La Forte Colleferro in attesa della composizione dei Gironi di Serie B

Mister Paolo Forte: "Regole chiare e condivise sono garanzia di equità e valorizzazione delle realtà locali come la nostra!"

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La Serie B ai nastri di partenza per la stagione 2023/2024. Paolo Forte, autore dell’autentico miracolo salvezza in casa Forte Colleferro, incrocia le dita in attesa della definizione dei gironi.

Mister Forte, con che stato d’animo inizia la nuova stagione per i tuoi ragazzi?
“Dal punto di vista sportivo, nessun problema. Abbiamo un buon gruppo, fondamentalmente giovane, in grado di confermare la presenza nel futsal nazionale. Ma non è il campo quello che ci preoccupa di più … “

In che senso Mister’ Spiegati meglio
“Ogni anno attendiamo l’uscita dei gironi con il patema d’animo. L’assenza di riferimenti chiari e consolidati nella composizione dei gironi da parte della Divisione, fa si che ogni inizio stagione è come sperare in un terno al Lotto. Lo scorso anno era stato formato un girone composto da sole squadre laziali con la sola esclusione di noi e dell’AMB Frosinone che abbiamo macinato chilometri in giro per Abbruzzo, Molise e Campania, con grande dispendio, rispetto alle altre, di energie fisiche, mentali e, soprattutto, economiche.”

E quanto ha condizionato tutto questo il campionato della Forte Colleferro?
“In maniera significativa. Dover pianificare dodici trasferte importanti, significa, ad esempio, togliere risorse che ci avrebbero consentito l’ingaggio di nuovi giocatori e, conseguentemente, avere un roster meno competitivo. Ma non solo. Giocare a centinaia di chilometri di distanza ogni volta, comporta partenze anticipate, rientri a notte fonda, necessità talvolta, di pernottamenti in albergo. Non mi sembra lineare che, nella stessa regione, ci siano squadre che giocano un intero campionato sotto casa e altre che, invece, sono costrette a macinare chilometri. Senza contare il supporto dei tifosi. Giocare a mezz’ora da Colleferro darebbe, come è sempre accaduto, la possibilità ai nostri sostenitori di seguirci anche in trasferta.”

E che suggerimenti darebbe Paolo Forte?
“Innanzitutto, equità nella composizione dei gironi. Non è possibile che su sedici squadre del Lazio, quattordici giochino nello stesso girone e solo due se ne vanno in giro per mezza Italia. Diamo a tutti le stesse possibilità. Si libererebbero risorse, si accenderebbe nuovo entusiasmo intorno al futsal, si darebbe la possibilità anche a realtà locali come noi, di esprimersi al meglio delle proprie possibilità. Poi ben venga la trasferta impegnativa, la possibilità di conoscere e affrontare realtà diverse dalla nostra. Quello che mi sembra paradossale è la disparità di trattamento. Noi da anni impegniamo una grande fetta del nostro badget nella gestione delle trasferte. Prima la Sardegna, con voli e traghetti e pernotti, poi i viaggi in giro per il centro sud. Non vogliamo, come non abbiamo mai voluto, favoritismi o corsie preferenziali. Ma essere trattati come tutti gli altri non ci dispiacerebbe.”

Un girone meno impegnativo dal punto di vista delle distanze darebbe, quindi, maggiore competitività alla tua squadra?
“Faccio un esempio banale. Una delle motivazioni che ha uno sponsor per aiutarci è la visibilità sul territorio, che viene amplificata dai risultati raggiunti. Avere ulteriori risorse a disposizione, come dicevamo prima, significa essere più competitivi nel coinvolgere giocatori più bravi. E questo innesca un processo virtuoso. Più sei competitivo, più si parla di te, più attiri nuovi sponsor o consolidi quelli storici e più questo genera nuove risorse da mettere a disposizione del progetto.“

Un segnale “forte” alla Divisione?
“Avere tutte squadre della stessa regione nello stesso girone significa, di fatto, da una parte formare una specie di C1 d’Elite, e dall’altra, per chi ne viene escluso, essere fortemente penalizzato, con il rischio, concreto di dover, prima o poi, gettare la spugna. Questo sport non si sostiene solo aumentando il numero dei campionati, ma dando la possibilità a tante piccole, ma storiche, realtà locali come la nostra, di togliersi la soddisfazione di giocare in un campionato nazionale. E con un pizzico di buona volontà e di lungimiranza da parte di tutti sarebbe una cosa facilissima da realizzare. E sia ben chiaro, non vuole essere assolutamente una polemica verso chiccessia, ma solo la condivisione di un pensiero, sempre nell’ottica della crescita comune.”