L’effetto Giorgia c’è, Elly manca

i risultati delle elezioni comunali in Italia ed il modello Lazio per il centrodestra

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Foto tratta dal web

Per analizzare l’esito del turno di elezioni amministrative potremmo affidarci al giovane Sindaco del Pd che ha strappato Vicenza al centrodestra. Giacomo Possamai infatti ha chiesto, e ottenuto, che Elly Schlein evitasse di fare campagna elettorale nella sua città.

Insomma, per sperare di vincere il Partito Democratico deve nascondere agli elettori, ed a se stesso, la sua identità. Un problema non da poco per un partito politico.

Guardando al panorama complessivo è plastica la vittoria del centrodestra, oltre le più ottimistiche previsioni. Tiene tutti i capoluoghi toscani, recupera antichi insediamenti come quello di Latina, espugnando roccaforti storiche della sinistra come Ancona, si conferma maggioranza in Sicilia, dove brilla il risultato plebiscitario di Enrico Trantino, figlio d’arte, a Catania. Perde per mano di candidati civici di area come a Terni, soffre un po’ al nord, dove la crescita di Fratelli d’Italia a volte non basta a colmare l’arretramento di Lega e Forza Italia.

Effervescente sui media, evanescente sul territorio: è il ritratto di un Terzo Polo che nelle città va a pesca delle occasioni, un po’ di qua, un po’ di la, mai vicino alla soglia del 10%, un progetto tenuto in vita artificialmente, almeno fino alle europee.

Del Movimento Cinque Stelle non vi è traccia. Mai decisivo, ne da solo ne in compagnia. Se nei primi tempi la novità poteva giustificare l’assenza di radicamento territoriale, dopo oltre 10 anni e parecchie bocciature alle spalle, ogni giustificazione diventa una scusa, assai poco credibile, così come impalpabile è la sua classe dirigente locale.

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EFFETTO GIORGIA E NON SOLO:

Se con i numeri del primo turno Repubblica poteva consolarsi, titolando sulla fine del “vento di destra”, i ballottaggi hanno mostrato che il vento c’è e soffia ancora forte. A dire il vero già dal primo turno emergeva la solidità della coalizione di governo, ma in certe redazioni ed in molti salotti televisivi amano baloccarsi narrando di una realtà virtuale che nei fatti non esiste. E’ il frutto avvelenato della faziosità e di quella presunta superiorità morale ancora pervasiva nei mondi radical chic, padroni come non mai della sinistra contemporanea.

Le elezioni comunali, più in generale il doppio turno, non sono il terreno migliore per il centrodestra, ma il grande consenso personale di Giorgia Meloni, unito agli ottimi numeri dell’economia nazionale, frutto anche delle scelte governative, hanno spinto molti elettori, in particolar modo gli indipendenti e gli indecisi, ad affidarsi alla maggioranza.

Oltre a ciò, forse in misura ancor maggiore, c’è un dato locale, che vede affermarsi una classe dirigente di centrodestra, non solo capace di rocambolesche incursioni nelle zone rosse, maa di riconfermarsi forza di governo stabile e duratura. I dem erano convinti che le città toscane dovessero tornare in mani loro, dopo una parentesi di smarrimento. Invece la controffensiva è stata respinta, con gravi perdite ed un forte segnale di allarme per la Regione Toscana.

Ancona è certamente il fiore all’occhiello che Fratelli d’Italia può sfoggiare in questa occasione, dimostrando che parlare di modello Marche, non è una bestemmia, come tenta di fare, spesso mistificando la realtà, il circuito mediatico di cui sopra. Eh si, perché il nuovo governo regionale di Francesco Aquaroli, dopo qualche mese di rodaggio, sta dando i primi segnali di non essere un incidente della storia.

ANCHE QUALCHE OMBRA PER I CONSERVATORI:

Tante luci, ed anche qualche ombra, da rintracciarsi soprattutto al nord, dove il nuovo assetto della compagine storica del centrodestra vive il suo più grande sconvolgimento. Inutile negare che, soprattutto nelle dirigenze locali, Forza Italia e Lega, assai mal digeriscono il primato, a volte schiacciante, di FdI. E’ un problema di insediamento sociale, laddove interi blocchi, specialmente imprenditoriali, una volta si direbbe borghesi, si stanno muovendo, sia all’interno del campo conservatore, sia verso il centrosinistra, quando si parla di elezioni comunali, i candidati sindaci incarnano profili innovativi e le coalizioni non sono intrise di estremismi massimalisti.

IL PD CHE NON SI CAPISCE:

Addossare tutte le colpe alla giovane segretaria sarebbe ingeneroso, ma pure darle dei meriti è complicato. Non si vede la sua mano nel partito, sembra non riuscire a dire, neppure lei, qualcosa di sinistra, se si escludono alcune supercazzole da conferenza stampa ed alcune uscite piuttosto estemporanee sulla necessità di aumentare le tasse e sul fascismo alle porte. Nulla di nuovo, nulla di nulla.

Il Pd, come la sua leader, semplicemente non si capisce. Non si capisce quando parla, non si capisce cosa dice, non si capisce cosa voglia essere, non si capisce con chi vorrà andare. Si capisce solo contro chi sta, maneanche tanto il perché ci sta. Si salva solo grazie ad una struttura di partito territoriale ancora efficiente ed in molti luoghi efficace, capace di produrre buona classe dirigente, indipendentemente, spesso non ostante, i dirigenti e la linea nazionale.

IL MODELLO LAZIO:

A dare una spiegazione politica se possibile ancora più chiara sono i numeri della Regione Lazio. Dopo avere conquistato la Pisana infatti, il centrodestra fa filotto anche nelle città, lasciando le briciole al centrosinistra, ridimensionando un fenomeno civico che qui aveva negli anni visto significative esperienze vincenti, spazzando via ogni residuo di grillismo che in questi luoghi aveva visto la sua epopea fino a pochi anni fa.

Il Pd perde Latina, Fiumicino e Velletri, resiste a Santa Marinella, dove però a pesare è stata la personalità di Pietro Tidei, conferma San Cesareo e Valmontone, per la prima volta al voto con il sistema a doppio turno. Nel complesso non ci sono buone notizie e l’interrogativo politicamente più importante per i dem dovrà essere sciolto nel prossimo congresso regionale. L’eredità, ma soprattutto la capacità politica di tenere assieme tutto e dialogare ben oltre i confini della sinistra storica che aveva il compianto Segretario regionale e Senatore Bruno Astorre, non sarà facile compensarle.

Con la caduta di Pomezia, ultimo baluardo pentastellato dopo le perdite di: Roma, Guidonia, Civitavecchia, Nettuno, Marino, Anguillara e Genzano, si chiude la pagina del Movimento Cinque Stelle come forza egemone, attestandosi su un ben più modesto ruolo di gregariato a sinistra.

Sembra estinto anche il fuoco del civismo, che negli ultimi anni aveva rappresentato una via d’uscita per una politica in difficoltà. L’affermarsi del centrodestra ha riportato in auge i partiti come strumento della politica, ed il bipolarismo si è ripreso la scena. Una notizia quest’ultima che dovrebbe indurre a riflettere il terzo polo soprattutto a livello locale. Il momento di scegliere da che parte stare si avvicina.

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