Il Covid infetta la cultura, la storia del Teatro Castelli Romani

Roberto Agostinelli racconta l'esperienza del Teatro Castelli Romani di Cecchina, le preoccupazioni per un futuro incerto a causa del Covid e la speranza nelle istituzioni

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Teatro dei Castelli Romani
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Teatro dei Castelli Romani

Il mondo dello spettacolo, in particolare il teatro ed il cinema, soprattutto quello di base, oltre al comparto turistico e commerciale, sono tra  le prime vittime della pandemia economica che ci sta investendo. Oggi proviamo a raccontare la storia di una realtà, quella del Teatro Castelli Romani, rappresentativa di un mondo fatto di impegno e passione personale offerto alle proprie comunità locali per fare della cultura un vettore di socialità.

L’idea nasce da un gruppo di persone amanti del teatro amatoriale che gia dal 1975 con la compagnia teatrale TSC (Teatro Stabile Cecchina) debuttarono con la commedia di Goldoni “La Locandiera”. Proseguirono con altri lavori come La bottega del Caffè, Il Malato Immaginario, L’uomo la Bestia e la Virtù. Con questo lavoro iniziò l’esperienza artistica Rodolfo Laganà, per poi passare, con la magistrale regia di Eduardo Falletti, alla memorabile rappresentazione di Miseria e Nobiltà, riscuotendo un notevole successo. Dopo anni di riposo la compagnia si riunisce e mette in scena un lavoro unico nel suo genere, una commedia tratta dal film La banda degli Onesti, vincendo moltissimi premi e riconoscimenti a livello nazionale.

Ne abbiamo parlato con Roberto Agostinelli: tra i principali animatori di questa esperienza culturale, che rappresenta un patrimonio sociale per Cecchina, la città di Albano ed un significativo punto di riferimento per tutti i Castelli Romani.

“Proprio durante la lavorazione di quest’ultimo lavoro – racconta a Meta Magazine Roberto Agostinelli, tra i principali promotori ed animatori dell’esperienza dell’Auditorium Castelli Romani – ci venne in mente di mettere su un teatro. Un teatro a Cecchina. Un teatro per la compagnia, dove provare a rappresentare commedie e per tutti i giovani del luogo che ne avessero voluto usufruire. Un’idea ambiziosa. La proprietà dell’immobile appoggiò subito il nostro progetto e ci diede l’opportunità di realizzare il l’idea. Ci siamo messi subito al lavoro: impegnandoci con le nostre risorse e tutto il nostro tempo, in 4 anni, progettando e lavorando continuamente, apre il Teatro Castelli Romani. Divenuto ora un vero punto di riferimento di cultura e aggregazione per Cecchina e per tutto il territorio dei Castelli Romani”;

Quali obiettivi vi siete posti e tutto’ora vi ponete?

“Venne creata, tra gli ideatori del progetto una Associazione che ora gestisce il Teatro:. L’Associazione Gea che aveva e ha come obbiettivo far vivere le idee, i progetti, gli eventi e tutte le ambizioni dei giovani e meno giovani nell’interesse della cultura, del teatro, del cinema e tutto ciò che può essere scambio e confronto di interessi culturali e artistici, previlegiando sempre opportunità partecipative e propositive a favore di tutte le forme di spettacolo e di sviluppo culturale”;

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Teatro dei Castelli Romani

Cosa ha significato la pandemia e la chiusura delle attività per una realtà come la vostra?

 “Avevamo quest’anno un programma ricco e importante, tanti spettacoli programmati fino a giugno pubblicizzati, biglietti prenotati e ancora da rappresentare con nomi famosi come Alessandra Costanzo, Paola Tiziana Cruciani, Marta Zaffoli, Massimo Wertmuller, Anna Ferruzzo, Max Giusti, Andrea Perrozzi, Teo Mammucari, Maurizio di Carmine e tanti altri. Una perdita importante di spettacoli e di incassi. Altre interruzioni importanti dovute al Covid-19, sono state le finali delle due Rassegne di Teatro in svolgimento con la maggior parte dei posti gia prenotati in abbonamento. La Rassegna del teatro Comico Amatoriale e il Festival Nazionale di Teatro premio Lucio Settimio Severo giunto alla X edizione. Inoltre il teatro Castelli Romani aveva prenotazioni per molti noleggi della sala per spettacoli autogestiti, per molti saggi di fine anno di scuole di danza, di musica e di recitazione da gran parte del territorio dei Castelli Romani. Altro problema che abbiamo vissuto a seguito della chiusura improvvisa è stata la sospensione dei Corsi di Teatro, recitazione e dizione, fiore all’occhiello del teatro, che anche quest’anno e per il terzo anno consecutivo registravano un notevole incremento di iscritti con interesse e partecipazione. Quest’anno si era raggiunto il numero di circa 90 iscritti: dai bambini di 6 anni agli adulti di oltre 60 anni. Una interruzione che ha arrecato alla gestione del Teatro notevole disagio economico con la interruzione delle quote degli iscritti. Contributi importanti per la gestione della struttura, oltre alla mancanza degli spettacoli che ogni gruppo avrebbe dovuto rappresentare come lavoro finale. Quindi una perdita importante, un crollo verticale. Dal 10 marzo il teatro non ha prodotto più un centesimo”;

