Giornata Internazionale contro l’Omolesbobitransfobia

Giornata Internazionale contro l’Omolesbobitransfobia, Battaglia: «Mistificazione della teoria gender». Pillon: «In Italia pochi atti discriminatori»

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Giornata Internazionale contro l’Omolesbobitransfobia, Battaglia: «Mistificazione della teoria gender». Pillon: «In Italia pochi atti discriminatori»

Oggi, 17 maggio, si celebra l’annuale ricorrenza della Giornata Internazionale contro l’Omolesbobitransfobia, istituita nel 2004 da parte dell’Unione europea e dalle Nazioni unite.

Iceberg, il contenitore di informazione condotto da Patrizia Barsotti – realizzato in collaborazione con l’agenzia di stampa Askanews e in onda tutti i venerdì alle ore 13 su Anita TV (canale 88 DTT) – ne ha parlato con Imma Battaglia (Attivista LGBTQIA+), Simone Pillon (ex Senatore della Lega) e Fabrizio Marrazzo (Portavoce Partito Gay).

 

«Quella che si celebra oggi è una giornata molto importante, frutto di lotte e sofferenze. Nel tempo, infatti, si sono create una civiltà e una società che si battono contro gli integralismi» ha detto Imma Battaglia, che poi ha aggiunto: «La discriminazione non è solo quella che si denuncia, ma è anche quella dei pettegolezzi, delle famiglie offese, dei mancati diritti sul lavoro. Tutto ciò genera atti di violenza o, nei casi peggiori, di auto-violenza. La democrazia deve fare un ulteriore passo in avanti, riconoscendo le famiglie arcobaleno che crescono e curano i propri figli con lo stesso amore di ogni altra famiglia».

Battaglia ha poi parlato di quella che ritiene una vera e propria «mistificazione della teoria gender». Per l’attivista «ci sono bambine e bambini che nascono senza generi definiti e che soffrono nel trovarsi in un corpo che non sentono loro. Non esiste, quindi, una “teoria gender”, bensì c’è un’azione finalizzata al benessere delle persone; qualunque esse siano. Tutto ciò non può essere ancora considerata una patologia!».

 

Opinione ben diversa, invece, per Simone Pillon: «Nel corso dell’anno non esiste una giornata in cui non ci sia una ricorrenza LGBTQ+. Fermo restando il rispetto per tutte le persone e la libertà di vivere la propria sessualità, nel rispetto degli altri, credo che sull’argomento si stia andando un po’ oltre».

«In Italia – sostiene Pillon – si registrano pochi atti discriminatori. Chiaro che il cretino o il criminale che aggrediscono per religione, orientamento sessuale o colore della pelle, purtroppo, c’è sempre e va tenuto in galera più possibile. Strumentalizzare, però, gravi fatti di cronaca per ottenere conquiste è un qualcosa che non concerne i diritti, ma è interesse personale per trasformare qualsiasi cosa in “famiglia” e demolire, al contempo, l’identità maschile o femminile dei minori»

Pillon poi va all’attacco: «La vera discriminazione è per gli eterosessuali, specie se sono anche cattolici. Vengono tacciati di essere oscurantisti, discriminatori e via dicendo. E a livello europeo, il problema è serio almeno come quello italiano, con le istituzioni europee che sono in preda ad una deriva genderista. La scusa è lottare contro le discriminazioni. Ma quali? Dove sono le discriminazioni? Una coppia gay che non può avere figli non è una discriminazione!».

Fabrizio Marrazzo ha spostato l’attenzione sul piano legislativo, sottolineando come non esista «una legge ad hoc per la discriminazione di genere e, di conseguenza, non esiste un reato di questo tipo. Ogni denuncia fatta per azioni discriminatorie non vengono registrate come tali, andando a snaturare i veri numeri della discriminazione in Italia». Poi un duro attacco: «Nel tempo, come Partito Gay, avevamo strutturato una legge contro l’omofobia, che è stata però distrutta dal DDL Zan e i suoi emendamenti».

Il Portavoce del Partito Gay ha poi aggiunto: «Sono circa 21mila le persone che, ogni anno, denunciano per discriminazione, ma non trovano ascolto per un vuoto legislativo. Per arginare tutto ciò, abbiamo proposto una legge a livello comunale, visto che su scala nazionale sembra non sia possibile, che consta in una pena pecuniaria da 500 euro per azioni o dichiarazioni omofobe. Per ora solo 10 Comuni italiani hanno aderito. Per il futuro – ha concluso – ci auguriamo anche un possibile referendum sul matrimonio unitario, così da far scegliere alla popolazione».