Messaggio di auguri del vescovo di Albano, Vincenzo Viva

"Un risveglio pasquale per i nostri cuori e l’umanità intera"

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“In un celebre dipinto, di Eugène Burnand (1850-1921), custodito in un museo parigino ed esposto straordinariamente per il Giubileo fino al 2 giugno 2025 nella Chiesa di San Marcello al Corso a Roma, sono ritratti due uomini che corrono affannati verso una meta che cambierà per sempre la loro vita. I loro volti sono illuminati dalla prima luce dell’alba verso la quale sembrano diretti con grande fretta: il più giovane con le mani giunte al petto, forse per farsi coraggio da solo, e con uno sguardo intenso, rafforzato dalle sopracciglia contratte; l’altro, il più anziano, con gli occhi sbarrati e un gesto delle mani che sembra quasi chiedere perdono. Le loro vesti svolazzano nel vento dell’aurora che annuncia una rinascita e una speranza. Sono Giovanni e Pietro, nella prima mattina di Pasqua, mentre corrono verso il sepolcro vuoto.

Il quadro esprime bene tutta quella emozione, quello stupore e quel potente risveglio che viene descritto nel racconto pasquale: «Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette» (Gv 20, 3-8). Ecco cosa celebriamo nella Pasqua del Signore: Cristo è risorto, è risorto veramente! Gesù, il vivente, non è nella tomba vuota. Egli vive e ti risveglia da ogni scoraggiamento, da ogni stanchezza, dal tuo peccato. Egli risveglia la storia dell’umanità e di questo mondo, troppo appesantito dall’indifferenza che anestetizza le coscienze, dalla cultura dell’apparenza e del consumo che rende superficiali i rapporti umani, dal linguaggio violento che ferisce e divide.

            Come i discepoli, anche noi, dovremmo sentire stupore e fretta per andare incontro a quella luce che viene dal sepolcro vuoto. Magari anche noi abbiamo bisogno di farci coraggio, di portare la mano al nostro cuore per chiedere perdono, di risvegliarci da tanti brutti sogni che facciamo ad occhi aperti. Non importa se, come i discepoli del quadro di Burnand, arriviamo con i capelli scompigliati, con il rimorso di qualche colpa commessa, con i nostri ritardi, incredulità e debolezze. Ciò che conta è lasciarsi abbracciare dal Cristo risorto che perdona, risana e risveglia.

            In questo Anno Giubilare, siamo poi invitati a vivere la Pasqua con particolare intensità, nell’ottica della speranza e dell’impegno concreto. Il Giubileo, nella tradizione biblica, è tempo di liberazione e di riconciliazione, di ritorno alla giustizia originaria voluta da Dio. È tempo di «risveglio» delle coscienze e di rinnovamento dei rapporti umani.

La corsa di Pietro e Giovanni verso il sepolcro sia allora un incoraggiamento a metterci in cammino, con slancio e dedizione, per risvegliare il mondo in cui viviamo tramite gesti concreti di solidarietà e di speranza. Ecco perché la nostra diocesi di Albano ha voluto vivere questo tempo di preparazione alla Pasqua, sostenendo la nascita di un Centro di pastorale universitaria nella giovane diocesi-sorella di Makeni in Sierra Leone. Un segno tangibile di fraternità e solidarietà verso gli studenti della prima Università Cattolica di questo paese, uno dei più poveri della terra, ma così ricco di giovani che sperano in un futuro migliore. L’Università di Makeni, fondata nel 2009 per la felice intuizione del vescovo missionario Mons. Giorgio Biguzzi, accoglie oggi circa 7.000 studenti sia musulmani che cristiani. Un luogo di grande importanza educativa per l’intero paese, ma anche una preziosa testimonianza della giovane diocesi di Makeni che, negli anni Settanta del secolo scorso, contava appena 6.000 cattolici, diventati oggi già oltre 100.000, anche se rappresentano solo il 4% della popolazione. L’ambizione per l’Università di Makeni è alta: formare una nuova classe dirigente per il paese, contribuire ad uno sviluppo ispirato ai principi della Dottrina sociale della Chiesa, coltivare buone relazioni tra musulmani e cristiani. Come i discepoli che corrono verso l’alba di un giorno nuovo, anche i giovani dell’Università di Makeni corrono verso un futuro di dignità e di sviluppo. Il nostro contributo vuole essere allora una piccola luce pasquale che illumina il loro cammino, un segno concreto di quella risurrezione che passa attraverso l’educazione, la formazione, la promozione umana integrale.

