#EuroBasket2017, la Slovenia che non ti aspetti

La Slovenia di Doncic è campione d'Europa

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La Slovenia campione d'Europa di Basket

La Slovenia è una Repubblica Parlamentare popolata da circa 2 milioni di cittadini. Di questi, 7000 ieri sera erano al Palazzetto dello Sport di Istanbul a tifare per la propria squadra di basket, per la prima volta finalista in un campionato europeo. A tifare per una inaspettata Slovenia che batte in finale 93 a 85 la Serbia al termine di una spettacolare finale e si laurea meritatamente campione d’Europa. La Slovenia. E chi se l’aspettava? Ti aspettavi la Spagna dei fratelli Gasol, la Lituania dei colossi o forse la Serbia di Bogdanovic ma la Slovenia proprio no. Ed invece non solo ha vinto. Ma ha vinto dando la chiara dimostrazione di essere la squadra più forte. Ha fatto filotto. Non ha perso neanche una partita. Ed ieri sera, quando la sua stellina Luka Doncic (se nel momento in cui Doncic va a schiacciare in campo aperto siete rimasti seduti sulla sedia cambiate pure sport, il basket non fa per voi) a metà del terzo quarto si siede in panchina, quando l’MVP del torneo Goran Dragic da Miami (saranno 35 punti, 7 rimbalzi e 3 assist per lui) sembra non farcela più, quando pensi che la Serbia con la sua esperienza incenerirà i sogni di gloria sloveni, ti arriva il carneade, o quasi, Klemen Prepelic, giocatore 24enne che il prossimo anno giocherà per i parigini Levallois Metropolitans, ad imbucare canestri decisivi ed impedire il ritorno della Serbia. Vince la Slovenia. Onore e gloria alla Slovenia. La Slovenia è anche il Primo Paese dell’ex federazione jugoslava a conquistare un oro. Per la Serbia altro oro che sfugge ma, va detto, senza 7 giocatori di cui tre (Teodosic, Bjelica e Kalinic) irrinunciabili.

La vittoria della Slovenia apre, però, anche per noi italiani una serie di riflessioni. Iniziamo coi numeri che aiutano sempre perché non mentono. Nei campionati Europei, dal 1993 al 2015, il miglior piazzamento degli ex jugoslavi era stato un quarto posto nel 2009. Nell’ultima edizione noni. In generale piazzamenti anonimi. In questi anni hanno avuto anche dei buoni talenti, molti dei quali passati per Roma. Penso a Marko Tusek, Erazem Lorbek, Brezec, Sani Becirovic. Ma sono stati bravi a costruire, in silenzio una squadra. Nessun Presidente di Federazione ha dichiarato che questa fosse la squadra più forte di sempre. E neanche che nessun obiettivo fosse precluso. Hanno costruito una squadra intorno al talento di Doncic ed all’esperienza di Dragic. Una squadra fatta di classe ma anche umiltà e attitudine al sacrificio. Tanti buoni giocatori ma soprattutto una clamorosa anima vincente. E nello sport quello serve. Se vuoi vincere. Altrimenti vanno bene le figurine e si possono fare tutti i proclami che si vogliono.

Al tempo stesso, però, la Slovenia dimostra che con un po’ di programmazione si possono raggiungere traguardi importanti. Mi fido di Meo Sacchetti. Sono convinto che il nuovo corso della Nazionale sarà migliore del precedente, di quello delle stelle NBA. Ma questo Europeo, qualora avessimo ancora dei dubbi ci ha ricordato che siamo “bassi”. Non abbiamo un pivot vero dai tempi di Meneghin, Magnifico ed Ario Costa. Abbiamo retto botta con Chiacig e Fucka negli anni successivi. Ma oggi veniamo ridicolizzati. E non solo per l’altezza. Ma anche per l’approccio. I nostri lunghi sono abituati solo a bloccare ed a fare da boa per scaricare sugli esterni immediatamente. Nessun gioco spalle a canestro. Nessun attacco al canestro. Nessuna iniziativa nell’anello. E questi non sono solo problemi legati all’altezza. Sono anche legati ad un’attitudine, ad allenamenti inadeguati. Capire, poi se sia colpa dei coach o dei giocatori che non hanno voglia di seguire i consigli dei loro allenatori è come stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina. Ma tant’è. Ed allora smettiamo di prendercela solo con la genetica ed iniziamo a programmare ed a lavorare. Magari individuando una figura alla Cesare Rubini che grazie alle sue capacità, competenze, autorità ed autorevolezza contribuì in maniera determinante all’argento alle Olimpiadi di Mosca del 1980, all’oro agli Europei di Nantes del 1983, all’argento agli Europei di Roma del 1991 e al bronzo degli Europei di Stoccarda del 1985. Coach Sacchetti sono certo che lo sappia. Speriamo anche il nostro Presidente. Ma non ci conto.