C’era una volta a Rocca di Papa la Casa del Bosco

0
3655
casa
La Casa del Bosco a Rocca di Papa
casa
La Casa del Bosco a Rocca di Papa

Passeggiando per Rocca di Papa tra le vie più suggestive e panoramiche c’è senz’altro viale Madonna del Tufo che prende il nome dall’omonimo santuario. Procedendo lungo questa via in direzione del paese, accarezzati da un venticello fresco tipico di queste zone, all’altezza del civico 47 non possiamo impedire ai nostri occhi di ammirare la maestosità e l’unicità della Casa del Bosco. Così originariamente denominata per la sua collocazione a ridosso di un bosco, attualmente è anche conosciuta da qualche roccheggiano come La Villetta, costruita nel lontano 1905 si distingue da tutte le altre abitazioni per la sua imponenza ed il caratteristico stile architettonico che trae ispirazione dalle costruzioni dello stato del Maine nel Nord America, luogo dagli inverni rigidi molto simili a quelli del piccolo paese e dagli estesi boschi nei quali Stephen King ha spesso ambientato i suoi romanzi.

Esternamente la Casa del Bosco non ha subito particolari modifiche, conservando a tutt’oggi l’antica bellezza che è divenuta un’attrazione per i turisti che le scattano molte fotografie ed è inoltre un punto di riferimento per i cittadini del posto. Descriverla soltanto come una bella casa sarebbe riduttivo perché le sue mura sono state attraversate da un pezzo significativo di storia che non è stato giustamente approfondito e su cui desideriamo far luce.

L’attuale proprietaria Marcella Mammucari mi ha aiutata a ricostruire la storia della sua abitazione attraverso documenti fotografici, scritti e grazie ai racconti di altri testimoni.

Come suddetto la Casa del Bosco è stata costruita su commissione nel 1905 da un architetto tirolese che la consegnò al suo primo proprietario Luigi Delfino Rossetti (1881-1912).

Quest’ultimo, soprattutto per quell’epoca, proveniva da una famiglia benestante, era infatti il terzogenito di un illustre avvocato piemontese che morì accidentalmente ad Alessandria d’Egitto investito da una carrozza.

Il Rossetti invece era un appassionato artista che studiò a Livorno e coltivò tutte le forme dell’arte decorativa come la pittura, la modellazione ed infine l’acquaforte (un disegno ottenuto incidendo una lastra di metallo per mezzo di un acido) con cui riscosse il suo maggior successo. Tra le più note acqueforti si ricordano Bosco Sacro, Venezia e Villa Borghese esposte nel 1912 alla Mostra della Società degli Amatori e Cultori delle Belle Arti sostenuta dal Comune di Roma dal 1884 sino al 1930.

Nel 1905 conobbe a Berlino la concertista Manoelita De Andagua, una donna già divorziata e di sette anni più grande di lui della quale si innamorò follemente tanto da sposarla subito quando questa giunse a Roma per alcuni concerti.

Successivamente quest’ unione matrimoniale si deteriorò ed i coniugi decisero di separarsi ma il Rossetti amando ancora molto sua moglie non riuscì ad accettare questa realtà e dopo l’udienza in Tribunale si suicidò sparandosi al ventre sulle scale del Palazzo di Giustizia di Roma (detto anche Palazzaccio) nel 13 giugno del 1912.

Dopo la tragica morte del marito, la vedova Rossetti che aveva ereditato la Casa del Bosco costruita per lei come dono d’amore, decise di venderla all’architetto che la ideò.

Di lì a poco scoppiò la Prima guerra mondiale e di quel periodo non abbiamo notizie, al contrario sappiamo che durante il periodo del Secondo conflitto mondiale, la villa venne sequestrata dai tedeschi che ne fecero un luogo di incontro per le loro riunioni, venne allestita una sala da pranzo che faceva capo all’ex Hotel Europa di Rocca di Papa centro del comando tedesco.

Tra le personalità storiche che frequentarono lo chalet americano in quel periodo, pare ci sia anche stato Adolf Hitler, un’anziana signora roccheggiana afferma di essere protagonista di un incontro avvenuto proprio con il tiranno tedesco.

