Dario Lioi, #lamiadestra d’annunziana con l’apostrofo

0
2509
lioi
Dario Stefano Lioi - Scuola Politica Fondazione An
lioi
Dario Stefano Lioi – Scuola Politica Fondazione An

Dario Stefano Lioi, specializzando in studi politici internazionali presso la facoltà di scienze politiche dell’università Roma Tre, presidente dell’associazione culturale Narsil, iscrittosi ad Azione Giovani nel 2005 e da allora mai spostatosi dalla fiaccola.

In poche parole sapresti dare una definizione della tua destra ideale?

“La parola “ideale” di per sè già mi affascina, essendo io un appassionato seguace di Giovanni Gentile. Mi corre l’obbligo di dire che la risposta sarà da interpretare come circostanziata e contingente, interpretando io la politica come un divenire di potenza. La mia destra, volendo utilizzare questa accezione postrivoluzionaria, è volontà di potenza e, in quanto tale, “d’annunziana” (con l’apostrofo)”..

Oltre al fattore economico, la globalizzazione dell’ultimo ventennio ha portato alla ribalta con le migrazioni di massa ed il riaffiorare dei terrorismi, gli scontri tra culture, religioni, identità e valori non negoziabili: come si dovrebbe porre la tua destra in questo contesto culturale globale?

“Sul sostantivo valori, e la sua aggettivazione di non negoziabile, avrei da ridire: se no altro per rendere omaggio a Carl Schmitt e a Machiavelli. Credo si debba scindere, come De Felice insegna, l’idea di movimento da quella di regime. Mi spiego: la politica è l’arte del possibile e della decisione. La politica non difende valori, ma visioni del mondo. Il potere, che è cosa diversa dal governo, si esercita sulla base di eccezioni, balzi in avanti, e sintesi. I no tout court possono appartenere all’idealità movimentista, scissa dalle responsabilità storiche dell’amministrazione e della decisione. Occorrerebbe, dunque, trarre insegnamento dai fasti di Federico II, dagli scritti di Tommaso Campanella, dalla politica mediterranea di Balbo e di qualche innominabile (prima della sciagurata deriva razzista), di Moro, Andreotti, Craxi e Berlusconi. La globalizzazione è ormai un fenomeno inarrestabile. “Come può uno scoglio arginare il mare?” Possiamo però guidare la nave, tracciare le rotte, dominare il vento e il mare in tempesta. La domanda sottintende la presenza di uno scontro di civiltà, sulla scia del saggio di Huntington. Personalmente sono contrario alla tesi finale, pur apprezzando l’analisi. Il nemico fisico e manifesto è il fondamentalismo, quello intellettuale e latente il progressismo secolarista occidentale”.

Se il destino dell’Europa fosse nelle mani della tua destra, quale forma di Governo, struttura istituzionale e modello economico adotteresti per il vecchio continente?

“Se le sorti d’Europa fossero nelle nostre mani e Roma fosse la capitale politica e culturale? L’impero, ovviamente”.

In cosa consiste secondo te l’identità italiana e/o l’italianità?

“Questa è una questione annosa. Galli della Loggia ha tentato in un volumetto di tracciare i connotati dell’identità italiana. Credo che la parola sintesi rappresenti il nocciolo della questione. Prima del 1861- data fausta e infausta a seconda della regione d’origine- l’Italia non era mai, e dico mai, stata una nazione. Sotto un solo imperatore, dopo Roma, siamo stati eredi della medesima comunità di destino; e non mi riferisco a Napoleone. Dopo la caduta dell’Impero romano, il regno più longevo fu quello delle Due Sicilie, vera culla, assieme all’Italia centrale, della fervente cultura che dal dolce stilnovo giungerà fino all’attualismo di Croce, Gentile e Gramsci. Rifacendomi alla filosofia politica del secondo, sappiamo che la triade gerarchica è costituita da Stato, nazione, popolo. L’attuazione di questo processo non è mai avvenuta. Molte volte sentiamo parlare di una identità italiana preesistente rispetto alla costituzione dell’unione politica. Il riferimento è quasi sempre la lingua. A tal riguardo avrei forti dubbi. Sappiamo bene che è alla corte siciliana, con Jacopo da Lentini, che si ode il primo vaggito della nostra madre lingua. In Piemonte e altitalia, causa le prossimità geografiche, utilizzavano il bilinguismo fino all’800, mentre al meridione la lingua era una, assieme ovviamente al latino. Radici greco romane, radici cristiane sono i baluardi egemoni. Appendici arabe, bizantine, normanne sono i magnifici ornamenti estetici dell’identità meridionale; le appendici teutoniche, giacobine, asburgiche sono quelle del settentrione. L’identità italiana è quindi l’identità della prossimità, quella locale, prima che nazionale. Patria e nazione, infatti, non sono sinonimi”.

