Preoccupazione tra le imprese del Made in Italy per la guerra di Putin

Parla Silvia Curzi, direttrice creativa del noto marchio italiano di calzature e accessori Vic Matiè

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Silvia Curzi - Direttrice Creativa Vic Matie

L’invasione russa dell’Ucraina si sta manifestando sempre più come un conflitto che farà sentire i suoi strascichi ben oltre le pur non brevi operazioni belliche in corso. Effetti economici, oltre che umani, che incideranno anche sul tessuto produttivo italiano, caratterizzato da una forte vocazione all’export, in quello che, fino a ieri, era un mercato assai promettente come quello russo.

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Il settore della moda è certamente uno dei più coinvolti: per questo abbiamo voluto ascoltare chi sta vivendo questo momento in prima linea. Silvia Curzi, Direttrice Creativa di Vic Matiè,  tra i più noti marchi italiani, di proprietà della SIVA Company, azienda del setture calzature e accessori con sede in Provincia di Ancona. Uno dei molti esempi virtuosi di impresa familiare del Made in Italy che ha fatto dell’internazionalizzazione un punto cardine del suo sviluppo strategico.

“Il settore calzaturiero – ci spiega Silvia Curzi – molto radicato qui nelle Marche certamente risentirà degli inevitabili scossoni che questa guerra porterà in termini di riduzione di mercato”.

“Il nostro rapporto con la Russia risale a 15 anni fa, poi col tempo si è adattato e radicato, fino a rappresentare oggi il 20% del volume d’affari. Durante la pandemia, per fronteggiare gli inevitabili restringimenti della mobilità abbiamo deciso di aprire un nostro Show Room a Mosca, dove abbiamo da circa 10 anni un venditore diretto che ci ha permesso una significativa e soddisfacente presenza su quel mercato. Siamo presenti nelle più importanti città come Mosca e San Pietro Burgo, nei più noti store di settore e non solo, come Tsum e No One”.

“Io stessa sono stata più volte in Russia in questi anni e ho notato l’evoluzione ed il dinamismo di quella società, sempre più in senso europeo. Posso dire da italiana ed europea di essermi sentita più a casa in Russia che in California, se parliamo di una comune radice culturale di popolo. Per quelli che sono gli ambienti che ho frequentato, dai russi ho sempre percepito una loro forte volontà di integrarsi con noi europei, partendo magari proprio dalla moda e dai nostri stili di vita”.

Ripercussioni immediate dallo scoppio della guerra?

“Il primo contraccolpo lo abbiamo registrato con il blocco dell’E-Commerce. Non si sono fermati gli acquisti,ma E’ difficile quantificare ora le conseguenze dei fatti tragici che stanno accadendo in Ucraina. Anche li eravamo presenti nelle realtà più grandi come Odessa e Kiev”.

Cosa temi di più?

“Al momento non ci sono sanzioni dirette al nostro settore, ma è chiaro che l’inevitabile stretta occidentale all’economia russa provocherà un rapido decadimento della qualità della vita dei russi, con una conseguente forte riduzione della loro capacità di spesa. Ciò che mi preoccupa di più però è l’orizzonte di un totale isolamento della Russia che significherebbe una sostanziale chiusura di quel mercato. Spero che, anche per questo, il nostro comparto, così come tutto il sistema imprenditoriale italiano che si stava faticosamente riprendendo da una drammatica pandemia, venga adeguatamente sostenuto”.