Crisi della Montebovi di Lanuvio, cento famiglie senza lavoro

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Presidio lavoratori MonteboviI Sindacati denunciano procedure fuori dalla legalità e indicono lo sciopero fino a venerdì.

Ci troviamo lungo la via Nettunense, strada antica che collega l’entroterra dei Castelli Romani dalla via Appia fino al mare. Strada dritta, con ai lati campagne e quel che resta degli insediamenti industriali che hanno fatto le fortune del territorio e dato lavoro a migliaia di famiglie. Del brulicare di aziende di un tempo resta più poco, qualche capannone e qualche cartellone con sopra marchi dell’industria Italiana e straniera un po’ arrugginiti, ingrigiti, dalla polvere che somiglia al colore plumbeo di questa crisi. E’ il caso della Montebovi di Lanuvio, storico marchio dell’industria alimentare Italiana che, da molti anni, aveva scelto questa terra per mettere radici e produzioni. La crisi anche qui, tra i novanta collaboratori faceva parlare di se, ma fino ad una settimana fa pareva non toccarli in prima persona. “Certamente tra di noi si parlava del fatto che gli affari si fossero ridotti – ci confida un dipendente – ma il fatto che lo stabilimento avesse lavorato ininterrottamente, su tre turni completi, per tutto il mese di Agosto pensavamo fosse un segno di buona sopravvivenza”. La bomba però è esplosa come un fulmine a ciel sereno per gli operai circa una settimana fa, quando alle rappresentanze sindacali ed ai dipendenti è giunta comunicazione dalla proprietà che l’azienda era stata ceduta perché in fortissima crisi economica. Il percorso per la ristrutturazione aziendale però, con relativo riassetto del personale, è parso subito anomalo. Agli operai è stata comunicata tramite lettere controfirmate dai legali della proprietà che l’azienda era stata ceduta ad altro proprietario e che, una parte del personale sarebbe stato riassunto dalla subentrante proprietà. La Poliservice che fa capo al Signor Fabrizio Coscione. Affitto di ramo d’azienda, questa la dicitura usata dai legali nell’incontro intercorso, a cose fatte, con le rappresentanze sindacali presenti in azienda. Per la riassunzione di parte del personale con la nuova proprietà è stata creata apposita società denominata Dolciaria Srl. Agli operai inoltre fu comunicato che ci sarebbero stati ritardi nei pagamenti degli stipendi di Settembre, non più effettuati nelle date e modalità stabilite contrattualmente ma che sarebbero stati pagati in due rate, una delle quali già ricevuta dai dipendenti. Anche qui però un campanello d’allarme per le sorti delle novanta famiglie in ballo è sorto nel vedere che, senza aver firmato alcun nuovo contratto, in busta paga si poteva leggere che il datore di lavoro non era più Montebovi ma la Dolciaria Srl. Lo stato d’animo si fa ancora più preoccupato quando non si riesce neppure a capire se esiste un vero piano industriale di riassetto ed in che modo assorbire gli inevitabili esuberi. Infatti non c’è stato alcun tavolo ufficiale con le autorità che dovrebbero erogare i fondi per gli ammortizzatori sociali e gli incontri che ci sono stati hanno sempre visto l’assenza fisica della proprietà, rappresentata solo tramite avvocati. Il nuovo piano industriale resta solo nelle parole senza che i sindacati possano aver messo gli occhi su qualsivoglia foglio scritto. La vaghezza e la presa di tempo paiono le uniche certezze. A ciò: Cgil, Cisl e Uil, sigle sindacali presenti in azienda hanno indetto da lunedì scorso lo sciopero e da quel giorno, fino a venerdì 19 Ottobre i dipendenti resteranno in presidio davanti alla fabbrica. “Noi siamo disposti a discutere un piano industriale di riassetto e rilancio – dichiarano ai nostri tacquini i rappresentanti sindacali – facendoci carico degli eventuali esuberi attivando tutti gli ammortizzatori sociali e gli strumenti che la legge mette a disposizione in questi casi, per salvaguardare i posti di lavoro ed il patrimonio produttivo di questa azienda. Ma anche l’eventuale cassa integrazione va gestita in accordo con i sindacati – continuano – stabilendo criteri bilanciati ed equilibrati. Abbiamo scelto una forma di sciopero seria e civile ma restiamo irremovibili sul principio di voler ottenere in questa vicenda la massima chiarezza e trasparenza nelle procedure”. Le donne e gli uomini, giovani e non, che questa mattina abbiamo interpellato non sembravano chiedere altro che l’applicazione della legge e di quel principio di legalità che, a guardare nelle pieghe di questa vicenda non sembra essere stato garantito. Il sospetto, che per molti è una certezza, è che la Dolciaria Srl, società fondata in fretta e furia, avente solo 2500 euro di capitale sociale “buono neppure per pagare il tfr a un singolo operaio – ci dice una dipendente, sia la solita scatola vuota per portare a morte l’impresa senza alcun aggravio per la proprietà ed in spregio a qualsivoglia diritto dei lavoratori. Il solito gioco delle scatole cinesi in cui qualcuno cede parti o intere attività a qualcun’altro, naturalmente invisibile, che si incarichi di fare il “lavoro sporco”, praticando una non autorizzata eutanasia collettiva del lavoro e dei diritti. Il tessuto sociale del territorio di Lanuvio e di Aprilia, già fortemente provato dalla crisi di molte altre aziende, con queste altre 100 famiglie senza lavoro riceverebbe una ulteriore ferita, quasi mortale.
Riceviamo e Pubblichiamo il Comunicato Stampa firmato dai segretari territoriale della FLAI CGIL Gianfranco Moranti, della FAI CISL Stefano Passamonti e dalla UILA UIL Massimo Persiani:

