Virtus Roma, bentornato Attilio Caja

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Attilio Caja tecnico Virtus Roma Basket
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Attilio Caja tecnico Virtus Roma Basket

Pavia e Casalpusterlengo si trovano ad un tiro di schioppo. A circa 40 km. Senza traffico ci si mette una mezz’oretta per andare dalla città natale del nuovo coach della Virtus Roma, Attilio Caja, alla città dell’Assigeco che domenica la Virtus Roma si troverà ad affrontare nel Palazzetto di Viale Tiziano.

Chissà se il recordman assoluto della storia della Virtus, coach Caja, con le sue 7 stagioni, 233 panchine e 126 vittorie a cavallo degli anni 2000 avrebbe mai pensato che sarebbe tornato a guidarla proprio contro Casalpusterlengo. Scherzi del destino. E dell’ingegner Toti. Già, perché Caja lasciò la Virtus nel 2002 dopo l’ennesimo dignitoso campionato. Lasciò dopo un’altra buona stagione senza che gli venisse concessa la possibilità di allenare lo squadrone dell’anno successivo. Del magnifico quintetto Tusek, Jenkins, Anthony Parker, Myers e Santiago (senza dimenticare Bonora, Righetti e Tonolli) lui ebbe a disposizione nella sua ultima stagione romana solo Carlton Myers. Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo l’anno successivo se quei campioni anziché metterli sotto la discutibile guida di Piero Bucchi fossero rimasti con Attilio Caja. Penso che Caja quella semifinale maledetta contro la Fortitudo l’avrebbe vinta. E penso che la Virtus, con un allenatore vero come Attilio da Pavia, avrebbe vinto anche il campionato. Invece, Caja questa possibilità non la ebbe. Toti scelse altrove. Scelse Piero Bucchi. Sbagliando. Come spesso gli è accaduto in questi anni.

Dopo 13 anni Attilio torna a casa. Certo avrebbe sperato in un palcoscenico più nobile per la sua 234ma panchina romana. Magari giocare contro Milano o Bologna.

Invece ha accettato una scommessa, forse persa in partenza. Ha accettato di guidare una Virtus allo sbando, ultima in serie A2 in cui lo scontro con Casalpusterlengo diventa una sfida quasi da dentro o fuori. Ha accettato richiamando, nelle sue prime parole romane, la necessità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di ricostruire un tessuto con i tifosi di crederci e trovare entusiasmo. Ricordando che già la prima volta che accettò la panchina di Roma trovò una squadra ripescata dall’A2 (la Virtus l’anno prima era retrocessa ma aveva acquistato il titolo di Desio di fatto comprandosi la permanenza nella massima serie) con giocatori giovani, inesperti che diedero l’anima arrivando fino ai play off. Ma in quella squadra, omette il buon Attilio, c’era gente come Donato Avenia, il giovane Tonolli, l’esperto Ambrassa. C’era gente che seppe guidare un gruppo verso risultati insperati e lo stesso Caja verso il titolo di miglior allenatore dell’anno. In questa Virtus, caro coach, queste qualità scarseggiano.

E voglio sperare che sia solo pretattica quando affermi di non ritenere necessario tornare sul mercato. Ho moltissimo rispetto per le tue capacità di tecnico e di insegnante di basket, ma senza un paio di innesti, senza un centro vero, questa squadra è destinata a morire.

Diciamocelo francamente. Da vecchi amici. Non hai riportato quell’entusiasmo che forse sarebbe stato imprescindibile e che solo Marco Calvani avrebbe potuto garantire a questa piazza. Ma tutti noi ti stiamo accogliendo con il rispetto che merita il ritorno di un amico con il quale abbiamo condiviso tante battaglie e che in un momento buio, il più buio, si prepara all’ennesimo scontro. Ma, coach, non passare alla storia per l’allenatore dell’agonia della Virtus Roma. Per quello che ha accompagnato la Virtus nel semi professionismo della terza serie. Imponi, per quanto sia possibile, scelte dignitose. E salvaci da questo strazio. Quantomeno restituisci ad una piazza come Roma ed a noi tifosi la dignità ed il rispetto che meritiamo.

Domani ci sarò contro Casalpusterlengo. Come se giocassimo contro Milano. E sono sicuro, coach, che la tua presenza non passerà inosservata. Neanche nel risultato finale. Bentornato a casa, Attilio.