Dalla virologia numerica alla zona mista

Dai numeri ai modelli, la prima puntata di zona mista. La nuova rubrica del Professor Luca Andreassi in attesa della ripartenza

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Zona Mista

La zona mista è quell’area degli spogliatoi in cui i giornalisti intervistano a caldo gli atleti a partita appena conclusa.

Io credo che, continuando ad utilizzare lo sport come metafora per il COVID 19, siamo entrati in questa fase.

Siamo in zona mista.

I numeri, da qualche giorno, fortunatamente, indicano una direzione univoca. E non hanno bisogno di particolari interpretazioni.

Lasciando, però, spazio ad altri numeri e riflessioni su cui, ho ritenuto, fosse doveroso dedicare uno spazio. Uno spazio, cioè, di confronto e riflessione che continuerà ad essere aperto tutti i giorni qui e su facebook.

Ovviamente, sarà anche l’occasione per dare una sbirciata ai numeri del giorno e valutarne specificità eventuali.

(Anche venerdì 24 aprile, si consolida il trend. Circa 3.000 totali positivi con 63.000 tamponi che fanno salire un pochino il tasso di contagio al 4.8%. Sempre circa 3.000 guariti. Una contrazione un po’ più limitata degli attuali positivi (meno 321). Tanti ancora i decessi. 420).

La prima zona mista è dedicata ad un numero, e come potrebbe essere altrimenti.

Il fatidico R0.

Che dovrà essere un numero importante se per 60 giorni ci hanno detto che se non si scendeva al di sotto di 1 non si sarebbe potuta avviare la fase 2.

Ma cos’è R0?

R0 ci dice quanti contagi vengono generati, per trasmissione interpersonale a partire da un soggetto positivo. Eh sì. Ma positivo da quanto? E positivo fino a quando?

Perché assumiamo che io sia positivo. Ed entro in contatto con una persona al giorno. Un conto è che io sia positivo per 10 giorni. Un conto che lo sia per 20. Raddoppierei, verosimilmente, il numero di contagiati.

Venerdì 24 aprile si hanno tanti dati e si possono ipotizzare dei calcoli statistici a posteriori. Esistono vari modelli e metodi.

Va bene. Ma che periodo di infezione consideriamo? 10? 20? 30 giorni? Per quanto tempo cioè siamo contagiosi?

A seconda del numero otteniamo R0 completamente diversi.

E gli asintomatici, che neanche sono censiti come li consideriamo?

Quindi parlare di numeri, come fanno i nostri politici, senza parlare di modelli ha davvero poco senso. A differenza, per esempio, di quanto ha fatto la Merkel nel suo unico discorso alla Nazione tedesca.

Allora, anziché inseguire numeri a caso, ha probabilmente, più senso scegliere un metodo che, al di là del numero, ci dia informazioni sui comportamenti delle varie Regioni, per esempio.

Ed eccolo qua. Un grafico prodotto da Covstat_it che ci dice che tanto più alta è la barra tanto più si sta attraversando una fase di crescita dell’epidemia.

Quindi, in soldoni, in Abruzzo ancora si cresce in Umbria si cala.

Con una linea che indica la demarcazione tra crescita e decrescita.

E diventa ancora più interessante associare a quel grafico la tabella prodotta da YouTrend nei giorni scorsi in cui si vede come le Regioni caratterizzate dalle barre più elevate nel grafico, siano anche quelle in cui il picco degli attualmente positivi non si è ancora raggiunto e, ancora, siano quelle in cui si siano testate meno persone (su base 10.000 abitanti).

Direi che sia opportuno iniziare questa prima puntata di questa nuova rubrica esattamente come avevamo terminato Virologia Numerica.

Uscirne significa fare test.

Test, test, test.

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