Ai tempi, la signora racconta di aver avuto circa dieci anni e che uscendo da scuola si recò all’ Hotel Europa dove sua madre lavorava come cuoca, qui le comunicarono che quest’ultima era stata convocata alla Casa del Bosco per preparare il pranzo.

La bambina ansiosa di trovare sua mamma corse allo chalet americano e tra le lacrime cominciò a bussare alla porta con vigore, la testimone racconta di aver visto sopraggiungere all’ingresso Hitler in persona che venne riconosciuto dalla fanciulla grazie ai numerosi manifesti raffiguranti il suo inconfondibile volto per le vie del paese. Sorprendentemente dopo aver ascoltato la bambina, Hitler lasciò che giungesse da sua madre.

Con la fine della guerra i tedeschi abbandonarono la casa che venne saccheggiata dai ladri e completamente spogliata delle sue ricchezze, la privarono di quadri di valore tra cui il ritratto della moglie del Rossetti. Dopo esser stata svuotata divenne ricovero di sfollati che con il passar del tempo contribuirono a deteriorarla, in quel periodo diversi roccheggiani vennero dati alla luce proprio nella Casa del Bosco.

Nel 1947 circa, l’immobile venne acquistato da un certo Brunetti, un costruttore del paese che poco dopo perse tutto giocando d’azzardo e per estinguere i suoi debiti lo mise in vendita.

Nel 1949 a comprare la casa per una cifra di un milione e mezzo di vecchie lire fu Ottorino Botti, nonno della signora Marcella, attuale proprietaria della Casa del Bosco.

Il signor Ottorino, classe 1902, fin da bambino promise a se stesso che un giorno quella proprietà sarebbe divenuta sua, nutriva un sentimento di ammirazione per quella casa in cui vedeva sostare diverse Torpedo, automobili di lusso di quei tempi.

A quanto pare Ottorino riuscì a coronare il suo sogno e divise la villa in tre appartamenti ma poco dopo la sua morte avvenuta nel 1965, il 12 ottobre l’abitazione venne colpita da un grave incendio che distrusse tutto l’ultimo piano, compreso il tetto.

Infatti, la vedova Botti aveva precedentemente dato in affitto la casa che gli stessi affittuari, nel ristrutturarla, provocarono un corto circuito che incendiò tutto l’ultimo piano in legno pitch-pine e vani furono tutti i tentativi di reprimere il divampare delle fiamme.

L’assicurazione che copriva l’immobile in caso di incendio ripagò i danni subiti per l’esorbitante somma di 150 milioni di lire. Negli anni avvenire iniziarono i lavori di ristrutturazione ed il livello che era stato incendiato venne rifatto in cemento armato.

Dopo varie trafile burocratiche, nel 2000 la Casa del Bosco diviene ufficialmente proprietà della signora Mammucari che ha riportato la sua dimora all’antico splendore, curandola in ogni suo dettaglio, grazie al suo impegno nella stagione calda possiamo ammirare la costruzione in tutta la sua bellezza ornata da balconi e ringhiere colme di pittoreschi gerani rossi che avvolgono il paesaggio di un’atmosfera romantica. Nel periodo natalizio invece, sulla grande terrazza spiccano tre maestosi abeti bianchi su cui scintillano delle vistose luminarie, uno spettacolo che si ripete ogni anno.

Marcella ha dedicato e dedica ancora con amore ed impegno parte della sua vita alla manutenzione della Casa del Bosco, un impegno che richiede molto lavoro ed in onore del quale desidererebbe essere ripagata dalle istituzioni nell’aiuto alla conservazione della memoria della casa e nel rendere a questa il riconoscimento storico che merita.

 

Per chi fosse in possesso di altre notizie riguardanti la storia della Casa del Bosco o volesse aggiungere ulteriori testimonianze può contattare la redazione di Meta Magazine sul sito web www.metamagazine.it o sull’omonima pagina Facebook, oppure può contattarmi all’ indirizzo email: marzia51@hotmail.it.

Print Friendly, PDF & Email