
Stavolta l’allievo non supera il maestro. Anzi, nonostante di anni ne siano passati parecchi, la lezione di basket data dal maestro (Ataman) all’allievo (Pianigiani) è imbarazzante. La Turchia gioca un basket semplice. Aggressivo ma ordinato. Quaranta minuti in cui Pianigiani e la sua Italia non riescono a leggere un pick and roll che sia uno. Una difesa pasticciona in cui Dixon e Ilyasova con tutto lo spazio che hanno a disposizione fanno ciò che vogliono. Senza parlare di Erden che con i suoi 211 cm e le sue schiacciate, stanotte popolerà gli incubi dei nostri.
Ma le colpe di Pianigiani sono anche nell’ultima azione. E’ incredibile che con 6 secondi da giocare non si riesca a superare la metà campo. Troppo facile gettare la croce su Belinelli, che pure di colpe ne ha e non poche. Quelle situazioni vanno semplicemente allenate e provate. Una squadra, la più forte di sempre diceva qualcuno, che ambisce a giocarsi un posto sul podio con Francia, Spagna e Serbia deve essere in grado di costruire un’ azione di attacco dignitosa con sei secondi di tempo. Soprattutto dopo quaranta giorni che sei in ritiro a provare e riprovare schemi.
Eppure, nonostante tutto questo, la partita l’avevamo anche ripresa. D’altra parte, chi vorreste in lunetta a sei secondi dal termine (sempre i sei secondi di prima) se non colui che fino ad allora ha messo a referto 33 punti e ha 14 su 14 ai tiri liberi (al secolo Danilo Gallinari)? Ma stasera gli dei del basket non ci sorridono e il Gallo macchierà il suo tabellino. Saranno 14/15 alla fine i tiri liberi realizzati. Ma certamente non gliene faremo una colpa.
Ma vediamo come è andata. Si comincia bene. Con il primo e ultimo vantaggio dell’Italia con una schiacciata di Cusin. Lui e Bargnani spariranno ben presto dalla partita ed Erden, che già di suo è piuttosto alto, alla fine sembrerà un gigante di quattro metri. Nel primo quarto la Turchia fa quello che vuole. Dixon, che è turco né più né meno di quanto lo sia io, e Ilyasova hanno metri di spazio davanti a loro. Il pick and roll sembra materia di altro sport per la nostra difesa. All’inizio del secondo quarto siamo sotto di 16. E’ qui che si registra la prima reazione. Ed è Capitan Datome a segnare la strada. In fondo per lui questa partita ha già il sapore del derby. Tanto più se si pensa che Ataman oltre ad essere coach della Turchia allena anche il Galatasaray, i cugini del Fenerbahce di Gigi. Purtroppo anche quello di Gigi sarà un flebile ruggito e tenderà ad affievolirsi nel corso del match. Ma lui, Gentile e Gallinari tengono in piedi l’Italia. Siamo sotto di nove al’intervallo lungo.
Nel terzo quarto si riparte subito con le amnesie sul pick and roll. Erden ha metri di spazio. Sembra che la Turchia stia per chiudere la partita ma ancora il Gallo suona la carica accendendo gli animi dei nostri tifosi presenti al Palazzo che fanno sentire la propria voce. Alla fine del quarto siamo a meno cinque dai turchi. Ci riprova ancora col pick and roll a chiuderla la partita la Turchia ma Gallinari non glielo consente. Si arriva punto a punto. E possiamo pure vincerla. Ma la perdiamo. Come lo abbiamo già raccontato. Il libero sbagliato del Gallo. L’azione di attacco disgraziata di Belinelli.
Inutile nascondersi dietro ad un dito. Stiamo già alla canna del gas. Bisogna rapidamente leccarsi le ferite e capire cosa vogliamo fare. E cosa vogliamo essere. Se vogliamo essere una squadra che si sbuccia i gomiti sul parquet o una squadra fatta di individualità che fanno cose straordinarie (l’urlo che ho fatto alla tripla fuori equilibrio di Belinelli ricorda quello di Tardelli nella finale dei mondiali di Spagna del 1982) ma che poi non riescono a fare le cose elementari in difesa che ti insegnano alla sesta seduta di tattica in palestra quando inizi a giocare a dodici anni.
E soprattutto è ora che Pianigiani dimostri qualcosa. Dimostri di saper fare l’allenatore di basket, di saper gestire una squadra con cosi tanto talento. Dimostri di saper vincere. Perché, a voler essere cattivi, viene il dubbio che riuscisse a vincere solo con una squadra di club, che non voglio neanche nominare, e che i fatti hanno dimostrato che condizionasse in vario modo gli andamenti delle partite.
L’Europeo è ancora lungo. Ma il nostro tempo è già finito. Domani si vince. E basta.



















