Il Papa deve essere per forza italiano? Il mio endorsment per Tagle – di Eretico

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Da Tora Bora

Vi aspettavate che tornassi a scrivere con il capo cosparso di cenere dopo la quasi – vittoria berlusconiana? No, non perché non ci sia da fare mea culpa, battersi il petto ed urlare come una donna del sud ai funerali qualsiasi (cit.), ma perché il sito di Meta è bloccato da giorni (è stato fino a ieri ndr). Colpa dell’occhialuto Direttore di Meta, la giusta punizione per la sua candidatura alle elezioni. Per un vecchio peccatore come me, mai pentito (cit.), le dimissioni di Joseph Ratzinger sono state un segno del destino: non perché mi abbiano fatto ravvedere, ma perché ci hanno regalato un periodo lussuosissimo e non solo tra elezioni, conclave e da ora in poi: consultazioni per il nuovo governo, incarico (o vai a iosa), elezioni dei presidenti delle camere e della Repubblica oltre alla battaglia finale (non quella del Cav. e aficionados sulla questione giustizia) quella per la formazione del governo (le tarantelle elencate quanto dureranno?). Torniamo però al Conclave, di cui mi occupo oggi, che come gli eventi sopra citati da qui a pochi giorni seguirò in diretta per Meta. Mi ha colpito dalla mia tenda afgana sentire una rassegna stampa nel pomeriggio della scorsa domenica: Rcs per me, lo sapete, è un vizio, e mi ha colpito titolo e sottotitolo di Aldo Cazzullo, una delle penne migliori (ahimè non per lui, ma per il “Corrierone”) che auspicava un papa italiano. Sinceramente al di là della stima (per chi più, per chi meno) per i porporati italiani non capisco l’urgenza di tornare ad avere un Papa italiano ed allargherei il campo parlando di non necessità di avere un papa europeo. Parlare di “speranza”, come scritto dal buon Cazzullo, mi lascia quanto meno dubbioso, visti gli scandali succedutisi nella curia vaticana. Non dimentico che i casi di preti pedofili ed altro sono avvenuti a tutte le latitudini, ma questo bisogno di avere un “nostro” Papa mi lascia perplesso. Cinque anni fa “tifavo” Jorge Mario Bergoglio (che anche oggi sarà in Sistina), il gesuita argentino, che ricostruendo ricostruendo in questi anni è stato nelle prime votazioni dell’ultimo Conclave il vero antagonista di Benedetto XVI. Questa volta rilancio puntando forte su Luis Antonio Tagle, il cardinale nativo di Manila nelle Filippine. L’arcivescovo metropolita della sua città natale è uno degli ultimi cardinali ordinati da Ratzinger, a fine novembre 2012, enfant prodige della Chiesa asiatica, fu ordinato vescovo da Papa Giovanni Paolo II. Ha da parte sua l’età (55 anni) il fatto di poter essere il primo vescovo asiatico Sommo Pontefice e la sua attività pastorale con particolare attenzione ai giovani (o giofani come direbbe l’ormai Papa emerito Ratzinger). Secondo me sarà un Conclave diverso da come ci è raccontato in questi giorni: sarà lungo (non come il rituale che vivrà la politica italiana dal 15 in poi…) e non sarà facile trovare una soluzione. Non lotteranno come si dice e si scrive il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, che secondo me verrà lacerato nel corso delle votazioni dalle divisioni tra il contingente italico nella Sistina (il più numeroso, altra dato antistorico), il brasiliano Odilo Pedro Scherer Cardinale di San Paolo del Brasile, che però va detto ha dalla sua l’età (63) e il fatto di provenire dal Sudamerica che non ha mai avuto un Papa e l’immarcescibile Christoph Schönborn, unico favorito di otto anni fa, rimasto nel novero dei papabili, sfavorito secondo me dall’età vicina ai settantanni e dal suo essere conservatore (e dalle tante polemiche che l’hanno visto protagonista, ad esempio, sulla teoria dell’evoluzione). Per non parlare di altri favoriti come il canadese Marc Ouellet, l’ungherese Peter Erdo e dell’americano Timothy Dolan.In tempi di X Factor mi concederete una terzina di favoriti capeggiata da Tagle, avrei voluto mettere dentro Oscar Rodriguez Maradiaga, cardinale honduregno di Tegucigalpa, un progressista troppo legato per assurdo alla curia romana e con certe vicissitudini nella sua opera pastorale che potrebbero sfavorirlo. Insomma ecco i nomi: il primo Papa nero ossia il cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson e il porporato messicano José Francisco Robles Ortega, protagonista di un scalata difficile alle gerarchie vaticane. Il Cardinale messicano di Guadalajara e l’omologo africano, vescovo di Cape Coast, prima di divenire Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace, hanno dalla loro l’età e di rappresentare continenti o sub continenti mai arrivati al Soglio Pontificio. Ormai manca qualche ora è ormai in corso la “Messa Pro Eligendo Papa” e oggi pomeriggio monsignor Guido Marini, pronunciando l’”extra omnes” darà inizio ufficialmente al Conclave, il “fuori tutti” lascerà soli i 115 porporati nell’elezione del Santo Padre.

Vado a cercare di sistemare la mia connessione internet afgana ed a occuparmi della diretta Twitter e Facebook per Meta, saluti da Tora Bora, saluti da Eretico.