La vergogna italiana sulle mascherine, altro che modello

In Zona Mista la vergogna delle mascherine e delle promesse di Giuseppe Conte e Domenico Arcuri sottolineata dal Professor Luca Andreassi

0
628
borelli_boccia
Borelli e Boccia

Era il 2 maggio quando il supercommissario (uno dei tanti) Arcuri affermava:

”Da lunedì i cittadini che vorranno acquistare le mascherine chirurgiche le troveranno al prezzo di 0,50 € più IVA in 50.000 punti vendita. Ogni papà, con un euro, potrà comprare due mascherine ai propri figli.”

Il tono è deciso. Anche nell’utilizzo dei tempi dei verbi. Bandito il condizionale. Solo l’indicativo a dare certezze. Una modalità degna del miglior Ministro della Propaganda di bellica memoria.

Solo che, nel frattempo, sono passati dieci giorni. E delle mascherine, di cui ci era stata data certezza, neanche l’ombra. Già, perché avevano sbagliato i conti.

Non una grandissima novità, a dire il vero. Dopo che gli esperti del Governo sono arrivati a contare fino a 260 milioni di italiani, non ci stupiamo di nulla.

Il problema, infatti, è stato che le due società distributrici del Governo avevano garantito ad Arcuri la disponibilità di 12 milioni di mascherine. Peccato che 9 milioni dovevano essere ancora certificate dall’Istituto Superiore di Sanità. Quindi solo 3 milioni disponibili. Poche anche per i “soli” 60 milioni di italiani.

Questo inghippo numerico si associa, poi, alla fallace previsione del Governo sulla capacità delle aziende italiane a produrle. Erano convinti sarebbero state pronte. E invece no.

Il che è incredibile se pensate ad una delle prime affermazioni dello stesso Arcuri non appena nominato supercommissario.

Sempre coniugando i tempi all’indicativo, sempre forte delle sue certezze indiscusse ed indiscutibili, disse di “aver predisposto tutti gli strumenti necessari a produrre mascherine, senza dover dipendere dalla Cina.”

Ben 51 macchine, infatti, erano state acquistate. 51 macchine nuove di zecca. Sapete quante ne sono in funzione? Nessuna.

Ma niente paura. Forse la prima entrerà in funzione la settimana prossima. Ed entro maggio ne funzioneranno addirittura due!

Di questo passo, secondo le stime del Governo, ad inizio settembre si sarà in grado di produrre 35 milioni di pezzi al giorno. A settembre.

Sì, va bene, ma ora? Dovremo continuare ad importarle dalla Cina. Peccato che tra intoppi di spedizione, dogane, distribuzione e, soprattutto, difficoltà dei fornitori, ne arrivino ben poche.

Già, perché l’imposizione di un prezzo politico, come accade dai tempi dell’Impero Romano, ha spinto gli esercenti ad interrompere la vendita per non andare in perdita.

Le imprese italiane che si erano convertire ed avevano iniziato a produrre mascherine, hanno smesso di farlo. Anzi hanno proprio scritto a Conte.

“Prima ci ha istigati a produrre mascherine poi ci ha abbandonati, mettendo in piedi la più colossale iniziativa di politica industriale manifatturiera di Stato dai tempi dell’Eni”

Anche loro usano solo l’indicativo.

Lo so, mi sto dilungando, ma questo paradosso ulteriore fatemelo raccontare. Il prezzo “bloccato” di 50 centesimi vale solo per le mascherine chirurgiche monouso.

Che non si trovano. Quelle che, invece, si trovano in vendita sono “quelle di serie B”, ovvero quelle che non sono dispositivi medici e con un bassissimo potere filtrante. E, ironia della sorte, ad un prezzo decisamente superiore.

Chissà se siamo un modello nel mondo anche per le mascherine. Io dico di sì. Voi che dite? Andrà tutto bene?

Forse sì. A condizione che non servano le mascherine.

P.S. La foto che accompagna questo mio post è del 21 marzo. Si vedono il Ministro Boccia con la mascherina appesa all’orecchio mentre l’altro supercommissario Borrelli se la ride. Fare ironia sulle mascherine fu un atteggiamento assurdo ed indegno delle nostre Istituzioni. In quella conferenza, peraltro, avevano appena comunicato che erano deceduti 793 persone. Ed era marzo. Già eravamo in terribile ritardo allora. Ma forse in due mesi il tempo per trovare una soluzione sulle mascherine si sarebbe potuto trovare. O no?

Print Friendly, PDF & Email