Renato Cipriani racconta L’Equilibrio della Vita, Filosofia del Ciclismo

La giornalista e bloger Ilaria Solazzo intervista lo scrittore Renato Cipriani

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Renato Cipriani

Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista e blogger ha intervistato per noi e per voi, lo scrittore Renato Cipriani.

L’Equilibrio della Vita: Filosofia del Ciclismo: Il volume è un diario ricco di storie, di aneddoti, anche divertenti, dove si narra dei luoghi attraversati in bicicletta e dei momenti vissuti, ed è proprio in quelle righe che le esperienze vissute diventano dapprima filosofia ciclistica per eleggersi poi a vero e proprio stile di vita. Il vero protagonista è l’amore per questo mezzo, ma ancor più per la vita in generale e questa fusione ha ispirato il titolo del libro volutamente scritto con la ? per evidenziare un contrasto, in questo caso quello che c’è nel principio fisico che permette l’uso della bicicletta e cioè che per stare in equilibrio ci si debba muovere. Ognuno sceglierà poi con quale mezzo, chi come l’autore attraverso lo sport, chi facendo danzare un pennello su una tela o chi, perché no, leggendo un libro per viaggiare con lo spirito.

Benvenuto Renato, è un grande onore averti sulla nostra testata. Se ci pensi, c’è un filo tra tutte le cose che si fanno nella vita, anche se sembrano diverse. Tutto quello che succede, ci arricchisce e ci prepara per qualcos’altro. Come hai iniziato la tua carriera di scrittore?

“Ciao Ilaria, ti ringrazio per questo spazio e concordo pienamente con la tua premessa. La mia carriera di scrittore è iniziata davvero per caso. Un giorno ho realizzato di avere tutto, dal titolo, ai contenuti, maturati in una vita di sport e non solo. Mi sono sentito pronto, sentivo che dovevo solo mettere nero su bianco quello che avevo dentro, anche se non è stato facile ricostruire le emozioni e i sentimenti e ci sono riuscito solo con una profonda introspezione”.

Precisamente quando hai scelto di intraprendere questa nuova “attività”?

“Ad un certo punto della mia vita, circa un anno fa,  ho avuto timore di dimenticare alcuni aspetti della mia vita sportiva: le emozioni, quello che ho vissuto e che mi hanno cambiato facendomi diventare, nel bene e nel male, quello che sono oggi”.

Chi e cosa ti hanno spinto a scrivere questo tuo bellissimo libro?

“Tutto è iniziato con l’intenzione di scrivere un diario, per me, per mia figlia che volevo avesse qualcosa di tangibile di me, una cosa che mi rappresentasse. Scrivendo, mi è venuto naturale fare riflessioni che mi hanno portato ad uscire dal perimetro dello sport e affrontare temi come l’ambiente o i social e altro.

“Alla fine dell’opera mi sono reso conto che non avevo scritto un diario, ma un vero libro che non è solo sullo sport, ma abbraccia vari argomenti, anche perché i grandi capitoli della nostra vita sono collegati fra loro, senza dimenticare che siamo animali sociali, inevitabilmente condizionati da chi ci sta intorno e che a sua volta subisce la stessa influenza”.

Il tuo libro ha avuto un buon riscontro, con recensioni positive e tantissimi apprezzamenti. Ne sei felice?

“Si, è la mia più grande soddisfazione. Spero che sia letto da più persone possibili perché vorrei riuscire a trasmettere la passione per questo meraviglioso sport e per lo sport in generale che può diventare un vero e proprio stile di vita. Alcuni mi hanno detto, dopo averlo letto, di vedere alcune cose sotto una luce diversa ora e per me questo vale moltissimo”.

Qualche curiosità. Quali sono i “trucchi” per stimolare la propria creatività? E com’è nata la storia del tuo libro che tanto ci appassiona?

“La creatività si stimola con la curiosità, verso tutto: libri, articoli di giornale, blog, viaggi, musica, persone. Ecco soprattutto le persone, saperle ascoltare veramente, per me è importante, al di là della scrittura perché comunque ti arricchiscono. Anche le esperienze negative, che ti forgiano e ti danno le corazze per non farti male di nuovo. Nella scrittura, quando si creano i personaggi, il loro carattere e gli aneddoti può venire naturale associare frammenti non solo di sé, ma anche quelli lasciatici da persone con le quali abbiamo condiviso un pezzo di strada. Strada nel senso di cammino nella vita nel quale ogni persona ci lascia qualcosa di sé, magari anche di negativo, che si può però utilizzare per i personaggi cattivi”.

Altre tue passioni oltre la scrittura?

“La lettura, alla quale vorrei poter dedicare più tempo, ma gli spazi che noi stessi dimensioniamo sono molto mobili, per cui riducendosi quello dedicato allo sport a causa degli anni che avanzano spero che questo vada a vantaggio della lettura”.

Hai dei riti particolari per aiutare il flusso delle tue idee creative?

“No, in realtà quando ho l’ispirazione a scrivere cerco di non perderla mettendomi subito all’opera e se non è possibile mi lascio sul cellulare due note veloci da riprendere successivamente”.

Quanto c’è di te nel tuo manoscritto?

“In questo libro tantissimo, ma ho cercato di estrapolare le mie esperienze in termini oggettivi. Ho tentato di ricavare da alcuni momenti della mia vita un metro, spogliato della sua soggettività , che potesse essere utilizzato anche dal lettore”.

In questo libro c’è l’elemento magico… Raccontaci.

“Credo che l’elemento magico sia lo smisurato amore per la vita. Ognuno sceglierà il modo con cui onorarla per vivere e non essere semplicemente vivo”.

Nella tua vita hai “viaggiato” molto. Quale luogo porti nel cuore?

“Nel cuore ho sicuramente più emozioni, che sono poi legate ai posti che le hanno generate, ma che  non sono necessariamente i più belli”.

Tre tuoi sogni nel cassetto?

“Dovrei avere più vite da vivere: terminare il secondo libro che sto scrivendo, altri viaggi, vivere esperienze che oggi non riesco neanche ad immaginare. Solo un paio di anni fa non avrei mai pensato di vivere tutto questo. Ecco, vorrei trovare non solo quello che sto cercando, ma anche l’inaspettato che mi sorprenda.

Quali differenze stai riscontrando tra la scrittura del primo libro e quello che stai scrivendo ora ?

“il primo libro è stato più facile sotto alcuni aspetti. Come detto in precedenza avevo già tutto, ma dovevo riuscire a scavare in profondità     passando dalla pelle al cuore. Il secondo è un romanzo. Apparentemente più facile, devi solo inventare, ma devi saperlo fare e i riferimenti, che siano storici, scientifici o altro vanno verificati con cura. Scrivendo il primo ho trovato me stesso, scrivendo il secondo spesso mi perdo. In alcuni momenti non so se sono l’autore o il lettore che non vede l’ora di sapere cosa succede dopo. A volte sento i personaggi che mi chiamano e mi chiedono di scrivere un altro pezzo della loro storia per viverla insieme a me”.