Quali le esigenze più impellenti che avete per ripartire?

“Ripartire ora non è semplice per svariati motivi, la programmazione dovrebbe essere rivista riprogrammata ed eventualmente riconfermata. Inoltre dovrebbe essere di nuovo pubblicizzata intensamente e velocemente. Ma l’interrogativo più grande è: chi viene in teatro? Mantenendo, come si chiedono le distanze sociali, si dovrebbero usare non più di un terzo delle poltrone, e nel nostro caso di 180 posti dovremmo avere, se tutto va bene, 60 spettatori: e come paghiamo gli Artisti e le spese annesse allo spettacolo? Voglio dire tecnici, scenografie, Siae ecc. Non è pensabile. Per ripartire, per tornare ad essere operativi e rimettere a reddito il Teatro sarà indispensabile rivedere i costi: principalmente partendo dai cachet degli Artisti, alla comunicazione, ai tecnici. Unico prezzo che non si puo modificare sarà il prezzo dei biglietti, anzi sicuramente si dovrà abbassare per incentivare il ritorno in teatro e offrire opportunità di cultura in questo momento di crisi e di congiuntura economica. Sarà infine importante riformulare un programma interessante e variegato, per andare incontro ai i gusti artistici del pubblico che va dai bambini agli anziani”;

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Teatro dei Castelli Romani

State pensando a come ripensare le attività del teatro alla luce delle nuove disposizioni anti contagio?

Per ora non pensiamo e non crediamo sia opportuno riaprire il teatro, meglio stringere i denti e aspettare. Aspettare in primo luogo perchè si va verso l’estate e con la stagione estiva il teatro resta normalmente chiuso e in secondo luogo preferiamo aspettare e verificare l’evolversi della situazione che sta penalizzando sicuramente questo tipo di attività, del cinema, del live e di tutte le forme di spettacolo con pubblico. Pensiamo di ripartire ad ottobre e di dare piu spazio a corsi di teatro, a corsi di dizione, di portamento, di informatica, giornalismo, bon ton, conferenze, dibattiti, insomma meno spettacoli e piu sociale: in modo da contenere i costi e offrire più opportunità culturali e sociali a tutti. Sperimentare rassegne cinematografiche, incontri a tema, convegni, insomma vedremo, per ora sono idee su cui stiamo studiando”;

Cosa vi sentite di chiedere alle istituzioni, locali e non, per supportare realtà come la vostra o in generale il settore dello spettacolo e della cultura?

Dobbiamo dire che il teatro, nonostante la chiusura, continua a pesare a livello economico considerando l’affitto, la corrente elettrica, il costo della line telefonica e dati, oltre le tasse e altri oneri comunali. Va inoltre considerato che il teatro si autofinanzia riuscendo a malapena a pagare le spese che mensilmente l’Associazione deve gestire e delle volte dobbiamo intervenire personalmente al pareggio del bilancio. Quindi non ci sono risorse per una lunga sopravvivenza. Stiamo verificando le eventuali opportunità che le Istituzioni programmano e che potrebbero venire in aiuto per superare questo momento di chiusura forzata e dei mancati incassi da biglietti, da noleggi e da quote dei corsi. Per ora abbiamo verificato il contributo a fondo perduto che la Regione Lazio ha deliberato per aiuto ai teatri per gli affitti: purtroppo noi non possiamo accedere a tale contributo poiché si richiede un numero minimo di rappresentazioni nell’anno 2019 di 60 spettacoli con Borderò Siae e, una struttura piccola come la nostra e operante in un area poco incline al teatro non riesce a mettere in scena tale quantità di spettacoli. Aspoettiamo fiduciosi su altri interventi. Riguardo l’Amministrazione locale, per interderci il Comune, tutto tace. Non se ne parla e non si fa nessun accenno a tali interventi… speriamo bene. Noi ce la metteremo tutta e con l’aiuto di tutti quelli che credono nel teatro e nella cultura andremo avanti e come si dice… Ce la faremo”.

Di Andrea Titti