Flashmob di protesta al San Raffaele di Rocca di Papa

Senza stipendio per l'emergenza coronavirus 160 operatori della Rsa roccheggiana stanno organizzando Flashmob di protesta lunedì 15 giugno

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Il San Raffaele di Rocca di Papa durante l'emergenza Covid

Senza stipendio per l’emergenza coronavirus 160 operatori della Rsa roccheggiana stanno organizzando Flashmob di protesta lunedì 15 giugno

Al San Raffaele di Rocca di Papa monta la protesta dei dipendenti. 160 di loro non avrebbero percepito lo stipendio di aprile. La protesta e le loro rivendicazioni stanno sfociando in un flashmob per sensibilizzare i vertici dell’Rsa, la Regione e le istituzioni al problema. La procedura per la revoca dell’accreditamento avvenuta nelle scorse settimane, per le problematiche legate agli svariati contagi nella struttura, avrebbe bloccato i rimborsi regionali e l’erogazione degli emolumenti. Se la situazione non muterà lunedì 15 giugno sarà il giorno della protesta all’esterno della struttura di Rocca di Papa.
Licenziamenti al San Raffaele, Cgil Cisl Uil: “una ritorsione sui lavoratori dopo la revoca dell’accreditamento dalla Regione, inaccettabile”
“Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno avviato l’immediata mobilitazione del personale, scrivendo a prefettura, Asl coinvolte, Regione e aziende del S. Raffaele. Per i gravi fatti dei mesi scorsi e gli accertamenti delle responsabilità in corso su quanto accaduto alla Casa di Cura San Raffaele a Rocca di Papa, il 4 maggio la Regione ha avviato il procedimento di revoca dell’accreditamento e sospensione dell’autorizzazione alla Casa di Cura, accreditata con il Sistema Sanitario Regionale principalmente per le attività di lungodegenza, hospice ed Rsa. Nemmeno 15 giorni dopo, la società capofila ha comunicato l’avvio dei licenziamenti per i 148 lavoratori della struttura, nonostante il Decreto Cura Italia e il successivo Dl Rilancio abbiano stabilito il divieto di procedere a licenziamenti collettivi per 5 mesi”. Così in una nota i Segretari generali Così Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, – segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio: “Lavoratori trattati come voce di costo, dal lato aziendale, o piuttosto carne da macello, dal lato umano e professionale. Non è fuori luogo parlare – nel 2020 – di ennesimo esempio di gestione padronale. Segno di uno squilibrio tra sistema pubblico e sistema privato accreditato che necessita di un’immediata regolazione. È una ritorsione sulla pelle di lavoratrici e lavoratori, i professionisti che – fuori da ogni retorica – hanno contribuito a tenere in piedi il sistema sanitario laziale, dando il massimo nell’emergenza come nell’ordinario. Le RSA sono il vulnus maggiore nel SSR, dove il servizio privato ha avuto maggior campo d’azione e quindi maggiore “forza” contrattuale, se di questo si tratta. Da tempo chiediamo quanto il Covid ha reso evidente: è lasalutepubblica che va anteposta al profitto, ed è fondamentale che il pubblico torni ad avere maggior spazio e maggiore capacità non solo di regolazione, ma anche di diretta gestione, specie dove ora è prevalente il privato, ovvero nei servizi di lungodegenza e riabilitazione”. Per far fronte all’emergenza Covid e a condizione di fermare il ricorso agli ammortizzatori sociali, la Regione Lazio ha dato la possibilità di anticipare il 90% del budget 2019 (in dodicesimi) attraverso la fatturazione in acconto. Ovviamente il San Raffaele ha proceduto subito a fatturare. “Ad oggi – denunciano Cgil Cisl e Uil – sia nella struttura di Rocca di Papa, sia in altre strutture come Monte Compatri e Pisana, ai lavoratori sono state imposte assenze forzate, o con ferie, permessi non retribuiti, decisi unilateralmente, a copertura della riduzione o sospensione delle attività. Per lavoratori a cui si applica un contratto, AIOP RSA, già lesivo di diritti e risorse, non siglato da Cgil Cisl e Uil nel 2008, tutto questo si traduce in stipendi ridotti o addirittura azzerati, senza ammortizzatori e ora a rischio dello stesso posto di lavoro, attraverso un’azione contraria all’attuale quadro normativo sui licenziamenti. Non ci fermeremo: se la proceduradiraffreddamento non dovesse andare a buon fine, siamo pronti a ogni azione possibile a tutela del lavoro, dei salari, dell’occupazione, nonché dei livelli assistenziali da garantire ai cittadini”, concludono i Segretari Generali.
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