Albano, Borelli e Pd si assumano le loro responsabilità

I tredici consiglieri che hanno fatto cadere la giunta vanno ringraziati per avere protetto la città da ulteriori mortificazioni

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Borelli e Andreassi

L’atto di sfiducia con cui tredici consiglieri comunali di Albano hanno decretato lo scioglimento del Conmsiglio Comunale e la conseguente caduta del Sindaco Borelli e della sua giunta fa chiarezza una volta per tutte sul reale stato di un’alleanza, quella del centrosinistra di Albano, che non è mai stata politica, prigioniera di contraddizioni interne che il Sindaco ed il Pd hanno sempre rifiutato di affrontare, trincerandosi dietro uno sterile culto della personalità, perdendo così un pezzo alla volta, fino all’inevitabile epilogo.

Un modo di fare politica non politico, che squalifica la dialettica a scontro personale, proprio perché si è privi di una bussola politico-amministrativa e di chi è deputato a rappresentarne una leadership fuori dalla bolla dei social network.

Da oltre due anni su queste pagine raccontiamo i fatti, dandone una lettura politica, e anticipandone quasi sempre gli sviluppi, non perché dotati di particolari doti taumaturgiche, ma perché in possesso di basilari concetti di analisi. Lo abbiamo fatto sforzandoci di elevare il confronto, rifuggendo quella lotta nel fango verso cui l’ex maggioranza purtroppo ha mostrato di voler portare la città, anche in queste ore. L’ennesima occasione persa.

Al principio è stato l’assessore Sementilli a scoperchiare la pentola dei problemi e si è scelto di rispondergli con il ritiro delle deleghe, accompagnato da scuse paternalistiche che mai sono entrate nel merito delle questioni. Quindi è stata la volta dell’intero gruppo consiliare di Viviamo Albano, la compagine che esprimeva addirittura il Vice Sindaco, ad ufficializzare l’uscita dalla maggioranza parlando di “paralisi dell’azione amministrativa”, incomunicabilità e scarse capacità di gestione. In questo caso la replica fatta filtrare vagheggiava di fantomatici “interessi personali”, essendo le due consigliere di sesso femminile si è pensato bene di ricorrere al più classico degli armamentari riconducibili alla tanto osteggiata a parole cultura patriarcale.

Sullo sfondo le continue e crescenti tensioni con Patto Civico e Noi Domani, liste di area socialista che accusando la maggioranza ed il Sindaco di scarsa collegialità sono passate prima all’appoggio esterno, per poi abbandonare definitivamente la nave dopo un breve momento di ricucitura. Anche qui la risposta non è andata oltre la scrollata di spalle e qualche velina che mirava al discredito personale dei consiglieri reprobi, mai un contenuto politico attinente all’amministrazione cittadina.

Come se non bastasse ad agosto è arrivata l’ufficializzazione dell’uscita dal gruppo consiliare del Partito Democratico di Nicola Marini, per dieci anni Sindaco e attualmente Presidente del Consiglio Comunale. Un atto talmente dirompente che avrebbe dovuto consigliare di azzerare quantomeno la giunta, invece no, niente, silenzio.

Non si era più in grado neppure di garantire il numero legale in aula, tanto da non essere stati in grado di approvare importanti provvedimenti di bilancio, ma neanche questo bastava a provocare un sussulto, preferendo la pesca miracolosa alla politica..

Davanti a tutto ciò i tredici andrebbero ringraziati, per essersi assunti la responsabilità di proteggere la città rispetto ad ulteriori mortificazioni.

Invece ecco tornare le solite accuse a mezzo stampa, quelle secondo le quali ci sarebbero inconfessabili interessi personali dietro la sfiducia. C’è chi addirittura si lancia in proditorie disamine dietrologiche secondo le quali ad essere stata punita sarebbe stata l’ostilità del Sindaco all’inceneritore di Santa Palomba. Un fare manicheo che mette a nudo un atteggiamento bambinesco, irresponsabile e privo di qualsiasi nerbo, che poco si confà ad esponenti politici di governo, che dovrebbero sapere che quando si lanciano simili accuse si dovrebbe avere il coraggio di esplicitarle pubblicamente, altrimenti restano illazioni. Dispiace in particolare che a rendersi protagonisti o complici di certi atteggiamenti siano coloro che in passato hanno avuto ragioni per lamentare di essere state vittime di atteggiamenti giustizialisti. Un andazzo a cui si unisce anche la segreteria provinciale dem, che denuncia il grande complotto, scandalizzandosi del metodo con cui si è fatta cadere la giunta, dimenticandosi di quando è stato lo stesso Pd ad organizzare, avallare e rivendicare analogo metodo a Roma, quando fu defenestrato Ignazio Marino, ed in provincia, come insegnano i casi di Palestrina e non solo. Ai dietrologi di complemento invece occorrerebbe ricordare che se cercano i mandanti dell’operazione inceneritore possono citofonare a Roberto Gualtieri ed al Partito Democratico di Roma e del Lazio. Un Pd che senza la guida illuminata di Bruno Astorre è la copia sbiadita di ciò che voleva e doveva essere: da Albano a Genzano, passando per Ciampino, una crisi dietro l’altra.

La verità è chiara a chi la vuole vedere, e si ritrova come già abbiamo avuto modo di spiegare, nella natura stessa di questa ex maggioranza. Costruita in nome del ricambio generazionale, imperniato sulle figure del Sindaco e del Vice Sindaco, ha fallito prima di tutto in quelli che erano i suoi principi ispiratori, quindi nelle capacità dei suoi due alfieri di rappresentarle, nel metodo e nel merito. Non a caso i punti di frattura politica nascono prima di tutto all’interno del Pd, con l’uscita dal gruppo di Marini e la presenza tra i tredici sfiducianti della donna più votata nella lista dem, oltre che nell’evaporazione, praticamente istantanea, sia dentro che fuori dal Consiglio Comunale,  di Viviamo Albano, il soggetto costruito da Luca Andreassi, rimasto numero due della giunta.

Ecco, invece dell’asilo mariuccia, dai giovani leoni del centrosinistra di Albano ci si attenderebbe un moto di orgoglio, tradotto in una qualche assunzione di responsabilità, meglio se pubblica e non affidata alle veline. Aiuterebbe a rasserenare il clima in una città che si appresta ad una calda e lunga campagna elettorale. I cittadini di Albano lo meritano.