Al Museo Napoleonico, con la mostra dedicata “All’esilio e alla morte”, le memorie di Bonaparte

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Al Museo Napoleonico, con la mostra dedicata “All’esilio e alla morte”, le memorie di Bonaparte. Fu forse vittima della sua stessa leggenda?

L’occasione era di quelle ghiotte, e Roma, che Bonaparte voleva rendere una “seconda Parigi”, non poteva non celebrarlo a 200 anni dalla morte, con la mostra “Napoleone ultimo atto.

L’esilio, la morte, la memoria” all’omonimo museo sul Lungotevere, dopo aver già tagliato il nastro di quell’altra ai Mercati di Traiano, sempre a lui dedicato.

Il Museo Napoleonico, con materiali che ricostruiscono i momenti estremi dell’imperatore, fino al 9 gennaio 2022, illustra le vicende dell’esilio e della morte, nonché quelle riguardanti il trionfale ritorno delle sue ceneri a Parigi (per mezzo della prestigiosa serie di litografie, fulcro dell’ultima sezione).

Qui, l’epopea napoleonica è raccontata attraverso i suoi momenti finali,
illustrando l’epilogo della parabola attraverso un racconto visivo evocativo, (tra stampe, acquerelli, monete ed effigi scultoree) che valorizza il rilevante nucleo di oggetti propri del Museo ospite, mai presentato interamente.

Confinato a Sant’Elena, aspro dominio inglese nell’Atlantico, Napoleone vi iniziò una seconda vita: l’eco delle sue imprese folgoranti si è spenta; è un periodo di  riflessione, dopo tanti anni di gloria. L’esposizione capitolina, infatti, colpisce per la dimensione intima che indaga le pieghe del vissuto dell’imperatore; il confino forzato lo rende “più umano”, una probabile vittima del suo stesso mito.

La maschera funeraria (dal calco del medico Francesco Antonmarchi), ma pure le tabacchiere, i giochi di società, i libri, i lussuosi vestiti: “memorabilia” che trasmettono allo spettatore la sensazione di aver indagato una parte sconosciuta. Memorabilia, però, che, oltre al valore storico, hanno uno straordinario riscontro simbolico da lui stesso riconosciuto, tanto da esprimere nel proprio testamento (presente in copia nella mostra) la volontà di destinare tali oggetti al figlio. Che, naturalmente, non li avrà mai.

La curatrice, Elena Camilli Giammei, articola il percorso espositivo in quattro sezioni: “Sant’Elena, l’ultima isola”; “Reliquie dall’esilio”; “Il n’est plus”; “Il ritorno delle ceneri a Parigi nel 1840”: tutto, per un totale di circa 85 pezzi.
Sul web, la mostra è accompagnata da cinque conferenze (tutte alle ore 16), tenute da specialisti di settore. Dopo le prime in questi mesi, si riprende il 27 settembre, con Angelica Antonietta Zucconi e: “Le maîtresses d’un jour di Napoleone”; il 18 ottobre, Marcello Teodonio con: “Quer gran colosso/che ppotava li re co la serecchia. Napoleone e la sua famiglia nei sonetti di Giuseppe Gioachino Belli”; in chiusura: il 22 novembre, Federico Greco con: “Napoleon: il miglior film (mai realizzato) di tutti i tempi”.
Promossa da Sovraintendenza Capitolina ai Beni Culturali e l’Organizzazione di
Zètema Progetto Cultura, l’ingresso al Museo Napoleonico è gratuito, ma la prenotazione allo 060608 è obbligatoria sabato, domenica e festivi entro il giorno prima (per il resto della settimana, è fortemente consigliata).

Info: http://www.museonapoleonico.it; www.museiincomuneroma.it

 

 

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