Villa Torlonia ospita Katy Castellucci. La Scuola romana e oltre

Villa Torlonia ospita “Katy Castellucci. La Scuola romana e oltre”, per conoscere meglio una protagonista dell’arte italiana del Novecento dal poliedrico gusto visivo

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Villa Torlonia ospita “Katy Castellucci. La Scuola romana e oltre”, per conoscere meglio una protagonista dell’arte italiana del Novecento dal poliedrico gusto visivo

Al Casino dei Principi di Villa Torlonia, a Roma, sono circa cento le opere che ripercorrono il percorso creativo – e personale – di Katy Castellucci: classe 1905, tra le artiste più significative di quel gruppo eterogeneo di pittori attivi nella Capitale tra gli anni Venti e Quaranta.

Con la mostra “Katy Castellucci. La Scuola romana e oltre”, il museo in via Nomentana, esponendo dipinti e gouaches (tutto raccolto e catalogato dal nipote), colma il “vuoto” di memoria di quanti non ricordano l’apporto non da poco fornito da questa schiva pittrice e tessitrice al panorama artistico italiano della prima metà del Novecento.

Ingiustamente dimenticata, ma protagonista sensibile e dall’intuito prodigioso, la Castellucci, nell’esposizione a cura di Claudia Terenzi e Fabio Benzi, riprende il suo “posto” fra le figure maschili coeve che l’hanno quasi fagocitata, attraverso un percorso creativo dal grande impatto. “Una donna eletta a un destino inderogabile”, dice Terenzi.

Ed è vero. Figlia di Ezio, raffinato illustratore, il particolare talento di Katy si rivela subito, palesandosi al pubblico nella prima personale alla Galleria della Cometa di Roma, nel 1936: qui, la critica ne loda qualità e intensità. Si dedica poi all’insegnamento, anche all’Istituto d’arte applicata di Roma (dove fondò la sezione di Disegno su tessuto), alla scenografia e ai costumi teatrali. È proprio rievocando l’ambiente artistico nel quale operò, che si comprendono meglio i temi pittorici a lei più cari e qui convogliati per l’occasione: la sorella, l’ambiente familiare e gli amici soprattutto (in mostra anche i lavori che le dedicarono Ziveri e Mafai), ma pure i ritratti e gli autoritratti, i nudi femminili e le composizioni astratte.

L’intelligenza creativa e il buon gusto della Castellucci erano sorprendenti: disegnava benissimo (anche per le case di moda) e realizzava scarpe, borse e oggetti di arredo. Personalità poliedrica, gli autoritratti attraggono lo spettatore e sono subito riconoscibili per via dei grandi occhi, scuri e penetranti: ritratti che fissano e incatenano, parlando con la voce dell’artista. Nei ritratti è impossibile non notare l’attenzione alla psicologia del soggetto, con cui intesse un dialogo ininterrotto.

Ma è il colore l’elemento essenziale dei suoi dipinti: l’uso dello stesso va al di là dei puri rapporti tonali, è determinato nelle stesure, dense e piatte, e racconta una raggiunta qualità compositiva nell’impianto, segno di una precisa vocazione formale. Il suo tratto muta nel tempo: negli anni ’40 è più mosso, spesso, con luci e ombre più accentuati, è più efficace nel rapporto tra figure e ambiente. Nei nudi le pennellate dense conferiscono grande sensualità; nei paesaggi e nelle nature morte le tinte di rosso, verde, azzurro e di viola, fanno sì pensare a Mafai, ma anche al fatto che la pittura della Castellucci si fa, via via, più solida e più elegante.

C’è anche una fase neocubista (documentata in questa mostra con le vedute di Piazza del Popolo e del gazometro) in cui ella procede per tagli netti, senza manierismo e spirito imitativo, al di là della polemica tra astrattisti e realisti. E anche le composizioni geometriche: “tentativi” più che altro, perché Katy aveva un carattere inquieto dietro l’incanto delle sue opere, e dalla fine degli anni ’50, declinò ogni invito a esporre in pubblico, riducendo drasticamente il suo impegno fino agli ultimi anni della sua vita (morì nel 1985).

Menzione a parte per i tantissimi disegni, parecchi di grande qualità e per la maggior parte autonomi dalla pittura. Qui, pur con continue variazioni di tratto, via via, il segno diviene più incisivo e vibrante, fino ad una linearità essenziale.

L’esposizione, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Alessandro Pagliero, è organizzata da Zètema Progetto Cultura. Fino al 10 ottobre 2021.

Info: http://www.museivillatorlonia.it