Tempi di transizione, idee per una rinascita del Litorale a sud di Roma

"E se fosse l’occasione giusta per cambiare? Quando inizia la “quarantena” per il Coronavirus nei quattro comuni del litorale sud della Provincia di Roma"

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anzio
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E se fosse l’occasione giusta per cambiare? Quando inizia la “quarantena” per il Coronavirus nei quattro comuni del litorale sud della Provincia di Roma (Anzio, Nettuno, Ardea, Pomezia) è uno shock per i tessuti economici e sociali delle quattro città marine. Ed è forse uno shock inaspettato per i quattro sindaci, 2 pentastellati e due di centrodestra, che tutto si aspettavano, meno che di far applicare delle direttive del Governo per una emergenza sanitaria che nessuno di loro avrebbe mai immaginato a fine 2019. De Angelis, Coppola, Savarese e Zuccalà, si trovano di fatto a dover fare eseguire decreti sulla restrizione della libertà di circolazione, di interazione sociale, che di fatto sono per i territori che governano una grande “ferita” economica. Ed è anche una sorta di ammissione di un errore di valutazione iniziale sulla portata del Covid 19, da loro “liquidato” come un qualcosa di non eccessivamente pericoloso. Non sono e non saranno gli unici “primi cittadini” italiani, che insieme a economisti, responsabili di governo e infine virologi, sottovaluteranno l’imminente apocalisse in arrivo. Ora a distanza di circa 60 giorni, due mesi, 8 settimane, siamo dentro la “Fase 2”, quella che dovrebbe ( secondo l’intenzioni della politica e anche delle autorità sanitarie) farci “transitare” dalla emergenza piena ad un certo ritorno, “mediato”, alla normalità. Lo è anche per i comuni del litorale sud di Roma. Ma la grande differenza, tra tutti i periodi di “transizione” e questo è la mancanza di una visione ben chiara di quanto potrà durare. E anche di come si potrà operare, all’interno di essa, per garantire un po’ di “respiro”alle economie e alle interazioni sociali dei cittadini di questi comuni. Ognuno ha reagito come ha ritenuto opportuno. Il caso più eclatante, è stato quello del comune di Ardea, a guida Cinque Stelle, dove il sindaco Savarese ha di fatto, stabilito una sorta di “posti di blocco” al confine con il Comune di Anzio, neanche ci trovassimo nella Berlino del 1961, divisa in due tra Est e Ovest. E’ recente l’appello di un cittadino di Anzio, Gabriele Federici,  già esponente politico di rilievo nel campo del centrosinistra anziate, al sindaco di Ardea affinché “faccia cadere quel muro” ( un po’, con le dovute distanze  e termini di paragoni, fece ai bordi del Muro berlinese a fine guerra fredda Ronald Reagan, appellandosi a “Mister Gorbaciov”; appello di fatto recepito poi nella notte del 9 novembre 1989). Ora, è evidente che la soluzione adottata dal comune di Ardea non è forse la migliore. Ma di fatto come si può immaginare un futuro “ di transizione” per il territorio di Area Vasta che parte dall’antica Lavinium di Enea a Pomezia e arriva alla medievale  Torre Astura di Nettuno, passando per la villa di Nerone ad Anzio e i lidi di Ardea ? E’ sicuramente importante inquadrare i problemi di questo quadrante, imperniato  alla punta sud su turismo e ristorazione e alla punta nord sugli ultimi residuati di uno sviluppo industriale legato al farmaceutico, con i problemi del resto del Paese. Anche qui, come nel resto del Paese, serve alla vita delle piccole e medie imprese liquidità e sostegno. Anche qui serve alla grande distribuzione e alle grandi realtà industriali, una serie di assicurazioni. Ma questo non sottrae però la politica, di qualsiasi colore esso sia, a proporre un metodo per costruire una “Road Map” per una transizione al ritorno al “vecchio mondo” economico, che sarà lunga e frastagliata. Una sorta di Commissione interconsiliare tra i 4 comuni per scrivere un progetto di sviluppo che preveda meccanismi di incentivi e gratificazione sia per l’economia pre-esistente ma che teorizzi anche scelte diverse e innovative come nel campo del potenziamento delle factory sulla Intelligenza artificiale o sulla riconversione di alcuni comparti agro-alimentari verso altri mondi potrebbe essere una risposta. Di certo, vi è chiaro che non si sa quanto potrà durare questa fase di transizione. Ma di più certo vi è anche la necessità di rispondere non in maniera passiva ma attiva a questa emergenza, elaborando idee che non possono essere quelle di prima.

 

 

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