Talidomide, negato l’indennizzo a due donne con disabilità dopo verbali favorevoli

Giovedì 19 febbraio, Vincenzina Malcotti e Maria De Rosa, manifestano per il riconoscimento del proprio diritto.

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“Talidomide: negato l’indennizzo a due donne con disabilità dopo verbali favorevoli

Giovedì 19 febbraio, Vincenzina Malcotti e Maria De Rosa, manifestano per il riconoscimento del proprio diritto.

Il 19 febbraio p.v. alle ore 9, davanti al Ministero della Salute (Viale Giorgio Ribotta 5, Roma), Maria De Rosa (di Bologna) e Vincenzina Malcotti (di Roma) terranno un presidio pacifico e statico per chiedere un incontro istituzionale e l’apertura di un confronto volto a individuare una soluzione amministrativa e/o legislativa per i pochissimi esclusi dall’indennizzo previsto per i danneggiati da talidomide.

La talidomide è un farmaco somministrato dalla fine degli anni ’50 fino ai primi anni ’70, nonostante fosse stato revocato ma non ritirato nel luglio 1962. È noto per aver causato gravi malformazioni congenite nei bambini nati da madri che lo avevano assunto in gravidanza.

Entrambe hanno ottenuto in prima istanza verbali medico-legali favorevoli. Successivamente, tali riconoscimenti sono stati revocati, senza nuova convocazione a visita e senza la possibilità di contraddittorio diretto.

Nel caso di Maria De Rosa, priva di entrambi gli arti inferiori dalla nascita, il diniego si fonda sull’ipotesi che una malformazione congenita si sarebbe modificata nel corso del tempo, aggiungendo alla conclusione che le mancasse un solo arto anziché due.

Nel caso di Vincenzina Malcotti (residente ad Albano laziale) il riconoscimento è stato negato per assenza di prescrizione medica dell’epoca, documentazione oggi oggettivamente irreperibile, anche in considerazione della sua condizione di abbandono alla nascita e successiva adozione. Il tema resta aperto sul piano istituzionale e politico, anche alla luce di interrogazioni parlamentari già depositate e di casi analoghi che hanno avuto esiti differenti.

Le due donne non chiedono privilegi né trattamenti di favore.

Chiedono un confronto formale con il Ministero della Salute per individuare una soluzione concreta, che possa tutelare in modo equo i pochissimi soggetti rimasti esclusi.

Il presidio sarà pacifico, senza blocco degli ingressi né interruzione di pubblico servizio”. Lo rendono noto gli organizzatori.