
L’obiettivo dei convegni non risiede nella passerella dei relatori ma nel messaggio che il pubblico recepisce dai contenuti loro offerti. Per questo, dopo l’evento organizzato tra gli altri da Meta Magazine, abbiamo scelto di dare voce al racconto di alcuni ragazzi che ivi hanno partecipato. L’obiettivo di portare nelle scuole del territorio dei Castelli Romani e di Albano in primis, è già iniziato, partendo proprio dalla presenza, nutrita e partecipata, di tanti giovani al Museo Diocesano lo scorso 3 Febbraio. Iniziamo proprio da Matteo Borelli, uno di loro, studente all’ultimo anno di Liceo Classico, frequentante lo storico Liceo Ugo Foscolo di Albano, che racconta per noi l’evento secondo le sue sensazioni.
La motonave Toscana arriva in porto a Venezia. Gli esuli di Pola scendono in fila uno dopo l’altro. Chi tiene per mano un bambino, chi spinge una carrozzina, chi a fatica trascina i bagagli in cui ha infilato tutto ciò che ha potuto portare via da una casa non più sua, divenuta proprietà del Maresciallo Tito. Il filmato dell’istituto Luce ancora oggi, a quasi settant’anni di distanza, riesce a raccontare con una potenza incredibile la sofferenza di un’intera comunità, quella italiana di Fiume, Istria e Dalmazia perseguitata negli anni Quaranta e Cinquanta dalle truppe Titine, che non può e non deve essere dimenticata.
Proprio a questo scopo la testata Giornalistica Meta Magazine il 3 febbraio ha organizzato una conferenza nella sede del Museo Diocesano di Albano Laziale, per parlare della situazione dei Nostri confini Orientali e ricordare le persecuzioni subite dagli Italiani di Fiume, Istria e Dalmazia ad opera delle truppe jugoslave del maresciallo Tito, dando particolare risalto al tremendo massacro delle Foibe, in cui morirono migliaia di Italiani. Alla conferenza, oltre al Sindaco di Albano Laziale Nicola Marini, hanno partecipato numerosi ospiti: Roberto Libera direttore del Museo Diocesano di Albano, che ha letto una commovente lettera di un giovane soldato impegnato sul fronte Orientale durante la Prima guerra mondiale, Marino Micich, Presidente dell’Associazione per la cultura istriana, fiumana e dalmata nel Lazio, e Claudio Smareglia, nato a Pola nel 1947, figlio di un professore di Lettere che prima, durante la Seconda Guerra Mondiale, si oppose al nazismo, finendo nel campo di lavoro diBuchenwald], e poi, durante il regime Titino fu arrestato dalla polizia jugoslava ed infoibato.
L’ultimo ospite a prendere la parola è stato l’On. Roberto Menia che, dopo una lunga battaglia parlamentare nel 2004 è riuscito a far approvare una legge che permettesse di istituire per il 10 febbraio La Giornata del Ricordo per commemorare le vittime delle Foibe e dell’esodo Giuliano Dalmata. Durante il suo Intervento Menia ha parlato dell’interminabile crociata portata avanti per far approvare la legge e ha ribadito l’importanza che la presenza italiana in Istria e Dalmazia non venga dimenticata né cancellata.
Alla fine l’obbiettivo della conferenza è stato completamente raggiunto: gli interventi dei vari ospiti sono riusciti a rievocare in modo potente e vivido il ricordo della tragedia vissuta dalla popolazione Giuliano Dalmata negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, ma sono riusciti anche a far capire che nelle terre di Istria e Dalmazia fin da tempi remoti c’è stata una fortissima presenza italiana, presenza che, nonostante gli sforzi delle truppe titine, non è stata eliminata né nella popolazione né nell’architettura delle città, perché, per citare le parole di Smareglia:, “è stato possibile infoibare le persone ma non le pietre”.
Matteo Borelli


















