L’analisi dei dati del 27 Aprile dei comunisti

"23 nuovi casi presso la clinica Villa dei Pini ad Anzio" sottolineano i comunisti Castelli Romani nella loro analisi giornaliera

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Comunisti Castelli "Curva nuovi contagi Asl Roma 6 al 27 Aprile"
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Comunisti Castelli “Curva nuovi contagi Asl Roma 6 al 27 Aprile”

“#CORONAVIRUS ANCHE LUNEDI’ 27 APRILE LA ASL RM6 È LA PEGGIORE DEL LAZIO

ALTRI 33 NUOVI CASI AI CASTELLI ROMANI E LITORANEA

INARRESTABILE NELLE CASE DI CURA: LUNEDI’ 27 23 NUOVI CASI ALLA CLINICA DEI PINI DI ANZIO E ALTRI CASI A VILLA DELLE QUERCE A NEMI

LE PROPOSTE PER LA FASE 2: RIPRENDERE NELLA ASL ANALISI, VISITE E PRESTAZIONI SANITARIE; MASCHERINE OBBLIGATORIE PER RISPETTO DEGLI ALTRI; CANCELLARE GLI AFFITTI; RIAPRIRE L’OSPEDALE DI ALBANO

Nella ASL RM6, che comprende i Castelli Romani e la Litoranea, il 27 aprile il numero dei positivi è salito a 1.114, con altri 33 nuovi casi.

Lunedì 27 aprile è esploso il contagio nella Clinica dei Pini di Anzio con 23 nuovi positivi.

Stabili a 32 i positivi nella casa di cura San Raffaele di Montecompatri: 10 operatori sanitari (in isolamento domiciliare) e 22 pazienti (20 trasferiti, 2 deceduti).

Stabili a 178 i positivi nella casa di cura San Raffaele di Rocca di Papa: 41 operatori sanitari (in isolamento domiciliare) e 137 pazienti (104 trasferiti, 23 in attesa di trasferimento, 10 deceduti).

Lunedì 27 Aprile sono saliti a 43 (+1) i positivi nella casa di cura Villa delle Querce di Nemi.

Dopo le proteste e le denunce dei familiari, del Partito Comunista e dei comuni, la ASL RM6 sta eseguendo i trasferimenti dalla RSA San Raffaele di Rocca di Papa (già trasferiti 104 pazienti positivi in altre strutture ospedaliere) e dalla RSA San Raffaele di Montecompatri (trasferiti tutti i pazienti positivi in altre strutture).

Il Partito Comunista esige che i pazienti positivi che sono stati infettati nel San Raffaele di Rocca di Papa, a Villa delle Querce di Nemi e alla Clinica dei Pini di Anzio siano tutti spostati immediatamente nelle strutture covid della ASL RM6 e della Regione Lazio.

L’emergenza coronavirus sta evidenziando tutte le criticità dell’organizzazione della sanità nella ASL RM6: da un lato la sanità pubblica è stata tagliata (ospedali chiusi, reparti accorpati, personale senza ricambio generazionale), mentre la sanità privata ha visto crescere finanziamenti regionali e profitti.

Dopo 20 anni di tagli alla sanità pubblica, ci ritroviamo nei Castelli Romani e Litoranea con pochissimi posti letto negli ospedali pubblici (il gioiello del Nuovo Ospedale dei Castelli utilizza solo un centinaio di posti letto) e una sanità privata gigantesca (migliaia di posti letto a Villa delle Querce a Nemi, al San Raffaele di Rocca di Papa, al San Raffaele di Montecompatri, all’INI di Grottaferrata, alla Clinica dei Pini di Anzio, a Villa Nina a Frattocchie, ecc.).

L’emergenza coronavirus ha anche dimostrato che la sanità pubblica è più sicura e più efficiente, mentre la sanità privata (che fa enormi profitti con i finanziamenti regionali) ha provocato un disastro “colposo”, con più di 500 infetti e decine di morti.

L’immagine della sanità pubblica nei Castelli Romani è rappresentata dall’ospedale di Albano, una delle 16 strutture regionali chiuse ed abbandonate, mentre la ASL RM6 lascia i nostri anziani morire in strutture private fatiscenti, dirette da personaggi senza titoli, che al primo controllo vengono diffidate per non rispettare le direttive regionali.

