

“Dagli amici mi guardo io, dai nemici mi guardi Dio” diceva un vecchio detto popolare che si attaglia bene all’esito del referendum greco “pro e contro” Tsipras andato in scena alle elezioni legislative anticipate del 20 settembre 2015.
Al di là dei bizantinismi da analisi del voto, quella rincorsa all’opinione dissacrate o rigorosa sul dato numerico di ogni elezione, rimane un dato incontrovertibile che va oltre la vittoria del Premier Alexis Tsipras: l’archiviazione di tutti gli esponenti fuoriusciti da Syriza, che dopo aver fatto andare il Paese alle elezioni anticipate hanno perso il seggio e ci si permetta: la faccia.
Nulla contro Varoufakis e company, né nessun elogio per il camaleontico Tsipras, ma un dato di fatto è chiaro: al di là dei giudizi sul referendum pro-contro Euro dell’estate e sui comportamenti tra Premier ed ex ministro delle Finanze, i “ribelli” ex Syriza sono esclusi dal parlamento ellenico ed ininfluenti dal punto di vista politico.
Il giovane premier greco si dimostra scafato ed abile manovratore delle urne e del governo: una sorpresa solo per alcuni, non per tutti.
Tsipras vince più che numericamente (una maggioranza di seggi poco sopra la soglia dei 151 necessaria per governare, l’alleanza Syriza-Anel raccoglie 155 voti in parlamento), politicamente preparandosi ad un nuovo mandato che è già iniziato (bontà degli zero bizantinismi ellenici su trattative, consultazioni e incarichi da dare al Premier) senza opposizione interna.
Il tempo dirà se se ne creerà una nuova.
Anel rimane alleato di Tsipras e torna al governo, Nuova Democrazia Meimarakis, (28% dei voti), salva la faccia, ma non riesce a ribaltare il risultato delle elezioni del gennaio 2015
Alba Dorata con il 7,1% è terza forza in parlamento, a sottolineare il vento di protesta che pervade Atene e tutta la Grecia che boccia Unità Popolare di Varoufakis e company sotto la soglia minima di entrata nel parlamento locale del 3%.
Prevedibile la bassissima affluenza attestatasi al 51,7%, ma al di là dei numeri Tsipras è in sella e Varoufakis viene appiedato dalla sua moto, un contrappasso dantesco dopo le dimissioni di quest’ultimo all’indomani del referendum estivo e poi delle piroette del Premier verso i dettami dell’Europa:
così è la politica.



















