Alteri non chiede scusa e rilancia citando Gramsci

"La mia provocazione era rivolta ai menefreghisti" sostiene il Presidente della Commissione Urbanistica a Palazzo Savelli mentre Sindaco e maggioranza tacciono

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Palazzo Savelli di Albano Laziale

Non si placano le polemiche sulle ingiurie diffuse a mezzo social dal Consigliere Comunale di centrosinistra e Presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Albano Marco Alteri, rivolte nei confronti dei cittadini che hanno deciso di astenersi dal voto referendario nell’ultimo fine settimana.

Mentre dalla maggioranza pare vigere la consegna del silenzio, a partire dal Primo Cittadino Massimiliano Borelli, arrivano da Fratelli d’Italia, in particolare dal Capogruppo in Città Metropolitana Massimo Ferrarini e dal Coordinatore comunale Roberto Cuccioletta. Le richieste di chiarimenti, scuse e persino dimissioni dell’esponente della lista Identità e Bene Comune, diretta emanazione del Sindaco “dem”.

Polemiche che non scalfiscono le convinzioni di Alteri, che non solo non rinnega nulla di ciò che ha scritto, ma rilancia, parlando di “provocazione” verso gli “indifferenti”, citando financo Antonio Gramsci e Dante Alighieri.

“Ringrazio il direttivo di FdI di Albano per aver raccolto la provocazione della mia invettiva contro gli ignavi, che Dante riteneva indegni addirittura di andare all’inferno, gli indifferenti, che Gramsci odiava per la loro vigliaccheria, e i menefreghisti”. Scrive Alteri sui social. “Se non avessi usato un linguaggio colorito, purtroppo nessuno ne avrebbe parlato. Come un padre di famiglia disoccupato o i contadini strozzati dalla GDO quando bloccano una strada, lo fanno per essere ascoltati, perché se protestassero in maniera garbata nessuno se ne accorgerebbe. In futuro, in nome di una pseudo sicurezza, chi è vittima di un’ingiustizia rischia di andare in carcere se blocca una strada. Il sig. Ferrarini, purtroppo, non riporta correttamente la mia provocazione, e questo denota mala fede, una volontà di diffamare per non affrontare il problema. La mia provocazione non riguarda tutti coloro che non sono andati a votare, infatti, ho scritto chiaramente che ce l’ho solo con i menefreghisti.

Il menefreghismo rappresenta la negazione della democrazia, e occorre combatterlo in ogni modo, nche provocando se è utile ad aprire il dibattito. Il quorum del referendum è stato pensato in un tempo in cui l’85% della popolazione andava a votare, adesso che circa la metà dei cittadini si astengono, invece di eliminarlo o almeno ridurlo, il governo vuole innalzare il numero di firme da 500.000 a 1.000.000. Un’altra azione tesa a restringere gli strumenti democratici.

C’è bisogno di sentinelle vigili che difendano la Repubblica, non di ipocrisia e strumentalizzazioni”. Conclude.

A beneficio della chiarezza, noi che per primi abbiamo riportato la notizia dell’invettiva di Alteri contro i cittadini che hanno disertato i seggi, ripubblichiamo il testo integrale originale, in modo tale che tutti possano comprendere le parole attorno alle quali si sta discutendo.

“Nel non voto ci sono tante motivazioni . scrive Alteri – ci sono quelli che consapevolmente vogliono boicottare il referendum, quelli che sono schiacciati da problemi seri, tali da non riuscire a pensare ad altro, poi ci sono i menefreghisti, temo la fetta più grande. Quelli che tanto la cittadinanza ce l’hanno e si arrogano il diritto di scegliere anche per chi non ce l’ha, e magari li curerà quando staranno male. Quelli che hanno il posto fisso o sono pensionati ed egoisticamente pensano che le tutele sul lavoro non li riguardino. Mi rivolgo a voi menefreghisti, avete tempo fino alle 15:00 per dimostrare a voi stessi di non essere dei pezzi di merda, dando così un segnale di speranza anche ai giovani, affinché non pensino di vivere in un Paese di pezzi di merda”.

Senza scomodare personalità del calibro di Antonio Gramsci, o Rino Formica che in una sua celeberrima frase assurgeva gli escrementi a germogli della politica, ci sentiamo di consigliare i politici locali che l’essere rappresentanti dei cittadini in seno alle assemblee elettive come i Consigli Comunali, implica una assunzione di responsabilità, anche nell’uso del linguaggio, oltre che nelle capacità concrete di fare ciò per cui si dice di impegnarsi davanti agli elettori. I social rappresentano una tentazione per alcuni irresistibile all’invettiva, allo sfogo del momento, causato da una frustrazione come può essere una sconfitta o una battaglia persa. Per questo, a differenza di qualche anno fa, a chi oggi si candida ad essere classe dirigente è richiesta una qualità in più, in termini di autocontrollo e consapevolezza nella comunicazione, di tutta evidenza assente nelle parole di Alteri. Ammetterlo farebbe bene anche a lui crediamo.