A cura di Ilaria Solazzo
Rajmonda Shahu, dalla sofferenza all’arte: una vita raccontata attraverso le parole e i colori
Rajmonda è una donna che porta il peso di un’infanzia segnata dal silenzio e dalla sofferenza, ma che ha trasformato il dolore in arte, in scrittura e in pittura. Un’esistenza che ha attraversato difficoltà enormi, ma che oggi trova nel suo lavoro poetico e nel suo amore per la pittura la forza per raccontare una vita che, nonostante tutto, è riuscita a rinascere.
Nata in una terra dove la libertà di espressione era un lusso negato, Rajmonda ha vissuto un’infanzia difficile, in cui le parole le venivano tolte, proprio come venivano tolte le speranze. La sua terra d’origine non permetteva alle donne, e soprattutto alle bambine, di parlare. In un contesto in cui il silenzio era imposto e il coraggio di esprimersi era una battaglia quotidiana, Rajmonda ha imparato presto a osservare, a percepire, e a registrare il mondo dentro di sé senza poterlo raccontare. Era un’infanzia fatta di sguardi, di emozioni non dette, di sogni e desideri taciuti.
Nonostante le difficoltà iniziali, Rajmonda non si è mai arresa. Il suo amore per la cultura e la conoscenza l’ha spinta a impegnarsi nei suoi studi con determinazione. Con una forza straordinaria, ha completato il suo percorso di studi con ottimi risultati, nonostante le barriere e le discriminazioni che il suo contesto sociale imponeva. La sua voglia di imparare, di superare gli ostacoli, le ha permesso di costruirsi un futuro diverso.
Decisa a dare una svolta alla sua vita, Rajmonda si è trasferita in Italia, dove ha trovato finalmente il coraggio di parlare. Qui ha costruito una nuova famiglia, ma la vita non le ha risparmiato nuove difficoltà: è diventata vedova e, con due figli da crescere, ha dovuto affrontare il dolore della perdita e la solitudine. Nonostante tutto, Rajmonda ha trovato la forza di non arrendersi, e ha continuato a dedicarsi alla sua passione per la letteratura e l’arte.
Oggi, Rajmonda è una donna che, attraverso le sue poesie e i suoi dipinti, parla con il mondo, raccontando non solo la sua vita, ma anche quella di tante donne, di tanti uomini che hanno dovuto lottare per avere una voce. E mentre il suo nome si fa strada nel panorama letterario italiano, con la pubblicazione delle sue poesie, la sua arte continua a essere un atto di resistenza, un modo per affermare che, anche quando il mondo tace, la bellezza trova sempre il modo di farsi sentire.

Intervista con la poetessa Rajmonda Shahu…
Buongiorno, poetessa Shahu. È un vero piacere poterla intervistare. Per cominciare, vorrei chiederle: cosa rappresenta la poesia per lei e come si è avvicinata a questa forma d’arte?
Buongiorno. La poesia è una forma di resistenza, un luogo dove posso confrontarmi con il silenzio e le sue mille voci. Mi sono avvicinata alla poesia da bambina, attraverso le fiabe, che hanno avuto su di me un effetto magico. Poi, crescendo, mi sono accorta che la poesia non solo parlava di emozioni, ma le trasformava, le fissava nella carta, come una fotografia dell’anima.
Lei ha spesso dichiarato che la pittura ha un ruolo fondamentale nella sua poetica. Come si intrecciano poesia e pittura nella sua mente?
La pittura è per me una seconda lingua, forse anche la prima. Ogni quadro è una poesia silenziosa, un mondo che mi invita ad entrare senza parole, ma attraverso il colore, la forma, l’ombra. La poesia nasce spesso dalla contemplazione di un’opera pittorica. È come se il dipinto riuscisse a scoprire una parte di me che non sapevo nemmeno di possedere.
L’Umbria è una regione che lei ama profondamente. In che modo questa terra entra nella sua scrittura?
L’Umbria è la mia radice, la mia culla di poesia. Qui ogni angolo, ogni campagna ha una storia da raccontare, un respiro che tocca l’anima. La natura di questa terra ha un potere di incanto che si trasforma in parola. Camminando tra i colli, ho l’impressione che il paesaggio stesso mi parli, mi suggerisca immagini, frammenti di versetti da scrivere. La pace che si respira in questi luoghi nutre la mia creatività.
Quanto è importante per lei la lettura? Ha degli autori che considera suoi maestri?
La lettura è il nutrimento della poesia. È una costante fonte di ispirazione e crescita. Tra gli autori che considero fondamentali nella mia formazione ci sono Rainer Maria Rilke, per la profondità del suo sguardo sul mondo, e Virginia Woolf, per la sua capacità di intrecciare la psiche umana con il paesaggio e la memoria. Ma anche la poesia italiana, da Leopardi a Montale, ha avuto una grande influenza su di me, ogni poeta ha una voce che risuona in maniera unica.

