“Rivoluzione e Tradizione” per Dalí

Fino Primo febbraio 2026, il Museo del Corso-Palazzo Cipolla di Roma ospiterà la mostra sul genio catalano che voleva essere considerato il Raffaello del ‘900

0
456

Una mostra “silenziosa”, affascinante, equilibrata, mai scontata e filologicamente organizzata, quella dedicata a Salvador Dalì, appena inaugurata al Museo del Corso-Palazzo Cipolla, in concomitanza con il centenario dalla sua prima personale. Tra caos e precisione, tra impulso e regola, tra “Rivoluzione e Tradizione” si dipana il racconto del genio catalano che si auspicava di essere considerato dai posteri il Raffaello del ‘900. Ci sarà riuscito? A loro, “l’ardua sentenza”… Visitabile fino al 1° febbraio 2026, nel quadro delle attività culturali di Fondazione Roma, l’esposizione (a cura di Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí, e la curatela di Carme Ruiz González e Lucia Moni) svela molto di più della consueta immagine di genio tutto sregolatezza e vertigini, aiutando a ritrovare l’eccellente pittore, al di là del personaggio. Grazie a più di 60 opere – tra dipinti, disegni, fotografie e materiali audiovisivi – in prestito da importanti musei internazionali, qui, prende vita un ritratto poliedrico di Dalì, che appare più disciplinato di quanto si creda. Forse perché, come lui stesso osservava: “bisogna impossessarsi dei classici per riuscire a dipingere l’avanguardia!”. Questa capitolina, perciò, è un’occasione preziosa per guardare oltre la ben nota teatralità da dandy surrealista: a Palazzo Cipolla si prova a raccontarlo – anzi, a metterlo “in scena” – sin dall’apprendistato di Figueres. Perché Dalì studiava e disegnava tanto e non c’è da confondersi: la sua ricerca dell’assoluto nell’instabile, della forma nell’inconscio e le sue innovazioni non sono mai casuali o improvvisate, ma frutto di tecniche acquisite, sovente ispirate ai suoi maestri d’elezione: Raffaello, Velasquez, Vermeer e Picasso (incontrato a Parigi nel 1926), che sono anche le quattro linee direttrici del percorso allestito. Tutti pittori di mestiere, a cui quasi si “riconcilia” in età matura, in un ciclo di eterno ritorno alle origini. Arte sì, ma pure filosofia, cinema e letteratura: in mostra anche il suo “Cinquanta segreti magici per dipingere”. Un testo che ribadisce come la pittura sia una sorta di misticismo, una scienza in cui l’occhio si compenetra nello spirito e in cui Dalì fonde Rinascimento e… geometria. Nelle stanze e lungo i corridoi irregolari di Palazzo Cipolla, lo spettatore si perde in questo sogno fatto di opere, disegni e di fotografie (di Francesc Català Roca e Juan Gyenes) che ne restituiscono la veste “domestica”, ricomponendo le tante traiettorie del suo universo artistico e personale. Nel complesso, perciò, si può affermare che non si tratti di una retrospettiva, ma di un’esposizione che elegge l’artista catalano a un “classico” del ‘900: chi vi cercherà solo gli orologi liquefatti non sarà accontentato. Qui, tutte le opere concorrono a chiarire bene la sua posizione, in perpetua oscillazione tra regola e visione, ebbrezza e lucidità, rivoluzione e tradizione. Perché il disordine non è mai caos, quanto metodo. La mostra è promossa dalla Fondazione Roma, in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, con il supporto organizzativo di MondoMostre e il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia. “Con ‘Dalí. Rivoluzione e Tradizione’, la Fondazione Roma conferma il suo impegno nel promuovere la cultura come valore condiviso e motore di progresso civile per la comunità”, ha precisato il presidente, Franco Parasassi. Non a caso, allo scopo di mettere il visitatore al centro del dibattito, l’evento sarà accompagnato da un ciclo di incontri e conferenze a tema.
Info: http://www.museodelcorso.com; https://museodelcorso.com/dali-rivoluzione-e-tradizione/