Il calcio non è uno strumento per la lotta di classe

Il Prof. Luca Andreassi in Zona Mista fortemente critico con il Governo e la sua gestione del calcio durante l'emergenza Covid19

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Il campionato di calcio riparte. Riparte in Germania il prossimo fine settimana. Ma anche Spagna, Inghilterra, Austria, Serbia, Portogallo stanno riorganizzandosi per terminare i loro campionati. Entro il 10 giugno ripartiranno tutti.

Da noi, invece, si sta lavorando sulla pietra tombale da porre sul calcio. Non fatevi ingannare dalle dichiarazioni del Presidente della Lega di oggi pomeriggio. Consideratelo come una specie di rigor mortis.

Lo si è capito chiaramente dal comunicato stampa congiunto dei Ministri speranza e Spadafora. Li immaginate anche voi, vero? Spadafora e speranza, insieme intorno ad un computer con uno che scrive con due dita e l’altro che detta. Altro che la lettera di Totò e Peppino e o Benigni e Troisi al “santissimo Savonarola”. Con la Azzolina che dalla cucina chiama dicendo che è pronta la cena.

Lo so, sto divagando. Ma stiamo messi così. Scusatemi. Torniamo a noi.

C’è uno strano atteggiamento nei confronti del calcio. Non c’entra nulla la prudenza, non c’entrano nulla i morti, c’entra poco il virus. È l’atteggiamento di chi ne fa uno strumento di lotta di classe. Insomma, non solo nessuna corsia preferenziale per questi miliardari viziati che in mutandoni corrono dietro ad un pallone. Ma, addirittura, se ne fa una battaglia simbolica.

Il Ministro speranza. Se non lo sapete è il Ministro della Salute. Un mero esecutore del Comitato Tecnico Scientifico che ha tradotto i dubbi e proposte scientifiche sempre e solo in dei “No”, incapace di prendere una decisione politica, dimentico completamente delle drammatiche ricadute socio-economiche sul Paese. Ma quanto diventava vigoroso nel parlare di calcio tuonando che fosse l’ultima priorità del Governo!

E Spadafora? Il Ministro dello Sport non del Calcio, come ama ricordare. Ma ormai il Ministro contro il calcio.

Le sue uscite sono epiche. Da quando chiese che Juventus Inter sarebbe dovuta andare in chiaro, ignorando che i diritti TV sono all’interno della legge Melandri che ne consentono la trasmissione solo alle tv a pagamento.

E poi quando, nel pieno dello scontro tra riaperturisti e non, profetizzò che sarebbe stata la maggioranza dei Presidenti dei club di serie A a chiedere lo stop. Come è andata lo sapete. La lega calcio, all’unanimità, venti società su venti, ha chiesto di ripartire.

Per continuare con la crisi di nervi commentando il provvedimento del Ministro Lamorgese che, di fatto, riapriva i centri sportivi delle società di serie A, ha detto che “di riprendere il campionato non se ne parla proprio”.

Fino ad arrivare al comunicato congiunto da cui siamo partiti. Un comunicato in cui in sostanza si dice che qualora si verificasse un positivo in una squadra di calcio tutti in quarantena per due settimane, di fatto impedendo la ripresa del campionato. E, ciliegina sulla torta, responsabilità penale (penale) sulle spalle dei medici sociali.

Dunque. Il calcio, l’azienda calcio è l’ultima delle priorità e se si registra un positivo si ferma tutto. Quindi se si registra un positivo nella mia Università chiudiamo tutto? Se si registra un positivo in una qualsiasi azienda la chiudiamo. Se si registra un positivo nell’azienda che produce gli ombrellini per i cocktail (non me ne vogliano), che probabilmente non sono una priorità, la chiudiamo?

Perché non mi pare che questo sia l’atteggiamento per il resto del comparto produttivo, dove, certamente, le misure di sicurezza saranno di livello inferiore a quelle nel calcio, visto che c’è l’impegno delle società sportive a creare una bolla sterile. A fare del calcio, come dicono in Spagna, il luogo in assoluto più sicuro.

Il calcio non è un giocattolo per ricchi come vogliono farci credere speranza e Spadafora. Il calcio non sono Ronaldo e Higuain. Quanto meno non solo. Il calcio è sopratttutto un movimento dilettantistico che vive coi soldi del calcio professionistico. Il calcio muove un fatturato di oltre 5 miliardi di euro. Che diventano 10 miliardi se si considera anche il giro di affari delle scommesse. Garantisce una contribuzione fiscale, soldi allo Stato dunque, di quasi due miliardi di euro, ovvero il 70% del gettito fiscale generato dallo sport italiano ed il 36% rispetto al settore relativo alle attività artistiche, garantisce posti di lavoro per circa 120.000 persone che raddoppiano se si considera l’intero indotto (gente che si troverà senza lavoro se non si riparte), finanzia investimenti che vengono utilizzati per altri sport. Sostiene, di fatto, per esempio con una parte sostanziosa dei diritti sportivi, tutto il movimento sportivo semiprofessionistico e dilettantistico.

Quindi Ministri Spadafora e speranza risparmiateci le vostre considerazioni personali intrise di retorica e di un sordo rancore. Assumetevi al contrario la responsabilità di fermare un’azienda. Una delle più importanti in Italia. Assumetevi la responsabilità di comunicare la perdita economica e la perdita di posti di lavoro per questa vostra decisione.

Assumetevi la responsabilità del fatto che quello sport di cui parlate tanto, come se fosse in contrapposizione col calcio, in larga parte morirà. Per la vostra decisione di non far ripartire il calcio.

Spiegateci perché quella che è la Nazione modello per il mondo non riesce a ripartire mentre tutte quelle che hanno copiato da noi sono in grado di farlo.

Meritiamo rispetto.

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