è decuplicata.

Ma l’esperto è esperto, mica è un cazzone qualsiasi. Ed, infatti, oggi ha replicato. Spiegando che quei conti sono giusti, perché noi non esperti non stiamo ben valutando la alta probabilità di contagio, perché sono basati su dati, e perché bisogna considerare tutti i morti anche per altre patologie che andrebbero ad intasare le terapie intensive.

Quando uno è esperto è esperto.

Io esperto non lo sono. Ma vi dico quello che ho capito di quello studio:

  1. Se la relazione del Comitato fosse stato il lavoro di un mio studente, lo avrei bocciato dicendogli che neanche arrivo a valutare la bontà dei numeri. La totale assenza di metodo è imperdonabile. Non c’è contestualizzazione. Che modello probabilistico si è utilizzato? Come faccio a stabilire se dei numeri siano corretti se non conosco il modello che si è utilizzato?;
  2. Le spiegazioni odierne mi sanno tanto dello studente di cui sopra che, consapevole di essere prossimo alla bocciatura, mi implora “Prof. mi fa un’altra domanda?”;
  3. La probabilità di contagio? L’unica spiegazione a quei presunti 151.000 posti in terapia intensiva (che diventano 440.000 come dato cumulato) è, a mio avviso, legato ad un’assunzione probabilistica ardita. Ovvero aver considerato che la probabilità che un positivo al COVID di Aosta contagi un cittadino di Aosta sia la stessa di quella di contagiare un cittadino di Milazzo;
  4. Risultati basati su dati reali? Che facciano uso di un modello probabilistico e a macrosistemi è evidente. Lo dicono anche loro. Quindi non ci si basa su dati. O, comunque, non solo su dati ma anche su ipotesi. E la domanda è proprio questa: “ma avendo una così copiosa mole di dati “veri”, sperimentali, perché affidarsi ad un modello probabilistico?”;
  5. Il numero dei decessi complessivi? Il calcolo va fatto sui posti letto in terapia intensiva, ovviamente, e non certo sui decessi che magari avvengono a casa o comunque non nei reparti di terapia intensiva degli ospedali. Mettere tutto dentro è chiaramente errato perché la maggior parte dei decessi non COVID non avvengono in terapia intensiva. E, comunque, anche facendolo, i numeri non tornano.

Quindi, a me sempre 260 milioni di italiani vengono. Anche dopo le spiegazioni.

Vado a vedere se nel seminterrato se ne nasconde qualcuno.

Andrà tutto bene. Sicuro.

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