Per fortuna non siamo tutti Gasperini

Il Prof. Luca Andreassi in Zona Mista stigmatizza duramente il comportamento di Mister Giampiero Gasperini che dichiara di essere andato in paanchina benché positivo al Covid

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È il 10 marzo quando a Valencia si gioca il ritorno degli ottavi di finale di Champions League tra la squadra di casa e l’Atalanta, la squadra di calcio della città di Bergamo

La partita si gioca a porte chiuse. Il COVID 19 già da un paio di settimane sta mettendo in ginocchio il mondo. Il giorno successivo alla partita verrà proclamata la pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Italia è già entrata in lock down e sta già contando i propri morti. E Bergamo, insieme a Brescia, è l’epicentro del dramma italiano.

Quella Bergamo che conterà migliaia di morti e ammalati. Quella Bergamo che con la foto della lunga, interminabile fila di carri militari che trasportano le salme dei cittadini bergamaschi in altre regioni perché nei cimiteri della Città non c’è più spazio, diventerà il simbolo della tragedia del nostro Paese.

Con il tempo riusciremo a capire, forse, per quali motivi alcuni territori siano stati attaccati dal virus in maniera così violenta e devastante. Le ipotesi sono molteplici. Certamente l’inquinamento atmosferico, forse il clima, sicuramente le scelte del sistema sanitario, l’impreparazione complessiva ad un evento sconosciuto. La storia e la scienza ci diranno.

La certezza, però, l’unica reale certezza chiara anche il 10 marzo è che il virus camminasse sulle gambe delle persone e che le misure di distanziamento fisico e la responsabilità personale nell’autoisolamento ai primi sintomi riconducibili al COVID, giocassero un ruolo determinante nel contenimento della diffusione del contagio. Per tutelare gli altri. Prima ancora che se stessi.

Ma torniamo alla partita. Quella di calcio. In panchina c’è naturalmente Gian Piero Gasperini, che dell’Atalanta ne è l’allenatore. Non ha una bella faccia. Ma la tensione per una partita storica per l’Atalanta potrebbe esserne la causa. Si scoprirà, invece, che Gian Piero Gasperini stava male. Stava male con tutti sintomi riconducibili al COVID19 dal giorno precedente alla partita. Ed il giorno della partita sta anche peggio.

Nonostante ciò, nonostante tutte le raccomandazioni al senso di responsabilità, Gian Piero Gasperini decide di andare in panchina mettendo a rischio numerose persone durante il suo viaggio e durante la sua permanenza a Valencia. Tanto più che i test sierologici dimostreranno che quel malessere era proprio COVID.

Una storia, questa, raccontata dallo stesso Gasperini che getta discredito su tutto il mondo del calcio e dello sport.

Sapete quante volte, da queste pagine, ho richiamato l’importanza dello sport anche per la sua valenza sociale, anche per la sua valenza simbolica, anche per la sua valenza legata alla tutela della salute.

Ecco, il comportamento di Gian Piero Gasperini, che lui probabilmente ritiene da eroe, rappresenta la mancanza di rispetto verso tutti quelli che hanno sofferto e sono morti. Contagiati, talvolta, da persone che, come Gasperini, hanno scelto liberamente di fregarsene degli appelli dei Governi e della scienza al senso di responsabilità.

Da uomo di sport ed appassionato di sport, mister Gasperini, voglio comunicarle tutto il mio disprezzo per il suo comportamento. Assieme alla convinzione che quella frase al termine della sua intervista “Oggi mi sento più bergamasco che mai”, in realtà sia uno schiaffo in faccia ai tanti morti che la Città di Bergamo ha pianto.

Se l’Italia ha retto, si è piegata ma non si è spezzata, è per il grandissimo senso di responsabilità della sua gente che ha rispettato le misure di contenimento, che ha chiuso i negozi, che ha perso il lavoro, che ha sofferto in silenzio. Quell’Italia che ha capito che non esisteva nessuna partita tanto importante da mettere a rischio la salute delle persone con comportamenti irresponsabili.

Se l’Italia ha retto è perché non siamo stati un “Paese di gasperini”.

Lei, mister Gasperini, ha scelto di sedersi su quella panchina il 10 marzo. Ma i valori dello sport, primo fra tutto il rispetto, su quella panchina, il 10 marzo, non c’erano.

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