La lunga marcia del centrodestra verso Palazzo Savelli

Dal congresso cittadino di Fratelli d'Italia un passo avanti sui contenuti

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Palazzo Savelli

L’appuntamento con le elezioni comunali si avvicina e dopo esserci occupati dei tormenti che attanagliano il centrosinistra, in tutte le sue articolazioni, crediamo sia necessario volgere lo sguardo anche dall’altra parte, verso il centrodestra, per approfondirne lo stato di salute e soprattutto le prospettive.

Se la giunta Borelli dovesse arrivare alla sua naturale scadenza infatti, sarebbero 15 anni di opposizione, un’eternità, a cui va aggiunto il dato che Albano non è una città qualunque, perché è stata uno dei primi comuni dei Castelli Romani strappati al centrosinistra, oggi esprime un Senatore, nonché Presidente della Federazione Provinciale di Fratelli d’Italia, un Consigliere Metropolitano, il Capogruppo del partito di Giorgia Meloni a Palazzo Valentini, ed ha contribuito con numeri significativi all’elezione di due consiglieri regionali, sempre in quota FdI, di cui uno, espressione del territorio, divenuto il più importante assessore di Francesco Rocca.

Per questo allungare la striscia di sconfitte ad un ventennio sarebbe una macchia difficilmente giustificabile per una classe dirigente con vocazione di governo.

A confortare i dirigenti locali tuttavia ci sono i dati di tutte le ultime elezioni sovracomunali, che testimoniano come FdI, Lega e Forza Italia, godano della maggioranza dei consensi in città, a cui va sommato il palpabile e crescente malcontento verso le misere performance del Pd e dei suoi alleati. Tutto insomma, persino la cabala, farebbe pensare ad una corsa in discesa, ma non è proprio così.

Prima di tutto le elezioni comunali non sono sovrapponibili ne alle regionali ne tantomeno alle politiche, perché le componenti civiche e le specificità locali hanno spesso il sopravvento rispetto alle dinamiche nazionali. La figura del candidato Sindaco inoltre può determinare molto, trasformando vittorie scontate in memorabili disfatte e sconfitte annunciate in rimonte travolgenti. Ma andiamo per gradi.

Appurato che ci sono tutte le basi per vincere, il primo problema del centrodestra è dare forma e sostanza alla coalizione. Se infatti Fratelli d’Italia appare più che pronto ad affrontare la sfida elettorale, altrettanto non si può dire per gli alleati. Forza Italia è certamente in crescita, e seguendo il trend nazionale ha attivato da tempo un processo di radicamento, anche grazie al ritorno tra le sue fila di esponenti storici con la necessaria esperienza sul campo. La Lega al contrario vive una fase di particolare apatia, esaurita la bolla di entusiasmo attorno a Matteo Salvini, il carroccio ha le polveri bagnate ed avrebbe bisogno di un sussulto sotto ogni aspetto.

Discorso a parte merita il rapporto che i partiti vorranno instaurare con le realtà civiche e le componenti di cultura laica, socialista e repubblicana, politicamente importanti per chi si candida a governare Albano. Su questo versante si scorgono due strade: la prima e più facile, il trasloco sic et simpliciter di chi, stanco di recitare una parte ancillare rispetto alla preponderanza del culto della personalità dell’attuale Primo Cittadino, decidesse di ricollocarsi, magari accampando anche qualche ipoteca sul futuro in termini di golden share; la seconda, che richiederebbe qualche sforzo maggiore in termini di elaborazione politica, consiste nel provare a ridisegnare il perimetro di una alleanza partendo dal primato della politica e dalla priorità dei programmi.

Stante il fatto di conservare il modello vincente di un centrodestra nazionale che vede la destra in funzione di guida, il primo nodo da sciogliere emerge nella necessità di ridare al civismo dignità e ruolo originari, dopo anni in cui è stato mortificato e immiserito da chi lo ha trasformato in mero strumento di potere appannaggio di qualche “cacicco” in cerca di verginità: civico a Palazzo Savelli ma sempre pronto ad indossare la casacca di partito appena varcati i confini cittadini, una specie di ircocervo che ha prodotto solo confusione e scarsa trasparenza.

Esperita questa operazione di chiarezza, si rende parallelamente indispensabile lavorare sui contenuti ed attraverso i programmi aprirsi al confronto con la società. Perché solo uscendo dal trattativismo tutto interno al “palazzo” il centrodestra potrà trasformare l’attuale malcontento in dissenso nelle urne rispetto agli attuali assetti di potere che, per quanto indeboliti, sono ancora ben presenti in molti dei gangli vitali della società albanense.

Un passo avanti in questa direzione lo ha fatto il congresso di Fratelli d’Italia, in cui il coordinatore eletto all’unanimità ha incentrato la linea politica sulla condivisione di alcune priorità come: sicurezza, sostenibilità, sviluppo, decoro urbano, politiche culturali e giovanili, sulle quali avviare il dialogo con le altre forze che vorranno partecipare al patto di coalizione.

A ciò aggiungeremmo una particolare attenzione ai temi sociali, tra i principali fallimenti del Pd in questa legislatura. Impostare in questo ambito un rapporto nuovo, aperto e lontano da ogni tentazione clientelare con il mondo del terzo settore, sarebbe un punto qualificante per attrarre le simpatie di molte fasce di elettori sedotti e abbandonati da Borelli.

In ultima istanza arriverà l’individuazione del candidato Sindaco, che inevitabilmente dovrà essere l’interprete più autentico e credibile del profilo della coalizione e dell’impostazione programmatica che si darà. Una figura con la necessaria esperienza politica ed amministrativa, capacità di leadership, un consenso certificato che vada anche oltre i confini di partito e di schieramento, l’essere riconosciuto come interlocutore serio ed affidabile a livello istituzionale, dotato di una certa dose di carisma e personalità che si richiedono ad un Sindaco, bastevoli almeno a far tornare ad Albano la sovranità nelle decisioni che competono alla città, principio su cui il Pd ha colpevolmente abdicato in questi ultimi anni.

Scorciatoie, calcoli e piccolo cabotaggio, non sono ammessi, e non sarebbero perdonati dagli elettori.