Villa Doria, tutte le criticità della delibera per l’affidamento a cittadini volontari

L'idea dell'amministrazione di Albano rischia di restare solo un manifesto

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Palazzo Savelli - Albano Laziale

A poche ore dal Consiglio Comunale forniamo qualche spunto di riflessione sull’annoso tema della gestione e manutenzione di Villa Doria, lo storico polmone verde in pieno centro storico di Albano Laziale. La riflessione parte dai contenuti di una delibera che la giunta ha emanato lo scorso 15 luglio, in cui si profila il possibile affidamento dell’area a “cittadini volontari” o “associazioni”, al fine di garantire la cura e la tutela del parco stesso. Una proposta dagli obiettivi condivisibili, che tenta di dare una risposta ai cittadini che da un decennio attendono che la Villa torni ad essere il miglior biglietto da visita per la città. Ad un’analisi più approfondita tuttavia emergono non poche criticità rispetto al metodo ed al percorso scelto dall’amministrazione comunale.

Villa Doria infatti, quale bene culturale e paesaggistico vincolato, richiede un approccio alla conservazione e manutenzione di livello professionale. Affidare compiti così specifici a cittadini volontari, seppur ben intenzionati, ma privi di una struttura organizzativa e di competenze consolidate, introduce una potenziale distorsione funzionale. Il volontariato, per sua natura, non può sempre garantire la continuità, la specializzazione e la responsabilità necessarie per la gestione di un patrimonio storico-artistico così complesso. Si rischia una manutenzione frammentata e potenzialmente dannosa, anziché una cura metodica e professionale.

Per questo compito si richiedono requisiti Tecnici Specialistici e di Sicurezza Non Delegabili al Volontariato Generico. La manutenzione dei giardini storici e del patrimonio arboreo ad esempio necessita di competenze altamente specializzate in ambito agronomico, botanico e di restauro paesaggistico. Affidare a volontari l’intervento su un tale bene senza le qualifiche e le attrezzature adeguate è un fattore di rischio elevatissimo. In particolare, la gestione operativa implica: Conformità ai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), il cui utilizzo obbligatorio dei DPI non è un optional, ma un requisito legale e fondamentale per la sicurezza sul lavoro. Non è realistico altresì aspettarsi che singoli cittadini volontari siano autonomamente equipaggiati e formati per l’uso corretto e la manutenzione di tutti i DPI necessari per lavori di giardinaggio complessi (es. antitaglio, protezione visiva/acustica). Questo pone seri problemi di responsabilità civile e penale in caso di incidenti. L’esecuzione inoltre di lavori quali potature su piante ad alto fusto o l’impiego di attrezzature come motoseghe, decespugliatori o soffiatori non può essere delegata a personale non addestrato. Queste operazioni richiedono corsi di formazione specifici e certificati, non solo per le tecniche operative corrette (essenziali per non danneggiare le piante), ma soprattutto per la sicurezza nell’uso di macchinari pericolosi. Affidare tali compiti a volontari privi di queste certificazioni espone a rischi operativi inaccettabili per l’incolumità personale e per l’integrità del patrimonio vegetale.

La gestione infine di un bene pubblico da parte di volontari solleva complesse questioni legate alla responsabilità in caso di danni al patrimonio o a terzi, nonché alla copertura assicurativa per infortuni degli stessi volontari.

Affidare poi la cura di un bene pubblico vincolato a un modello di volontariato non strutturato e non professionalizzato costituisce un precedente gestionale problematico. Si configura una potenziale diluizione della responsabilità pubblica sulla tutela del patrimonio e un’impossibilità di garantire standard di manutenzione elevati e uniformi nel tempo. La trasparenza e la programmazione a lungo termine sarebbero fortemente compromesse. In sintesi, la proposta di affidamento a cittadini volontari di Villa Doria si scontra con vincoli tecnici, normativi e di sicurezza sul lavoro che ne precludono la fattibilità, evidenziando l’impraticabilità di un tale modello per la gestione e la salvaguardia di un bene di così elevato valore storico-culturale. Un approccio basato sul volontariato, per essere efficace e sicuro, dovrebbe essere parte di un programma molto più ampio e strutturato, sotto la supervisione di personale qualificato e con adeguate coperture.