Sul disastro “colposo” della gestione della sanità nel Lazio stanno anche indagando la Procura della Repubblica di Roma e quella di Velletri.

Sulla base delle nostre analisi, a seguito dell’esplosione dei nuovi contagi nelle case di riposo e nelle case di cura private, la curva dei nuovi contagi ha raggiunto il picco il 15 aprile.

Rispetto al nuovo picco siamo scesi solo del 46% in 12 giorni e stiamo risalendo a causa del novo focolaio della Clinica dei Pini ad Anzio.

La ASL RM6 rimane la peggiore ASL della Regione Lazio.
Infatti, le altre ASL della Regione Lazio scendono molto più velocemente: Latina è scesa del 79%, Frosinone dell’87%, Rieti dell’80%, Viterbo del 67% e le altre cinque ASL di Roma sono scese complessivamente del 66%.

Le misure di distanziamento sociale, applicate diligentemente dai cittadini, che in queste settimane hanno fatto grossi sacrifici rimanendo nelle proprie abitazioni e riducendo al minimo gli spostamenti, hanno prodotto buoni risultati.
Infatti, come si evince dal grafico, l’andamento dei contagi reali (linea rossa nel grafico) rimane molto più lento rispetto ai contagi simulati con il modello matematico in assenza di misure restrittive (linea blu nel grafico).

Senza misure di contenimento sociale e senza questo impegno straordinario dei cittadini i contagi sarebbero oggi arrivati nei Castelli Romani e Litoranea a 575.000 casi. Praticamente, tutta la popolazione dei Castelli Romani e Litoranea sarebbe stata infettata senza l’adozione delle misure di distanziamento sociale!!!

Se da un lato le misure di distanziamento sociale hanno ben funzionato, è purtroppo mancata da parte delle istituzioni (Regione Lazio, ASL RM6, Comuni) un’azione di controllo preventiva sulle case di riposo, sulle RSA e sulle case di cura “private”, peraltro accreditate da sempre con il servizio sanitario regionale.

Nelle case di cura, nella RSA e nelle case di cura sono stati ad oggi individuati quasi la metà dei positivi sul territorio dei Castelli Romani e Litoranea (oltre 500 positivi).

Di seguito la ripartizione dei contagi per singolo comune dei Castelli Romani e della Litoranea sulla base delle comunicazioni ufficiali delle autorità competenti:

Marino…………………….. 115 (+2)
Grottaferrata……………… 80 (fonte SERESMI)
Rocca di Papa…………… 73 (fonte SERESMI)
Nettuno…………………… 59 (+2)
Velletri…………………….. 57
Pomezia………………….. 55
Frascati…………………… 54
Albano……………………. 51 (fonte SERESMI)
Anzio……………………… 51 (+23, 21 Clinica dei Pini)
Nemi………………………. 45 (+1, 43 Villa delle Querce)
Montecompatri…………… 41 (32 al San Raffaele)
Lariano……………………. 37 (+1)
Genzano………………….. 32 (+7)
Ariccia…………………….. 26
Ciampino…………..…….. 26
Ardea……………………… 24
Rocca Priora……………….. 19
Castel Gandolfo………….. 12 (fonte SERESMI)
Monte Porzio Catone……. 11 (fonte SERESMI)
Lanuvio……………………. 8
Colonna…………………… 5.

SERESMI è il Servizio Regionale per la Sorveglianza delle Malattie Infettive.
Si precisa che i dati sono in continuo aggiornamento. In particolare, la ASL RM6 deve ancora ripartire tra i vari comuni 231 positivi connessi con i focolai esplosi nelle case di riposo e nelle case di cura.

Per visualizzare la cartina per comune sulla diffusione del coronavirus nel Lazio, puoi fare click sul seguente link:
https://drive.google.com/open…

Un ringraziamento particolare a tutti i lavoratori (personale sanitario, lavoratori impegnati nella filiera alimentare e nella raccolta dei rifiuti, vigili urbani e forze dell’ordine, ecc.) che stanno garantendo i servizi essenziali, lavoratori cui devono essere sempre assicurati tutti i dispositivi di sicurezza.

