Su referendum e democrazia Tsipras prenda ripetizioni da Pannella

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Scheda referendum greco
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Scheda referendum greco

Ciò che differenzia una democrazia da un regime autoritario o dittatoriale non sta nell’assenza di elezioni, ma nella mancanza dello Stato di Diritto, ossia di quelle norme di legalità che regolano la convivenza civile e che, per loro natura, sono deputate a fornire le necessarie garanzie di libertà, rappresentanza e controllo, non per le maggioranze, ma per le minoranze. Non a caso si dice che la democrazia esiste non quando c’è un governo, ma quando c’è una opposizione. Sulla scorta di questi semplici ma non scontati principi dovremmo guardare la situazione paradossale che stiamo vivendo in questi anni in cui, ogni due per tre, qualsiasi tribuno improvvisato, salendo sul suo pulpito può arrogarsi il diritto di dare patenti di democrazia a questo o quello, gridare al regime, alla conculcazione delle libertà, alla violazione di ogni Costituzione e quant’altro di più esecrando possa esistere, senza che nessuno mai gli chieda di rendere conto delle cose che dice, dimostrandone così l’assoluta inconsistenza e falsità. Se sono saltati gli schemi infatti, tutti possono dire tutto, e persino le cose più elementari non vengono riconosciute come tali dalla pubblica opinione. Prendiamo l’esempio della crisi tra governo greco ed Unione Europea: non entriamo qui nel merito della discussione economica, ci soffermiamo su un principio puramente democratico, ossia la celebrazione del referendum indetto a mezzo twitter dal Premier ellenico Tsipras, nel bel mezzo di una delicata trattativa che sul piatto vedeva una quisquiglia come lo stato di default della Repubblica Greca.

L’Europa, cinica e bara, ci ricatta, sostiene Tsipras, quindi io sottopongo l’accordo, che ancora non c’è – ndr – , visto che nessuno dei contraenti ne ha decretato il termine, al giudizio popolare, conseguentemente indico un referendum da celebrarsi nello spazio di 10 giorni.

Da li ovviamente la giostra è partita, oltre al piccolo problemino del bruciare qualche centinaia di miliardi di euro, nostri per la precisione, ne dell’ineffabile signor Tsipras ne tantomeno del descamisados suo Ministro dell’Economia Varoufakis, c’è il contorno delle curve e degli ultras, che in certi casi fa sempre colore, in altri come questo, pena. Unite come non mai, o forse diremmo meglio, come ai vecchi tempi degli anni ’30, una certa destra ed una certa sinistra, prontamente e come un sol uomo, imbracciando i loro piumini, seduti sui propri divani di velluto, si sono dette pronte a “marciare”, accanto al ricattato popolo greco, solo il tempo di smettere le pantofole e rispolverare, ora i gambali ora l’eschimo, d’estate non va molto, ma certi guardaroba fanno fatica a rimodernarsi.

Tutti pronti con l’indice accusatore nel tirare bordate al despota di Bruxelles, o peggio, di Berlino. Intendiamoci, le classi dirigenti continentali non hanno fatto nulla per essere ne popolari ne tantomeno lungimiranti nel gestire questi anni difficili, ma tra loro ed un sempre meno strisciante rigurgito nazionalista, antidemocratico, antiliberale e, diciamocelo. fasciocomunista, non c’è da avere dubbi sul da che parte stare.

Poniamo qualche domanda quindi ai novelli maestri di democrazia: perdonate l’impudenza, ma un referendum indetto in 10 giorni che regole di parità di accesso mediatiche prevede per legge tra i sostenitori del SI e quelli del NO? Esistono comitati autorizzati per le rispettive campagne elettorali come previsto dalla legge? Ma soprattutto, di grazia, i compagni di merende Tsipras e Varoufakis, potrebbero dire al popolo che indegnamente stanno portando alla rovina, su cosa dovrebbero votare? Quale la legge, quale l’accordo stipulato e scritto i greci dovrebbero giudicare? Si perchè ad oggi non esiste alcun accordo firmato e controfirmato dalle parti, su cui poter esprimere o fare esprimere un giudizio, se per accordo non si intendono i tweet di Tsipras o la parola di Tsipras. Un paio di millenni fa, dicono ci sia stato qualcuno che sulla sua “parola” fu portato al patibolo e financo condannato, ma tra il leader di Syriza e Gesù Cristo si possono notare ancora alcune differenti sfumature, altri tempi e altra tempra, direbbe D’Alema. Altri tempi si, perchè i “nostri” eroi, non ce ne vogliano i poveri Achille ed Agamennone, per essere più sicuri, nello stile del perfetto Cetto Laqualunque, hanno per così dire, colorato le schede elettorali. Si, avete capito bene, perchè crediamo per la prima volta sulla stampa dei modelli su cui i cittadini dovranno apporre la croce, sarà scritto prima il NO e poi il SI.

Una volta, qualcuno pensò di mostrare il “santo manganello” fuori dai seggi del 1924, si, ricordate bene, anche in quel caso si poteva votare scegliendo tra un SI ed un NO, per, come dire, educare meglio al voto chi non fosse ancora proprio bene edotto sul da farsi. L’esempio non è stato isolato, ma nella migliore tradizione sovietica fu ripreso in molti, se non in tutti i Paesi a socialismo reale vigente: come non dimenticare i “referendum” bulgari, o rumeni, le consultazioni con percentuali di partecipazione prossime al 100% degli aventi diritto al voto, dell’Albania di Oxa o del Iraq di Saddam Hussein, o del defunto Colonnello, a proposito di similitudini con la Grecia, Gheddafi. Se ne potrebbero citare molti, financo i plebisciti di napoleonica memoria, di consultazioni popolari che poco avevano a che fare con i crismi della democrazia liberale. La giovane età del Premier ellenico non lo giustifica nel fare carne di porco, lui si, di ogni principio democratico, perchè la storia lo giudicherà, e saranno i suoi stessi cittadini che, se oggi lo osannano perchè privi di una libera possibilità di conoscere per deliberare, un domani, molto più vicino di quanto possano pensare i soliti radical chic di casa nostra, lo malediranno per aver ridotto un popolo ed una nazione alla fame ed alla schiavitù dei nuovi imperialisti russi e cinesi che, in quanto a metodi spicci crediamo facciano rimpiangere, e di molto, la signora Merkel.

In ultimo ci permettiamo di dare un consiglio all’ineffabile Tsipras: prima di celebrare un referendum, faccia uno squillo, o se preferisce un tweet, a Marco Pannella ed Emma Bonino, loro magari lo potranno consigliare al meglio su cosa sia un regime, su come si possa lottare sul serio per la legalità e per le libertà, senza ridursi mai a piccoli e pericolosi capipopolo. Forse, anzi sicuramente, se si applicasse nell’ascolto, Tsipras capirebbe il significato e la differenza tra uno statista ed un politicante, differenza per cui a volte si sceglie di essere impopolari per non essere antipopolari.

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