Roma, il caldo e l’attualità di Miller

Come da tradizione, i romani iniziano i loro weekend al mare eppure, in questo 23 maggio, sono tantissimi gli spettatori che affollano il Teatro Argentina per assistere a Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller.

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Primo vero fine settimana di caldo estivo e Roma si svela in tutta la sua storica grandezza. Molti i turisti, molto il degrado, ma sopra ogni cosa continua a imporsi il suo passato grandioso. Come da tradizione, i romani iniziano i loro weekend al mare eppure, in questo 23 maggio, sono tantissimi gli spettatori che affollano il Teatro Argentina per assistere a Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller.

Mai mi sarei aspettata di vedere il teatro così pieno, fino all’ultima galleria. Il pubblico accorre per quello che definiamo un classico della drammaturgia americana del dopoguerra I nomi coinvolti preannunciano già un successo: Arthur Miller, la regia di Carlo Sciaccaluga, la traduzione di Masolino D’Amico, con Luca Lazzareschi e Pia Lanciotti.Assistere a un’ulteriore versione di questo grande testo in una luminosa giornata quasi estiva potrebbe sembrare inizialmente un sacrificio. In realtà, non appena la moderna e originale scenografia ci porta dentro un’America in trasformazione — un cambiamento di cui riconosciamo chiaramente gli effetti anche nell’Italia che verrà — la storia e i personaggi finiscono per coinvolgerci completamente.

Siamo agli inizi di quella che verrà definita società dei consumi: un modello nato proprio nell’America di quegli anni, dove le famiglie iniziano a non poter più fare a meno degli elettrodomestici, acquistati a rate e pubblicizzati come simboli di benessere e progresso. In questo contesto, la figura del commesso viaggiatore diventa l’emblema perfetto di un sistema che produce, vende, corre e consuma.

Willy Loman è un uomo che macina chilometri per rappresentare quella società che lavora e che sogna il successo. Un uomo che, pur di non abbandonare la sicurezza di una possibile scalata sociale, rinuncia persino all’occasione di diventare ricco altrove. Accanto a lui c’è una moglie devota, perfetta incarnazione della donna americana degli anni ’50: comprensiva, fedele, capace di sostenere il marito anche quando tutto sembra crollare. E poi ci sono i figli, simbolo del futuro e della speranza di trovare un posto nel mondo.

Ma Willy è anche un uomo profondamente fragile, complesso e contraddittorio. Arrivato alla consapevolezza del proprio fallimento, si perde nei ricordi della sua vita fino a comprendere di essere stato lui stesso, almeno in parte, la causa della rovina della propria famiglia.

Il ritmo dello spettacolo procede veloce pur nella lentezza apparente dei dialoghi. I flashback danno al testo di Miller una straordinaria modernità e la regia li trasforma in immagini sceniche di grande forza.

Gli attori sono tutti bravissimi. Luca Lazzareschi è impeccabile dal punto di vista tecnico e professionale, anche se emotivamente convince meno in alcuni passaggi del ruolo. Straordinaria invece Pia Lanciotti, perfetta nella figura della moglie comprensiva degli anni ’50, una donna che subisce ma continua comunque a sostenere il marito, persino quando questo significa andare contro i propri figli.

Tre ore di spettacolo assolutamente da consigliare, perché Morte di un commesso viaggiatore resta un testo dannatamente attuale. Viviamo ancora in una società che cambia continuamente e, in fondo, quale genitore non porta con sé sensi di colpa verso la propria famiglia e i propri figli?