Conferenza stampa di Escobar: Paradise Lost

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escobar Il divo hollywoodiano Benicio del Toro, premio Oscar nel 2001 per Traffic di Steven Sodenbergh, veste i panni del criminale colombiano Pablo Escobar nell’ opera prima da regista di Andrea Di Stefano, attore romano già apparso in Nine di Rob Marshall e Vita di Pi di Ang Lee. Questa volta l’attore è dietro la cinepresa, e sceglie di ricostruire la figura del “Re della Cocaina”. Nel cast del film, accanto a Del Toro, anche Josh Hutcherson, il Peeta Mellark della saga Hunger Games. Chi era davvero Pablo Escobar? Un terrorista? Un narcotrafficante? Nick, giovane surfer in cerca dell’onda perfetta, si reca in Colombia e conosce Maria. Travolto dalla bellezza della fanciulla, inizia a frequentarla, ignorando che si tratta della nipote di Pablo Escobar. Affascinato e poi sempre più terrorizzato, Nick è attratto nell’orbita nefasta di Escobar mentre le autorità stringono intorno all’uomo una rete sempre più stretta.

In conferenza stampa, il regista e gli attori Del Toro e Hutcherson hanno incontrato i giornalisti.

Come è nata l’idea del film?

DI STEFANO: Il punto di partenza è stato una storia vera. Un ragazzo bolognese che conosco era diventato familiare con Pablo, che gli chiese di nascondere una cosa. Il fatto divenne poi il pretesto per ucciderlo. Sapevo che c’era una storia da raccontare e una persona dai tratti mitologici: volevo fare un film su un’anima pura che lo conosceva. Ho scelto di costruire la storia intorno a una vicenda criminale col sapore di tragedia greca, raccontando la discesa agli inferi di un uomo che incontra un semi – dio, da cui poi è condotto alla morte.

Come è nato il progetto del film?

Ho scritto il copione e l’ho mandato a Benicio per farglielo leggere. Avevo già in mente lui per la parte di Escobar. Prima di iniziare a girare, per diciotto mesi ho condotto ricerche su Pablo. Ho letto tutte le biografie, sono andato in Colombia, in realtà non ho fatto di più rispetto al lavoro di ricerca che tutti i registi compiono.

Come si fa a esordire a Hollywood? Ha consigli per gli emergenti registi italiani?

DI STEFANO: In realtà non ho esordito a Hollywood, in quanto la produzione di questo film è francese. Tutti i consigli che avevo ricevuto prima di realizzare il film non contavano nulla sul set. La testardaggine è stata la mia migliore arma: è importante saper difendere le proprie idee e avere fiducia in se stessi.

Perché spesso sceglie ruoli da cattivo?

DEL TORO: Perché sono cattivo (ridendo). Sono i ruoli che mi chiamano.

Dopo aver interpretato Che Guevara (in Che di Steven Sodenbergh, per cui Del Toro è stato premiato per la miglior interpretazione maschile a Cannes nel 2008), personaggio rappresentativo per una generazione, come ha approcciato alla parte di Escobar?

DEL TORO: La ricerca sul personaggio è stata fondamentale. Abbiamo lavorato col regista per tirar fuori la verità del personaggio, cercando di capire cosa ha fatto per la Colombia e al personaggio interpretato da Josh. Dopo questo film posso dire di saperne di più su Escobar, come ne sapevo di più su Che Guevara dopo aver finito di girare Che.

Come definirebbe il personaggio di Pablo?

DEL TORO: Pablo è una contraddizione in sé, rappresenta una triste storia. Ha provocato sofferenza e tristezza al popolo della Colombia, e allo stesso tempo ha aiutato persone in difficoltà, fornito alloggi, fatto costruire ospedali. Ci sono persone disposte a riverirlo come un Robin Hood. Pablo è stato uno spreco di talento. Quando ho accettato la parte, ero consapevole che avrei interpretato un personaggio che ha preso una triste strada.

 

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