All’Istituto Giapponese di Cultura di Roma, la mostra sui Manifesti e Ikebana Ohara per imparare a far dialogare fiori e spiritualità

L'occasione per celebrare gli 80 anni di relazioni tra la Santa Sede ed il Giappone

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All’istituto Giapponese di Cultura di Roma, il mese di giugno 2022 si è aperto all’insegna della “trascendenza” con “Ikebana Ohara: lecture-demonstration” e la possibilità di osservare da vicino il caposcuola Ohara Hiroki mentre compone, recide e fissa fiori, rami e il suo estro creativo in quattro vasi di dimensioni e forme differenti. In tutto, quattro creazioni che tolgono il fiato nella loro immensa semplicità, mettendo in pratica l’idea del bello declinato con stile.
Una lezione sulla “sottrazione”, che tanto avrebbe da insegnare alle filosofie occidentali contemporanee, spesso incentrate sull’ostentazione e il cattivo gusto.
Nella fattispecie, una lezione sull’ikebana proprio da chi lo impersona a “casa” e nel mondo, e che, per l’occasione, ha celebrato anche gli 80 anni delle relazioni tra Santa Sede e il Paese del Sol Levante, e la presentazione del nuovo Direttore dell’istituto Capitolino.
Proveniente da una delle maggiori scuole del Giappone (che anche in Italia ha chapter e annovera allievi e maestri), Ohara Hiroki dedica molte energie alla diffusione di questa forma d’arte, affascinando le platee internazionali.
Nata in Cina più di 1000 anni fa, Ikebana deriva dall’offerta rituale di fiori a Buddha e significa “fiori viventi”: il suo primo concetto-base è l’armonia della natura. Non caso, infatti, basandosi sui concetti filosofici e religiosi dello Zen, e rispetto alla decorazione floreale occidentale, il maggior pregio dell’Ikebana è nell’uso dei materiali: pochi rami, anche spogli; foglie, erbe; muschio e frutti; fiori semplici, ma preziosi (come orchidee e ortensie), a seconda degli stili, usando finanche lo spazio vuoto come elemento fondamentale delle composizioni.
La Scuola di Ikebana Ohara, in Giappone, è la seconda per fondazione ma la prima per diffusione nel mondo. Il suo ideatore creò una nuova forma di strutturazione che diede modernità alle forme compositive precedenti, consistendo nell’utilizzo di un contenitore basso, dove introdurre i materiali vegetali come su un piano geometrico: si abbandonavano così i pesanti vasi alti cinesi, ottenendo forme più libere e in tre dimensioni.
Inoltre, fino al 29 luglio 2022, l’Istituto Giapponese capitolino ospita la mostra: “La Conferenza degli animali-Selezione naturale di manifesti giapponesi”, a cura di Kitazawa Eishi e Rossella Menegazzo (lun-ven 9-12.30/13.30-17).
Quelli preferiti della grafica in questione sono animali reali o creature immaginarie: tutti comunicano messaggi legati alla sensibilizzazione ambientale e sociale; ma anche eventi culturali e marchi aziendali e istituzionali.
L’allestimento copre quattro sezioni: cultura, società, ambiente, aziende e istituzioni, che raccontano l’evolversi della comunicazione negli anni, attraverso il tema più amato: la pubblicità su manifesto. In tutto, oltre 100 opere, dagli anni Settanta al Duemila, firmati da diversi maestri del design giapponese, in cui si evidenziano l’evoluzione delle tecniche – dal disegno manuale alla computer grafica -, ma pure l’originalità e l’affacciarsi di motivi non sempre legati alla tradizione ma decisamente accattivanti per lo sguardo dello spettatore.
Info: https://jfroma.it