Alla Centrale Montemartini, mosaici dalle Collezioni Capitoline per la mostra i “Colori dei Romani”

La mostra appena inaugurata alla Centrale Montemartini, con la sua “trama colorata”, può aiutare a riannodare i fili di un racconto di Storia ininterrotto da millenni.

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Alla Centrale Montemartini, mosaici dalle Collezioni Capitoline per la mostra i “Colori dei Romani”

Provengono tutti dalle Collezioni Capitoline e sono dei capolavori, pur restando ancora poco noti al grande pubblico. Anche per questo motivo, oltre che per una certa connotazione augurale, la mostra appena inaugurata alla Centrale Montemartini, con la sua “trama colorata”, può aiutare a riannodare i fili di un racconto di Storia ininterrotto da millenni.
I “Colori dei Romani. I mosaici attraverso dalle Collezioni Capitoline”, a cura di Claudio Parisi Presicce, Nadia Agnoli e Serena Gugliemi, con affreschi e sculture (che costituivano parte dell’arredo degli edifici di provenienza) illustrano, nel modo più esaustivo possibile, i contesti originari di rinvenimento.

Si tratta di un’esposizione che è un affaccio sullo stile dei romani; un’esposizione intrigante anche perchè in contrasto con le macchine della dismessa centrale elettrica nello storico quartiere Garbatella.

Le scelte di allestimento, poi, con i quattro diversi colori per le quattro diverse sezioni, consentono di interpretare i motivi decorativi e l’aspetto formale delle opere come l’espressione del gusto e della volontà dei committenti, offrendo, al contempo, uno spaccato significativo della società tra il I secolo a.C. e il IV d.C.

E le foto storiche, gli acquarelli e i disegni, più che solo a corredo delle opere esposte, diventano qui una preziosa “documentazione d’archivio” che illustra i rinvenimenti fra il fervore edilizio dei primi decenni del ‘900, quando, parallelamente al progressivo ampliamento della Capitale d’Italia, si scrisse una delle pagine più fortunate dell’archeologia moderna. Alla Centrale Montemartini, il percorso espositivo procede per temi, seguendo un ordine cronologico.

“L’arte del mosaico presso i romani. La storia e la tecnica” (la prima sezione, dal colore rosso, con la storia dell’arte del mosaico); “Vivere e abitare a Roma tra la fine dell’età repubblicana e l’età tardo-antica: le dimore di lusso e i contesti domestici” (la seconda, contraddistinta dal colore verde, con i mosaici provenienti dalle dimore di lusso. A farla da padrone, uno straordinario mosaico parietale con la partenza di una nave dal porto, ornamento di una domus che sorgeva sul Quirinale e la cui ricchezza è ripercorsa, per l’occasione, con sculture e preziosi oggetti di arredo, esposti per la prima volta). Quindi, “Gli spazi del sacro: la basilica Hilariana” (la terza sezione, con il colore celeste, e la sede del collegio dei sacerdoti addetti al culto di Cibele e Attis, nonché la memoria del ricco mercante di perle – Hilarius – che sostenne gli oneri finanziari per la costruzione della basilica, dandole il nome) e “I mosaici degli edifici funerari nelle necropoli del suburbio di Roma” (la quarta e ultima, con il suo giallo tenue,  e il repertorio sepolcrale che esalta le qualità del defunto, rievocando i valori collettivi della società romana. Il mosaico ottagonale con pavoni è un esempio emblematico di un motivo sì decorativo ma anche ricco di significato: uccello sacro a Dioniso, lo splendido uccello allude alla rigenerazione oltre la morte).

Petronio nel Satyricon scriveva: “È assurdo che le case siano abbellite quando uno è vivo e non siano curate quelle abitazioni dove dobbiamo dimorare più a lungo”: qui, questa iscrizione ricorda un variegato repertorio di opere e motivi decorativi che ci spiega quanto per i romani l’amore “del bello” fosse ben più di cosa terrena. L’Organizzazione è di Zètema Progetto Cultura; la mostra resterà aperta fino al 15 settembre 2021.

Info: http://www.centralemontemartini.org/

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