In Italia si fa un gran parlare di riforme, istituzionali e sociali: quali secondo te le priorità della destra in termini di riforme? Come per l’Europa così per l’Italia che tipo e quali riforme adotteresti?

“Comincio col dire che non sono un europeista, e così sparigliamo le carte. Non lo sono mai stato e dubito fortemente di poterlo diventare in seguito. Non lo sono per una duplice ragione, l’una politica, l’altra culturale. Quella politica consiste nella mia impossibilità di vedere istituzionalmente oltre l’idea burocratica di Stato nazionale. Quella culturale, invece, la evinco dal fatto che un’identità europea non può di certo essere l’occidentalismo mercantilista, progressista e materialista figlio del 1789. L’Italia necessita immediatamente di un ventaglio di riforme: uscita dall’Euro e dai meccanismi di Bruxelles, presidenzialismo, camera parlamentare del lavoro, abolizione delle regioni e riordino geografico dei distretti provinciali. Il dato prettamente fiscale ed economico rientra nelle opportunità che una sovranità monetaria offre”.

Quali soluzioni, se ne vedi la necessità, dovrebbe adottare la destra italiana in termini di “diritti civili”: coppie di fatto, aborto, proibizionismo, immigrazione, cittadinanza e sicurezza?

“Tema spinosissimo, del quale ho una idea personalissima e tutta mia; eretica. Diritti civili: bisognava costruire il letto del fiume entro cui far scorrere la piena. Non è stato fatto, ed oggi prevarrà il disegno totalitario delle sinistre. Il mondo conservatore, da Disraeli a Bismark, passando per Mussolini, ha sempre saputo giocare la carta dell’anticipo. Anticipare le mosse dell’avversario per indirizzarne l’agire fino a farlo deflagrare. Fu così con i comunisti, quando da destra si costruì lo stato sociale; non sarà così in tema di diritti civili perchè si vuol fondare la politica sulla tirannia dei valori, non capendo che l’Also sprach Zarathustra di Nietzsche è un testo profetico. Il cortocircuito diventa ridicolo se pensiamo alla difesa del sacro fatta da alcuni attori che però disprezzano la sacralità della vita professata dall’Islàm. E qui entriamo nel tema del proibizionismo. Evola si drogava, D’annunzio si drogava, e il mondo ama ubriacarsi come Charles Baudelaire. L’Islam in questo è molto legionario, utilizzando il linguaggio di Evola e Codreanu, ma, sempre tornando a Nietzsche, sappiamo che l’origine della tragedia nasce dall’incontro di Apollo e Dioniso: il limes, l’ordine, contro l’ebrezza e la trasgressione. Mi sono definito un rivoluzionario apollineo e un reazionario dionisiaco; sono molto vicino al proibizionismo islamico dal punto di vista culturale, ma, visto che parliamo di politica e, dunque, della natura umana, adotto un concetto liberale: “La tua libertà finisce laddove urta e danneggia quella di un altro”. Immigrazione, cittadinanza e sicurezza vanno analizzate assieme. Non sono un destroreazionario becero, nè un umanitarista. Adotto il realismo, il relativismo politico e i principi del messaggio cristiano. Il concetto di limite è la chiave di volta. Limitare l’immigrazione per limitare il possibile aumento di delinquenza da nullatenenza. Ius sanguinis correlato a programmi pedagogici inclusivi all’interno degli istituti di formazione primaria e secondaria valevoli per tutti. Il bambino, sia esso bianco o moro, deve imparare ad amare l’Italia e a sentirsi italiano. Ai piccoli il dato burocratico non interessa, esso risponde ai criteri di opportunità politica. Acquisizione della cittadinanza a 18 anni, ma garanzia di portare a compimento, senza discriminazioni dirette, o al contrario, il processo di identificazione. Integrazione è un termine utilizzabile per i non autoctoni insediatisi, non per i nascituri”.

 

 

Secondo te quale dovrebbe essere il luogo ed il posizionamento politico nel panorama nazionale di oggi, ove la tua destra dovrebbe inserirsi? Se e con chi la vedresti alleata o in contrapposizione?

“Per vincere con Renzi, e per battere Renzi con Grillo. La vecchia Casa delle libertà, unica possibile alleanza fattiva e numericamente vincente all’interno del nostro sistema elettorale e politico, non ha speranze di vittoria per il breve e medio periodo. Salvini, Berlusconi e Meloni non sono spenbibili per puntare alla vittoria. Non in Italia, forse in Sudamerica”.

Sapresti indicare 5 nomi di leader, nazionali e/o internazionali, contemporanei e non, dell’ultimo secolo, che a tuo avviso hanno rappresentato o rappresentano il modello di destra a cui ti senti di aderire?

“Interpreto la parola modello come concreti attuatori e interpreti della volontà di potenza di cui sopra, condannando sempre, e non per opportunità, ma per convinzione, l’abominio delle leggi razziali del 38: Mussolini, Churchill, De Gaulle, Craxi, Putin”.

Print Friendly, PDF & Email