In tempo per le Festività, i Musei Capitolini di Roma si arricchiscono di tre interessanti mostre, tutte visitabili fino alla primavera del 2026.
Spazio alle meraviglie del Turkmenistan al Palazzo dei Conservatori, con l’omonima mostra dedicata alle sue “Antiche civiltà” (fino al 12 aprile 2026): esposte, per la prima volta a un pubblico internazionale, la collezione dalla Margiana protostorica e dall’antico Impero dei Parti, formidabile rivale di Roma.
A cura di Claudio Parisi Presicce, Barbara Cerasetti, Carlo Lippolis, Mukhametdurdy Mamedov, sono oltre 100 le meraviglie provenienti, in particolare, dal sito di Nisa, importante Centro ai piedi della catena montuosa del Kopet-dagh.
Il Turkmenistan è un Paese tra i più complessi dell’Asia centrale. Crocevia di civiltà, ha rappresentato un nodo cruciale di scambi, non solo di beni di prestigio, ma anche di idee e conoscenze. Lungo il percorso, focus sulle figurine in terracotta dal mondo spirituale degli antichi allevatori e agricoltori della regione. Artefatti in miniatura di grande espressività, incluse le statuette femminili con forme anatomiche accentuate, simboli di abbondanza e fertilità. Gioielli e, soprattutto, i rhyta (corni per versare le bevande) da Nisa: un ritrovamento unico, veri e propri capolavori dell’arte dell’intaglio su avorio, che oggi appaiono “monocromi”, ma in origine potevano essere rivestiti in argento e bronzo dorato, intarsi di pietre semipreziose e pigmenti. L’evento è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, ed è realizzata con il Ministero della Cultura del Turkmenistan, l’ISMEO-Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, il CRAST e l’Università degli Studi di Torino. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura.
Sempre fino al 12 aprile, a Villa Caffarelli, la mostra: “La Grecia a Roma”, a cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce; promossa da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, che si avvale della collaborazione di diversi Enti prestatori internazionali e collezioni private. Si tratta del secondo appuntamento de’: “I Grandi Maestri della Grecia Antica”, dopo quello dedicato a “Fidia”.
Sono oltre 150 le opere – sculture, rilievi e reperti – tutte originali e alcune esposte per la prima volta, che raccontano l’incontro tra due civiltà straordinarie, che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica e il cui dialogo plasmò il gusto e l’estetica dell’intero Occidente.
L’evento offre l’opportunità di ammirare la magnificenza dell’arte greca e, insieme, di comprendere come ogni opera, nel suo passaggio dalla Grecia alla Capitale, abbia avuto più vite, più usi e più letture.
Un viaggio immersivo (supportato da contenuti multimediali) alla scoperta del passato, diviso in cinque sezioni, che parte dalla fondazione di Roma e, attraverso i secoli, arriva all’età imperiale, restituendo la straordinaria forza con cui l’arte greca penetrò nella società romana, prima con gli scambi commerciali e l’importazione di raffinati manufatti, poi grazie alle conquiste nel Mediterraneo Orientale: negli spazi privati, quelle opere furono sinonimo di distinzione e di potere. Statue in marmo e bronzo, argenti cesellati, pitture e arredi di lusso: spesso collocate in piazze, edifici pubblici e giardini, trasformarono il volto della città, contribuendo alla ridefinizione dei modelli estetici e culturali romani. Spiccano: i grandi bronzi capitolini, affiancati dalla stele dell’Abbazia di Grottaferrata e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, disperse tra Roma e Copenaghen. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche recentemente rinvenute in scavi archeologici presso il Colosseo (e qui esposte al pubblico per la prima volta) e un ritorno dal forte valore simbolico rappresentato da una scultura acroteriale femminile della celebre collezione rinascimentale del cardinale Montalto, venduta oltre due secoli fa.
Infine, nelle redivive sale di Palazzo Nuovo (fino al 15 marzo 2026), “Cartier e il Mito”, con alcune delle creazioni più prestigiose della Maison (direttamente dall’heritage Cartier Collection), in dialogo evocativo con le sculture antiche dalla Sovrintendenza Capitolina, da prestigiose Istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private: sculture che hanno costituito modelli imprescindibili per la formazione del linguaggio artistico europeo.
Prima mostra temporanea qui ospite, si avvale dell’allestimento di Sylvain Roca e il contributo di Dante Ferretti: di quest’ultimo è la spettacolare scalinata cinematografica che accoglie il visitatore.
In sintesi, un tour nell’universo estetico e formale della Maison francese, che esplora il modo in cui l’antichità classica ha ispirato le sue creazioni più iconiche, con particolare attenzione sul profondo legame tra Cartier e Roma, visto che questi studiò e reinterpretò il repertorio estetico e simbolico dell’antica Grecia e di Roma, trasformando motivi millenari in gioielli dal carattere unico.
I gioielli fanno parte di ciò che i Greci chiamavano “kosmos”: parola che indica anche l’ordine imperscrutabile dell’universo. Per questo, in queste creazioni, i monili si presentano come riproduzioni in miniatura delle sue forze primordiali: terra, acqua, aria e fuoco. E il gioiello evolve, da ornamento a discorso metafisico…
L’esposizione offre una prospettiva originale sull’uso del repertorio antico in gioielleria, mette in luce le trasformazioni della prima metà del Novecento (quando maturò una nuova concezione dell’antichità classica) e invita i visitatori a riscoprire i modelli antichi che hanno nutrito l’immaginario Cartier e che le hanno ispirate.
La storia stessa della Maison si sviluppa attraverso epoche in cui l’estetica classica funge da grammatica stilistica. Sono la pietra angolare dell’eccellenza di settore, grazie al loro vocabolario formale universalmente riconosciuto: una mitologia costantemente rivisitata, che ancora ci parla; un’antichità viva, pronta a fondersi con la modernità. Elementi audiovisivi e profumi creati ad hoc fanno da cornice anche all’esposizione di pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier, che incarnano miti e divinità. Oggi, la Cartier Collection comprende circa 3.500 pezzi, che agiscono come testimonianze materiali della storia di oltre 170 anni di stile e creatività e forniscono anche un resoconto storico più ampio delle evoluzioni delle arti decorative, così come della società dalla fine del XIX secolo.
A cura di Bianca Cappello, di Stéphane Verger e del Sovrintendente Capitolino, Claudio Parisi Presicce, è promossa da Roma Capitale- Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con la Maison Cartier e il supporto di Zètema Progetto Cultura.
Info: www.museicapitolini.org



















