Conte prende tempo e l’Italia perde tempo

Oggi in zona mista Luca Andreassi ci parla del tempo, della differenza tra guadagnare tempo e perdere tempo per l'Italia

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Giuseppe Conte

Siamo nel 2000. L’Italia arriva in finale negli Europei di calcio. E ci giochiamo la coppa contro la Francia. La nostra è una squadra operaia. Tanta corsa e senso di responsabilità. Talento così così. Basti pensare che il nostro attaccante titolare è Delvecchio e che ci sono Albertini e Di Biagio a fronteggiare il centrocampo transalpino in cui giocano Zidane, Henry e Djorkaeff.

E’ una brutta partita. Rude. Ma in qualche modo la stiamo portando a casa. Siamo in vantaggio. Ha segnato proprio Delvecchio e siamo al 90mo. Stiamo per entrare in zona mista con la coppa sotto il braccio.

E l’avremmo addirittura chiusa la partita, se il giocatore di maggior talento in campo, Del Piero, non si fosse divorato l’impossibile. Zoff non ha scelta. Deve prendere tempo. Deve far passare il tempo. Bisogna mantenere il vantaggio.

Italia vs Francia. A questo ho pensato mentre ascoltavo il discorso del Premier ieri sera.

In una metafora in cui l’Italia rappresenta … l’Italia, la Francia il virus. I vari Di Biagio, Delvecchio, Iuliano, gli onesti lavoratori del pallone siamo noi, responsabilmente reclusi dentro casa, il talentuoso Del Piero rappresenta tutte le task force di esperti e Zoff, il mister, è il nostro Premier.

Conte, come Zoff, ha deciso di prendere tempo. Le sue task force, i suoi 500 esperti hanno evidentemente fallito. Non avere a disposizione tamponi e test sierologici in numero adeguato, non avere un’app di tracciamento digitale dei contatti dopo 60 giorni dall’inizio dell’epidemia è come Del Piero che tira alto, solo davanti al portiere.

Conte che si concentra a parlare delle mascherine e del fatto che ne calmiererà il prezzo, dopo sessanta giorni in cui sulle mascherine si è perpetrata ogni tipo di porcata è come il calciatore che finge di stare male per perdere tempo.

La cosa peggiore che si potesse fare era riaprire un pochino ma non troppo. Il problema non è di quanto si riapra. Ma di quali siano gli strumenti che abbiamo per combattere il virus. Per convivere con il virus.

Noi allo stato attuale non abbiamo capacità significativa di fare tamponi, non abbiamo test sierologici certificati, non abbiamo strumenti di tracciamento digitale.

Abbiamo, però, un Premier, un bell’uomo, che ci dice che se abbiamo 37.5 dobbiamo stare a casa.

Possiamo solo sperare che il virus si sia stufato di noi.

Quasi dimenticavo. Durante i minuti di recupero Wiltord pareggia il gol di Delvecchio. E durante i supplementari Trezeguet segna il gol vittoria. E la Francia vince la coppa.

Ve la butto lì. Che ne dite se sotto i nostri arcobaleni anziché “Andrà tutto bene” ci scriviamo “Io speriamo che me la cavo”?

P.S. Le mie scuse più sentite a Dino Zoff per averlo accomunato a Giuseppe Conte. Sebbene la metafora regga, c’è una differenza fondamentale. Zoff, con quella squadra, non aveva altra possibilità che prendere tempo. Giuseppe Conte, in 60 giorni, aveva il dovere di proporre delle soluzioni (test, tamponi e tracciamento digitale) che lo mettessero nelle condizioni di non dover prendere tempo.

P.S.2. Solita sbirciata ai numeri del giorno. Difficile commentarli visto che sono stati fatti solo 30.000 tamponi. Siamo tornati ai numeri di un mese fa. Tornano a ridursi gli attualmente positivi (meno 290). Guariti sempre intorno ai 1600. 333 decessi. Tanti. Ancora tanti. Ma con 30.000 tamponi è davvero difficile dire qualcosa di sensato.

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