“Le Crociate e la Sindone di Torino”: è il titolo del convegno tenutosi nella mattinata odierna presso la Sala Nobile di Palazzo Savelli.

L’iniziativa propone un percorso di riflessione articolato, volto a comprendere il senso attuale di un oggetto che da secoli interroga l’umanità. La Sindone di Torino non è solo un reperto storico o un simbolo religioso, ma un punto di incontro tra scienza, teologia, cultura e pastorale contemporanea. Chiedersi perché la Sindone resti oggi rilevante significa guardare oltre il dibattito sull’autenticità, per capire come essa continui a sollecitare la sensibilità dell’uomo contemporaneo in un’epoca tecnologica e secolarizzata. Il convegno apre con la relazione della prof.ssa Antonella Veneziani, che inquadra il tema nell’ambito storico delle Crociate, mostrando come il culto delle reliquie, di cui parlerà la prof.ssa Giuliana Magno, rappresenti un fenomeno complesso di mediazione tra devozione popolare, politica e memoria storica. Questo contesto permette di leggere la Sindone non come un’eccezione isolata, ma come parte di una tradizione millenaria di significati simbolici e spirituali legati agli oggetti sacri. Il contributo sulla Sindone nell’IRC, affidato al prof. Nicola Parisi, introduce la riflessione cruciale: la Sindone continua a interpellare l’uomo moderno perché riesce a rendere visibile ciò che spesso si tende a rimuovere: il dolore, la fragilità, la morte, intrecciandoli con la dimensione dell’amore e della speranza. A livello antropologico e simbolico, essa diventa una delle icone più potenti della vulnerabilità umana. Il corpo segnato sul lino non glorifica, ma rivela; non nasconde la sofferenza, la rende memoria e rivelazione. In una società che spesso celebra l’efficienza, la prestazione e la visibilità, la Sindone offre un contrappunto radicale: il dolore e la fragilità come luoghi della verità. Questo messaggio non riguarda soltanto chi crede, ma interroga l’intera umanità sul senso della vita e della corporeità. Dal punto di vista epistemologico e scientifico, come evidenzia la relazione del prof. Vincenzo Ferrenti, la Sindone si configura come un oggetto-limite. Attraverso fisica, chimica, biologia, medicina legale, storia dell’arte, fotografia e perfino intelligenza artificiale, essa si presta a un’indagine interdisciplinare. La modernità la interroga con strumenti scientifici, eppure il telo resta enigmatico: un’immagine non prodotta manualmente, non completamente spiegabile con metodi ordinari, eppure reale. Questo paradosso stimola scienziati e teologi a riflettere sul confine tra realtà materiale e segno, tra fenomeno osservabile e esperienza del mistero. La conferenza affronta anche il livello culturale e dialogico, come suggerisce il contributo del dott. Mauro Giorgio Ferretti, Magister Templi. La Sindone si propone come laboratorio di dialogo tra scienza e fede, ma anche tra culture e visioni del mondo. In un’epoca dominata dalla simulazione digitale, essa resta una “anti-immagine”: un segno della presenza nell’assenza, una traccia non mediata dall’artificio umano. Questo la rende straordinariamente contemporanea per l’estetica, la filosofia della tecnica e la fenomenologia del corpo.


