Purtroppo, anche ai Castelli Romani si stanno verificando decine di casi di positività tra il personale medico, a causa della mancanza o della inidoneità dei dispositivi di sicurezza.

La categoria di lavoratori più colpita è quella degli operatori sanitari: nelle case di cura San Raffaele di Rocca di Papa e di Montecompatri sono risultati positivi 50 operatori sanitari, più altri 10 operatori sanitari nella ASL RM6 e altri casi all’INI di Grottaferrata, a Villa delle Querce a Nemi e alla Clinica dei Pini di Anzio.

Va organizzata anche nei Castelli Romani la fase 2 della ripartenza, avendo cura di garantire per tutti i lavoratori il distanziamento e la dotazione di tutti i dispositivi di sicurezza (mascherine, guanti, disinfettante e altro) e che le misure di distanziamento sociale siano rispettate.

Una misura molto importante che i Sindaci dei Castelli Romani e Litoranea dovrebbero applicare da subito è quella relativa alla obbligatorietà dell’uso della mascherina in luoghi pubblici, evitando in questo modo che un soggetto positivo asintomatico possa contagiare altri cittadini. Sarebbe una forma di rispetto verso gli altri. Dobbiamo imparare dalla Corea del Sud, paese che ha vinto la guerra contro la diffusione del coronavirus: i cittadini indossano la mascherina anche se hanno un semplice raffreddore come forma di rispetto verso gli altri.

Sul piano economico i piccoli commercianti, gli artigiani e i professionisti che non possono lavorare a causa della pandemia sono strangolati dal pagamento dei canoni di locazione dei locali per lo svolgimento dell’attività. In questa situazione di emergenza sanitaria, va immediatamente predisposta una norma per cancellare il pagamento dei canoni di locazione ai commercianti, agli artigiani e ai professionisti per tutto il periodo di emergenza sanitaria. Deve essere difeso il sistema produttivo delle nostre città, tagliando i profitti delle rendite immobiliari improduttive. È una piccola e necessaria patrimoniale per difendere il sistema delle piccole imprese (piccoli commercianti ed artigiani) e delle attività professionali.

Dopo anni di saccheggio della sanità pubblica, anni di tagli pesantissimi a favore di quella privata, il Partito Comunista chiede un forte potenziamento della sanità pubblica e l’immediata stabilizzazione dei lavoratori precari della sanità, i “nostri eroi” che stanno combattendo nella trincea degli ospedali contro il coronavirus.

Questa emergenza coronavirus ci insegna che dobbiamo riconquistare due diritti fondamentali: la Sanità Pubblica e il Lavoro Stabile.

Nella fase 2 vanno immediatamente riprese nella ASL RM6 tutte le attività ambulatoriali (analisi, visite e prestazioni) in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, ad oggi sospese per l’emergenza sanitaria. In particolare, è inspiegabile ed ignobile la scelta di limitare le attività di analisi ai soli casi di urgenza, costringendo migliaia di cittadini a rivolgersi a pagamento ai laboratori di analisi privati. Stiamo cercando in tutta la letteratura internazionale il motivo per cui il coronavirus si diffonderebbe nei laboratori di analisi della ASL RM6, mentre lascerebbe immuni i lavoratori di analisi dei privati.

Nella ripresa delle attività ambulatoriali (analisi, visite e prestazioni) in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale andrà posta la massima attenzione alle misure precauzionali di distanziamento sociale e alla fornitura di tutti i dispositivi di sicurezza per tutelare la salute degli operatori sanitari e dei pazienti.

Per tali motivi, il Partito Comunista dei Castelli Romani rilancia la proposta di riaprire l’ospedale di Albano.

E’ indegno che in una fase di emergenza sanitaria per la pandemia da coronavirus la ASL RM6 tenga spazi importanti chiusi e concentri tutte le attività ambulatoriali in strutture di dimensioni più ridotte con il rischio, nella fase 2, di scatenare e diffondere nuovamente il coronavirus”. Lo dichiarano i comunisti Castelli Romani.

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