Wes Anderson e Donna Tartt alla Festa del Cinema

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Wes Anderson e Donna Tartt
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Wes Anderson e Donna Tartt

Wes Anderson era già stato ospite al Festival del Cinema di Roma nel 2013. Il regista di film cult come I Tenenbaum (2001) e Grand Budapest Hotel (2014) è tornato nella Città eterna insieme alla scrittrice Donna Tartt per un altro appuntamento con il pubblico romano. Tra le sequenze cinematografiche mostrate da Monda e commentate dai due ospiti, spicca quella tratta da La grande bellezza di Paolo Sorrentino, protagonista dell’incontro di domenica scorsa: “È un film pieno di luce e di buio: ti trascina, ti emoziona, ti fa ridere. I personaggi sono profondi e complicati”, ha sostenuto la Tartt. Da una parte il cinema con Anderson, dall’altra la letteratura con la Tartt: questo il quarto incontro speciale della Festa, moderato dal Direttore Artistico Antonio Monda.

alla Tartt: il cinema e le immagini hanno influenzato il tuo lavoro di scrittrice?

Donna: “Quando ero piccola andavo a piedi al cinema della mia città (Grenada, Mississippi). A quei tempi non c’erano film vietati ai minori, avevamo maggiore libertà: il cinema è entrato fin da subito nella mia vita”.

a Anderson: la letteratura ha influenzato la tua carriera di regista?

Wes: “Nel cinema il 60% dei film è l’adattamento di un libro. Ad esempio per Grand Budapest Hotel (ispirato alle opere dello scrittore austriaco Stefan Zweig) abbiamo adattato senza permesso: abbiamo rubato spunti e dettagli. Personalmente non amo adattare ma rendere il film mio, in quanto i grandi libri difficilmente migliorano sullo schermo”.

Alla Tartt: ci sono autori italiani che ami?

Donna: “Dante, per un anno l’ho studiato all’università e l’ho trovato uno scrittore moderno. La Divina Commedia è un’opera romanzesca”.

A differenza dei precedenti incontri con gli ospiti della manifestazione, questa volta anche il pubblico è potuto intervenire:

a Anderson: Martin Scorsese ti ha indicato come suo erede. Che somiglianze trovi con i suoi film?

Wes: “Martin ha rilasciato questa dichiarazione in un’intervista di tanto tempo fa. Gli era stato chiesto di scegliere qualcuno e ha scelto me. Ne sono stato contento, credo l’abbia fatto perché io, come altri registi, siamo stati inevitabilmente influenzati dal suo cinema. Lui è sicuramente tra quelli a cui ho pensato nel realizzare i miei film”.

a Anderson: come nutri la tua creatività?

Wes: “Prima passavo tutto il mio tempo a leggere e guardare film, poi l’ho fatto sempre meno. Ci sono due modi di imparare: dai mentori o dai propri coetanei all’interno di un gruppo. Credo sia importante imparare dagli altri, solo pochi artisti sono esclusivamente concentrati su se stessi”.

A Anderson: qual è il filo conduttore dei tuoi film dal punto di vista dei temi e dei contenuti?

Wes: “Un film per me è un progetto che inizia con un personaggio o un gruppo di personaggi, ad esempio in Grand Budapest Hotel tutto inizia con il personaggio di Ralph Finnies. Viene prima il personaggio dello stile”.

A chiudere l’incontro una sequenza scelta da Anderson e tratta da L’oro di Napoli di V. De Sica: “È un film che in America quasi nessuno conosce. Totò è un attore indimenticabile: è un film che dovrebbe essere visto in tutto il mondo”, ha dichiarato il regista.

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