A Genazzano, ai piedi del promontorio al confine con il Frusinate, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Sono i 26 ettari della cooperativa sociale “La Sonnina”, un’ex proprietà della Diocesi trasformata in un progetto di accoglienza, agricoltura biologica e reinserimento che oggi è un punto di riferimento ben oltre i confini laziali. Da residenza nobiliare a “buen ritiro” sociale Il nome deriva dalla principessa Clelia Cesarini di Sonnino, che nel 1630 prese dimora sul colle. Dal 1859 al 1982 fu il ritiro estivo dei seminaristi diocesani, poi cadde nell’abbandono. A restituirle un’anima fu don Pietro Gasbarri, fratello di fede di don Luigi Di Liegro, con l’idea di una casa di accoglienza legata alla terra. Con la famiglia Gramiccia e altri volontari nacque la coop: niente speculazione, ma biologico, filiera corta, rispetto della natura e “chilometro zero”. Oggi La Sonnina è molto più di un’azienda agricola. Qui si coltiva, si alleva, si fa il pane, il formaggio, la farina, il vino e l’olio. Si tengono laboratori didattici e il cibo prodotto viene condiviso anche con chi è in difficoltà. 27 anni di inclusione In quasi tre decenni la cooperativa è diventata un’ancora di salvezza per migranti, detenuti in percorsi di inserimento lavorativo e persone con fragilità psichiche, in collaborazione con ASL, Caritas e Diocesi. Da qui sono nati progetti come “Vanga e Fornelli”, “Agristar”, “Crescita”. Tra le storie raccontate: una famiglia di rifugiati curdi che oggi gestisce due attività a Colleferro e Ceccano; tre ragazzi immigrati stabilizzati alla Tenuta del Cavaliere con ricongiungimento familiare; un ex rifugiato politico che ha aperto un proprio negozio. Una casa famiglia accoglie anche minori allontanati dal nucleo genitoriale. Fede, terra e “Magnifica Humanitas” La Sonnina partecipa da oltre dieci anni alla Settimana della Salvaguardia del Creato. Quest’anno, per gli 800 anni dalla morte di San Francesco, il programma si arricchisce di convegni e riflessioni anche sull’ultima enciclica di Papa Leone, “Magnifica Humanitas”. A gestirla, oltre venti soci della famiglia Gramiccia e non solo, con una trattoria interna dove si può assaggiare il lavoro della terra. Ma il senso del posto, dicono dalla coop, non è solo il piatto: è “respirare un’aria nuova che riconcilia l’anima”. In un tempo segnato da divisione e sospetto, La Sonnina propone un’altra rotta: accoglienza concreta, lavoro, dignità. Una “foresta che cresce” in silenzio, lontana dai riflettori, tra le colline di Genazzano e l’ombra della chiesa della Madonna del Buon Consiglio.



