La scrittura è dunque una parte essenziale della sua vita. Come si prende cura di questo processo creativo?
La scrittura è un atto sacro per me, non posso forzarla. A volte le parole vengono da sole, altre volte è come se dovessi aspettare che il silenzio mi parli. La cura sta nell’ascolto, nella pazienza, nel non voler scrivere per forza, ma nel lasciarsi andare alla bellezza del momento. Poi, naturalmente, c’è il lavoro di revisione, che è come dare forma alla terra cruda. Ma la parte più magica è quando il verso nasce spontaneamente, quando mi sorprende.
In alcuni dei suoi versi si avverte una riflessione profonda sull’amore. Che cos’è per lei l’amore nella poesia?
L’amore nella poesia è una dimensione infinita, in cui il corpo e l’anima si uniscono in una danza che non ha bisogno di parole. È un mistero che si svela pian piano, un filo sottile che collega il desiderio alla realtà. Non è solo quello romantico, ma anche l’amore per la bellezza, per la vita, per la natura. La poesia, in questo senso, diventa un canto che celebra ogni forma di amore, anche quello più nascosto e silenzioso.
L’arte, nella sua visione, è sempre una ricerca del sublime?
Credo che l’arte sia una continua ricerca, ma non necessariamente del sublime. A volte l’arte ci porta a confrontarci con la realtà più cruda, con le sue ombre e le sue contraddizioni. Il sublime è uno degli aspetti dell’arte, ma il vero miracolo dell’arte è che ci permette di esplorare ogni angolo dell’umano, anche quello che non ci piace vedere. Ogni opera, grande o piccola, ha la sua luce e la sua ombra.
Nella sua opera c’è un continuo gioco tra il reale e l’immaginario. Come si relazionano questi due mondi nella sua scrittura?
Il reale e l’immaginario si intrecciano senza soluzione di continuità. L’immaginario è il linguaggio con cui riesco a leggere il reale. La poesia non è mai separata dalla vita, ma la racconta attraverso un filtro che trasforma la quotidianità in un’opera d’arte. L’immaginazione dà colore al grigiore della realtà, ma allo stesso tempo è radicata in essa, come un sogno che nasce dal terreno fertile della nostra esistenza.
Infine, quali sono i suoi progetti futuri? Ci anticipa qualcosa su ciò che sta scrivendo?
Al momento sto lavorando a un nuovo ciclo di poesie che esplorano il rapporto tra memoria e paesaggio. Ogni luogo, per me, è intriso di memorie, e voglio raccontare come il passato e il presente si intrecciano in un dialogo continuo. È una scrittura che vuole essere un viaggio, alla ricerca di radici e di risposte, ma anche di nuove domande. E, naturalmente, ci sarà ancora tanto spazio per l’amore in tutte le sue forme, che continua ad essere una delle tematiche principali della mia scrittura.
La ringrazio molto, poetessa Shahu, per aver condiviso con noi i suoi pensieri e la sua arte. È stato un vero piacere.
Grazie a lei. È stato un onore poter parlare di ciò che più amo.

La storia di Rajmonda Shahu è quella di una donna che ha imparato a parlare dopo anni di silenzio, trasformando la sofferenza in poesia e la bellezza in pittura. La sua voce, forte e potente, si fa ascoltare attraverso le parole di un libro che è tanto un racconto intimo quanto un invito a riflettere sulla forza dell’animo umano. Il suo libro di poesie è un viaggio emotivo che tocca corde profonde e universali, un’opera che non può lasciare indifferenti.
Invito tutti i lettori a scoprire il suo mondo, a immergersi nella sua scrittura, che sa come affascinare, emozionare e far riflettere. Se desiderate un viaggio attraverso l’anima di una donna che ha saputo rialzarsi e trasformare il dolore in arte, il libro di Rajmonda è una lettura imprescindibile. Non lasciatevelo sfuggire.





















