Velletri “riabbraccia” Volontè alla Mondadori

Velletri “riabbraccia” Volontè: con Giovanni Savastano, Angelica Ippolito e Mietta Albertini la presentazione di “Recito dunque sono” alla Mondadori

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Tante emozioni, sabato pomeriggio, alla Libreria Mondadori di Velletri. Moltissimi veliterni, appassionati di cinema, estimatori, curiosi o amici di Gian Maria Volonté, hanno affollato il Bookstore di via Pia per riabbracciare l’attore che visse diversi anni a Velletri, e ascoltare la presentazione dell’ultima biografia dedicata allo straordinario interprete, “Recito dunque sono”, scritta da Giovanni Savastano. Insieme all’autore sono intervenute Angelica Ippolito, compagna di Volontè, e Mietta Albertini, attrice in “La classe operaia va in Paradiso”. L’evento, svolto in collaborazione con l’Associazione Memoria ‘900, si è subito confermato ricco di pathos. “Il titolo” – ha detto Giovanni Savastano – “sintetizza cosa fosse Gian Maria, un attore che colpiva a livello emotivo. Il suo modo di recitare era nell’essere il personaggio, costruirgli un’identità”. Una tesi confermata da Angelica, la quale visibilmente emozionata si è detta felice di ritrovare facce amiche: “Velletri ci colpisce sempre, e fa piacere essere qui per parlare di questo libro. Lo definirei un intenso breviario su Gian Maria”. Grazie alle testimonianze degli ospiti, è venuta fuori la grandezza dell’artista, impegnato sul lavoro e nel sociale: “Gian Maria si avvicinava ai personaggi in maniera giornalistica” – ha continuato la Ippolito – “e alla fine del film diventava più fragile, ci metteva molto per liberarsi dal pathos dei personaggi. Sul set, invece, era molto amato. Ricordo del caro Ennio Fantastichini, che durante le riprese fu trattato con freddezza e poi Gian Maria lo chiamò per invitarlo qui a Velletri a mangiare il pollo con i peperoni. Era unico, Volonté quando lavorava era ai domiciliari. Si alzava alle 5 e non usciva mai”. Nel volume sono contenute diverse testimonianze, alcune delle quali molto curiose, come quella di Montaldo: il grande regista racconta che ai tempi di “Giordano Bruno” Volonté gli bussò alla porta della camera di albergo alle 4 del mattino dicendo che era impossibile dormire dato che il giorno successivo sarebbe stato messo al rogo (come personaggio). Una genialità quasi surreale, nata passo dopo passo: dal teatro, al cinema, nei radiodrammi, all’Accademia, con tanti sacrifici (Savastano ricorda delle notti passate nelle macchine parcheggiate a dormire, a Roma). Anche Mietta Albertini, che ha interpretato la famosa scena della macchina in “La classe operaia va in Paradiso”, ha portato il suo contributo: “Quella scena poi divenuta celebre fu cambiata due giorni prima di essere girata per volontà di Gian Maria. La girammo in un capannone, con il freddo micidiale, e Gian Maria fu bravo ad alleviare la pesantezza dando vita ad una scena quasi improvvisata, anche per Petri, il regista”. Un altro aspetto importante dell’uomo Volonté è quello politico: militante attivo, il suo impegno per l’ambito civile fu praticamente ininterrotto, fin dai primi anni Sessanta. Un altro cittadino illustre di Velletri, Eugenio Scalfari, commentò la messa in scena di una rappresentazione della negligenza cattolica nel nazismo (su iniziativa del futuro senatore di Velletri Carlo Levi, nel 1965) come uno dei primi atti politici veri del dopoguerra. Come era Volonté a casa? A Velletri viveva in località Colle Ottone Alto, nella villa che fu prima di Andreina Pagnani e poi di Eduardo De Filippo: “In casa studiava, rifletteva. Spesso” – ha raccontato Angelica Ippolito – “rifiutava dei copioni, come accadde per ‘Casanova’ di Fellini o ‘Metti una sera a cena’ di Patroni Griffi. Molti dei copioni li ho regalati a nostri amici veliterni”. Su quale film meglio rappresenti l’animo di Volonté, Angelica Ippolito non ha dubbi: “Il monologo di ‘Sacco e Vanzetti’ è quello più vicino al suo sentire. Montaldo più volte ha detto di come i due attori che rappresentarono i carabinieri si misero a piangere. Lì è proprio lui…”. Davanti alla città che tanto amò Gian Maria, non poteva mancare l’analisi del profondo legame tra Velletri e Volonté. Curò la rappresentazione di ‘Tra le rovine di Velletri’, opera tratta dai diari di padre Laracca, sacerdote veliterno che annotò giorno per giorno quanto accadeva in tempo di guerra nella città castellana. E per rendere meglio l’idea della comunanza nella disperazione, della fratellanza in epoca bellica e della memoria collettiva da non perdere, Volonté chiamò a recitare, nella suggestiva cornice della scalinata del Palazzo Comunale divenuta perfetto scenario, le compagnie teatrali e le persone che hanno avuto diretta testimonianza della guerra. Un evento che portò Velletri, e la devastazione subita, sulle principali reti nazionali, con lo stesso Volontè a dire davanti alle telecamere del Tg che “Velletri ha ricchezza e potenzialità e bisognerebbe farla conoscere”. La memoria storica, al giorno d’oggi, è ancora più importante per le tante cose che convergono ad occultarla, e l’idea di mettere su “Tra le rovine di Velletri” rientrò proprio in questa missione. Al termine della presentazione sono intervenuti gli amici di Gian Maria, cominciando da Carlo Guglielmi, che ha raccontato diversi aneddoti domestici del grande attore, passando per Valerio Ciafrei, ex Sindaco, il quale ha ricordato di quando Volonté su Radio Delta Velletri intervenne personalmente in periodo di elezioni. Anche l’intervento di Emanuela Treggiari, presidente dell’Associazione Culturale Memoria ‘900, ha portato linfa al dibattito, poi conclusosi con un lungo firma-copie. Un pomeriggio davvero straordinario, di fronte a quasi duecento persone, segno che a Velletri Gian Maria Volonté sarà sempre amato. In attesa che il Teatro a lui intitolato veda apposta, sull’esterno, la targa tanto auspicata (l’attore mise in piedi un Comitato per riaprirlo, negli anni Novanta, coinvolgendo tantissimi intellettuali, registi, attori, scrittori in “Salviamo il Teatro Artemisio”). Un riconoscimento piccolo ma grande, per un uomo che tanto ha dato alla nostra città e che, nel ricordare ciò che ha rappresentato, regala ancora brividi di sana emozione.