Processo Valle del Sacco, una condanna e tre assoluzioni

La sentenza di I grado del processo sui reati ambientali in Valle del Sacco emessa dal Tribunale di Velletri: due anni a ex direttore Caffaro Gentilr, assolti Paravani, Crosariol e Zulli

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Valle del Sacco

Si chiude con una condanna e tre assoluzioni il primo grado del processo per reati ambientali nella Valle del Sacco, di cui stamattina il giudice Luigi Tirone ha dato lettura della sentenza al Tribunale di Velletri.

Carlo Gentile, ex direttore dello stabilimento industriale della Caffaro a Colleferro, e’ stato condannato: a due anni di reclusione per il reato di disastro innominato, al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei danni alle parti civili da liquidare in un separato giudizio civile, al pagamento di una provvisionale esecutiva a favore di Italcementi,costituita parte civile nel processo, pari a 200mila euro. In piu’, Gentile e’ stato condannato alla refusione delle spese di costituzione e assistenza sostenute dalle parti civili per un totale di: 25mila euro in favore rispettivamente del ministero dell’Ambiente e di Italcementi; 5mila euro in favore dei Comuni di Colleferro, Anagni, Gavignano, Segni e Ceccano; e 4mila euro per ciascuna delle restanti parti civili. È stata concessa a Gentile la pena sospesa e la non menzione nel casellario giudiziale. Assolti per non aver commesso il fatto Giovanni Paravani e Renzo Crosariol, legale rappresentante e direttore tecnico del consorzio Csc (Consorzio Servizi Colleferro), azienda che gestiva lo scarico delle acque della zona industriale di Colleferro, all’origine della contaminazione della Valle del Sacco secondo l’accusa. Assolto perche’ il fatto non sussiste Giuseppe Zulli, ex direttore della Centrale del Latte di Roma, che, secondo la Procura, era a conoscenza, prima dello stato di emergenza dichiarato nel 2005, che nelle mucche degli allevamenti che rifornivano l’azienda c’era del lindano. Il processo Valle del Sacco, relativo allo sversamento del betaesaclorocicloesano (beta-HCH, sottoprodotto del pesticida lindano, ndr) nelle acque del fiume Sacco, che avrebbe poi causato la contaminazione dei terreni e, attraverso la catena alimentare, delle persone in una vasta area compresa tra le province di Roma e Frosinone, oggi Sito di Interesse Nazionale (Sin), e’ iniziato nel 2009 e ha avuto una storia travagliata, gia’ ‘scampato’ alla prescrizione grazie alla verifica in Corte Costituzionale. Il pm, Luigi Paoletti, il 14 ottobre scorso aveva chiesto per gli imputati la condanna a due anni.

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