“Oggi 16 Ottobre 2012 (ieri n.d.r.) le OO.SS. e le Rsu sono state convocate dall’azienda Montebovi in merito alla difficile vertenza che sta vedendo tutte le maestranze in sciopero da lunedì scorso.
Siamo entrati in azienda, sostengono i Segretari territoriali di Flai, Fai e Uila in un clima surreale: autorizzati alla presenza di un’intera squadra di vigilantes, la stessa che ha scortato il nuovo proprietario all’interno dell’azienda. Alcuni di questi vigilantes addirittura si sono affiancati ai dipendenti mentre si svolgevano le assemblee permanenti e per questo si è effettuata una segnalazione alle forze pubbliche presenti, chiedendone l’allontanamento. Crediamo sia un’esagerazione, visto che lo sciopero con presidio si sta effettuando in maniera pacifica e fuori dalla proprietà della Montebovi Industria.
All’incontro presieduto dagli avvocati della Montebovi e della nuova azienda Dolciaria, le OO.SS. e le Rappresentanze sindacali hanno chiesto il ritiro delle lettere di messa in ferie forzata, evidenziando la grande anomalia e la perplessità del caso perché, così facendo, l’azienda avrebbe già indicato i dipendenti interessati alle eccedenze, in violazione delle normative vigenti.
Inoltre, si è ribadito il dubbio sulla cessione in affitto dell’attività produttiva, lasciando la manutenzione fuori, cosa che il contratto nazionale degli alimentaristi invece prevede sia interna e non appaltabile.
Quindi nel chiedere il ritiro della procedura d’affitto così fatta, abbiamo dato la disponibilità per un tavolo di concertazione per affrontare e programmare lo smaltimento graduale delle ferie residue per coloro che ne avessero un monte ore elevato e, qualora ve ne fosse la necessità, per affrontare il momento critico con la Cassa Integrazione Ordinaria per tutto il sito della Montebovi, escludendo la scorporazione della produzione.
Dopo alcuni minuti di pausa che l’azienda ha preso per un confronto interno, gli avvocati rappresentanti della società sono tornati al tavolo sindacale ribadendo la volontà di andare avanti con l’affitto e la disponibilità di accedere alla Cassa Integrazione solamente per coloro che sono stati messi in ferie forzate.
Le Organizzazioni sindacali e le rappresentanze dei lavoratori, confrontandosi in assemblea con tutte le maestranze, hanno rigettato tale piano, decidendo all’unanimità di proseguire con lo sciopero almeno fino a venerdì prossimo.
Le maestranze inoltre rimangono in attesa di essere saldate del restante 50% del loro stipendio di settembre e dello straordinario prestato nel mese di agosto 2012.”

Autore: Andrea Titti

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