E’ lo spazio la nuova frontiera del conflitto tra Cina e USA

Dietro le polemiche sull'incidente che ha coinvolto Elon Musk e le autorità cinesi le tensioni geostrategiche tra Cina e Stati Uniti

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Cina e Stati Uniti trovano nello spazio esterno una nuova frontiera di conflitto. Ma questa volta lo scenario che si presenta non deve esser preso sotto gamba, in quanto rappresenta sia il preludio di una nuova “deterrenza”, che le lacune di un assetto normativo da perfezionare.

Pechino lancia l’allarme: Washington sta violando i principi cardine del Trattato sullo Spazio extra-atmosferico. Di cosa si tratta, ma soprattutto cos’è accaduto nello specifico?

L’ OST (Outer Space Treaty) è la pietra miliare del diritto spaziale internazionale: firmato 27 gennaio 1967 da 23 Paesi, si occupa dell’attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico, compresa la Luna e gli altri corpi celesti.

Per comprendere l’accusatio cinese è bene tuttavia rispolverare quali siano gli altri trattati internazionali che regolano lo spazio:

  • Accordo di Salvataggio (1968)

Ha come tema le procedure di salvataggio degli astronauti in caso di pericolo e del recupero di oggetti nello spazio. I Paesi firmatari sono obbligati a fornire la migliore assistenza possibile, prevedendo compensazione economica per i costi legati al salvataggio e al recupero.

  • Convenzione sulla Responsabilità Internazionale per i danni causati dagli oggetti spaziali (1972)

Regola le procedure per le richieste di risarcimento, le quali possono essere effettuate solo da uno Stato nei confronti di un altro Stato, rendendo quindi impossibile per i singoli individui, per i privati e le organizzazioni non-governative di richiedere un risarcimento diretto nei confronti della nazione nel cui territorio è stato lanciato l’oggetto.

  • Convezione sulla registrazione degli oggetti lanciati nello spazio extra-atmosferico (1972)

Illustra le procedure burocratiche per la registrazione degli oggetti da lanciare nello spazio. Semplifica le richieste di risarcimento e le rivendicazioni degli oggetti in orbita terrestre.

  • Trattato sulla Luna (1979)

Regola le attività degli Stati sulla Luna. Mai ratificato: un fallimento. Approfondiremo in futuro l’uso strategico della Luna.

Spiegato il quadro normativo, i fatti:

L’azienda americana SpaceX, di proprietà del miliardario Elon Musk, nasce con lo scopo di creare tecnologie per ridurre i costi d’accesso allo spazio. Fra i suoi progetti vi è Starlink: una costellazione satellitare per l’accesso a internet globale in banda larga a bassa latenza. Spiegato in maniera semplice, per avere una connessione internet più veloce Musk vuole piazzare più satelliti nelle orbite basse (denominate LEO – Low Earth Orbits, fino a 800 km).

E quando dico “più satelliti” non intendo una dozzina. Attualmente la costellazione ne è composta da 1942, ma gli Stati Uniti hanno dato il via libera a SpaceX di raggiungere quota 12.000 in meno di dieci anni.

Il problema è che si tratta della stessa allocazione dove orbitano sia la Stazione Spaziale Internazionale (408 km) che la Stazione Spaziale Cinese Tiangong 天宫 (350 km).

Da protocollo, la Stazione Spaziale Internazionale compie delle manovre per evitare la collisione con le orbite dei detriti spaziali: si avviano i motori in modo da modificare l’altitudine e la posizione.

Quanto accaduto alla Tiangong, invece, è più complesso: il rischio di collisione è avvenuto con due satelliti della costellazione Starlink, non per una coincidenza orbitale, bensì per via del malfunzionamento che ha portato alla dismissione dei due, avvicinandoli all’atmosfera terrestre, dando vita a un possibile scontro. Qui sorge un nuovo problema: i satelliti dismessi non vengono resi noti dall’azienda. Ed è proprio la mancanza di trasparenza di un attore così determinante che manda la Cina su tutte le furie. Pechino è riuscita con una manovra a modificare la posizione della propria stazione spaziale, consumando del carburante che con ogni probabilità non le verrà risarcito.

Inoltre la stazione era abitata.

Il 27 dicembre viene presentata alle Nazioni Unite una protesta formale, nella quale si evidenzia l’articolo VI del Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico:

ogni Stato è responsabile non solo dei propri satelliti ma anche dei satelliti di privati e aziende di quello Stato”

Il dito viene puntato contro gli Stati Uniti, non invece contro l’azienda direttamente interessata, SpaceX. Le motivazioni che hanno spinto la Cina nascondono un retrogusto geopolitico, volto a sottolineare la mancanza di virtuosità dell’egemone a stelle e strisce nella gestione dello spazio esterno.

Dal canto suo, Elon Musk risponde sottolineando che “c’è molto spazio nello spazio”.

Tuttavia, apprezzando o meno lo humor del magnate, una domanda sorge spontanea: se i privati sono destinati a divenire sempre più i nuovi protagonisti extra-atmosferici, come si possono affrontare le sfide del futuro con un corpo normativo che non li integra?

I trattati sullo spazio sono stati firmati prima della rivoluzione digitale. Non possono includere o adattarsi agli sviluppi tecnologici degli ultimi 30 anni, né tantomeno ai nuovi attori. Un tempo lo spazio era dominio degli Stati, un dominio “del Pubblico”, mentre oggi la direzione porta al “regno dei Privati”.

Non è questa la sede per discutere di tutti i benefici che il settore privato ha recato allo spazio, ma può essere invece quella per comprendere che un’azienda ha rischiato di far scoppiare una guerra spaziale contro uno Stato.

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