«Cristo è risorto, è veramente risorto!» non è solo un annuncio da proclamare, ma una realtà da vivere e da testimoniare nella concretezza. Lasciamoci contagiare dalla fretta buona dei discepoli che corrono verso il Cristo risorto. Facciamoci risvegliare anche noi dal desiderio di incontrare Gesù, il vivente. Insieme ai nostri fratelli ortodossi, che quest’anno celebrano la Pasqua nella stessa data dei cattolici e dei protestanti, lasciamo che la luce pasquale rischiari le tenebre dei nostri cuori e dell’umanità per un risveglio di speranza e di vita. Buona Pasqua!” Scrive il Vescovo di Albano Laziale Vincenzo Viva

Messaggio congiunto delle Chiese Cristiane presenti sul territorio della diocesi di Albano per la Santa Pasqua 2025

18 Aprile 2025 – “Il Signore è risorto! E coloro che hanno creduto e credono in Lui si nutrono di questo Mistero di vita e di speranza. La Pasqua ci conferma che a Dio nulla è impossibile (Lc 1, 37).

L’annuncio della Resurrezione di Gesù è l’essenza stessa della vita e della missione della Chiesa. Tutte le Chiese sono perfettamente unite in questa missione e in questo dono. Questa unità profonda e travolgente non è stata mai messa in discussione, al di là della benedetta diversificazione dei riti, della diversificazione culturale dei calendari, e persino della profonda sofferenza della divisione delle chiese per il cui superamento sempre di più sentiamo la chiamata a impegnarci generosamente e responsabilmente.
Quest’anno la celebrazione della Pasqua cade per tutte le Chiese nella stessa data, domenica 20 aprile. Questa circostanza “casuale”, non può che rallegrarci e stimolarci ancora di più a sottolineare il molto che già ci unisce e ad allargarne ancora di più i contenuti.
La ricorrenza del 1.700mo anniversario del primo Concilio Ecumenico, il Concilio di Nicea, celebrato nell’anno 325, e da tutte le Chiese fortemente riconosciuto, può darci un valido stimolo in più nel superamento totale della divisione, per essere testimoni credibili appunto della Resurrezione di Gesù. In questa luminosa alba pasquale, mentre celebriamo la vittoria della vita sulla morte, non possiamo non avvertire con rinnovata intensità l’eco del Concilio di Nicea. Lì, i Padri, animati dallo Spirito Santo, proclamarono l’unità ontologica del Figlio con il Padre, fondamento ineludibile della nostra salvezza e, di conseguenza, dell’unità della Chiesa. Questa unità, che trae la sua sorgente ineffabile dalla comunione delle Tre Persone divine nella Santissima Trinità, modello eterno e archetipo della vita ecclesiale, ci chiama incessantemente a superare le nostre umane divisioni, affinché il mondo creda (Gv 17,21). La celebrazione congiunta della Pasqua in questo anno diviene, allora, un’icona tangibile di questa aspirazione profonda, un’occasione propizia per riscoprire quel vincolo invisibile ma reale che ci unisce nel Corpo risorto del Signore.
Come le donne al mattino di Pasqua che si domandavano: “Chi ci aiuterà a rotolare la pietra?” (cf. Mc16,3), ancora una volta ci avviciniamo con timore, speranza e stupore a quella pietra che ci divide dalla vita piena in Cristo. Insieme pur nelle nostre alterità, con fiducia nell’unità della nostra comune fede, uniamo le nostre storie, le nostre manchevolezze, la nostra speranza; rimuoviamo gli ostacoli dicendo “…noi crediamo …”! La nostra salvezza è dare un senso a quella pietra, già rimossa per noi, ponendola a solida base della testimonianza nel comune Dio della pace e della riconciliazione.
Ecco quindi l’augurio delle Chiese Cristiane del nostro territorio: Che la luce del Cristo trionfante illumini le menti e riscaldi i cuori, conducendoci con passo sicuro verso la piena comunione, affinché la nostra testimonianza condivisa della Resurrezione sia un segno inequivocabile dell’amore di Dio per l’umanità. Il nostro auspicio è che la celebrazione della Pasqua possa avvenire in comunione da parte di tutte le Chiese ogni anno, manifestando così visibilmente l’unità della fede nel Cristo risorto. Possa la luce sfolgorante della Resurrezione di Cristo, spronare la Chiesa tutta ad abbandonarsi con fiducia alla onnipotenza della Trinità per esclamare, con Maria: “Eccomi sono la serva del Signore: sia in me secondo la Parola” (cfr Lc 1, 38). Questa è la Parola alla quale la Chiesa (dagli Apostoli ai santi Padri)di tutti i tempi ha affidato la sua fecondità.
Cristo è Risorto! Veramente è Risorto!” ecco il messaggio congiunto delle Chiese Cristiane presenti sul territorio della diocesi di Albano per la Santa Pasqua 2025.  Le chiese coinvolte sono il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, la diocesi ortodossa romena d’Italia e la comunità evangelica ecumenica battista di Albano, su proposta della diocesi di Albano.