Cericco “Asl RmH ascolti le madri, non siamo estremiste”

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Convegno de La Goccia Magica con i Sindaci dei Castelli su allattamento e maternità
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Convegno de La Goccia Magica con i Sindaci dei Castelli su allattamento e maternità

Con Michela Cericco, Presidente de La Goccia Magica, tracciamo un primo bilancio del convegno con i Sindaci del distretto socio sanitario dei Castelli Romani e le mamme, sul tema della maternità consapevole.

Michela: si ritiene soddisfatta dell’esito dell’appuntamento organizzato da La Goccia Magica ad Ariccia in collaborazione con i Comuni dei Castelli Romani lo scorso 10 Aprile?

“La nostra richiesta di ascolto è stata accolta, tutti i sindaci coinvolti si sono resi disponibili a partecipare e a far sentire la loro presenza, capire meglio le nostre istanze come anche i rappresentanti della Regione Lazio e del Consiglio Regionale. La giornata è servita a dare un senso alla parola alleanza tra cittadine/i ed istituzioni. I contenuti e le istanze portate in evidenza riguardo il percorso nascita e parto, come è stato ricordato, sono il punto di partenza di una relazione tra due persone competenti, madre e bambino/a, che nella nascita esprimono le loro competenze e se si disturba questo processo fisiologico e biologicamente programmato si commettono dei danni oggi sottostimati e sottovalutati dagli operatori sanitari, per l’impatto sugli individui. Per le madri questo è chiaro, invece per chi ha il compito di programmare e attuare gli atti aziendali non lo è in egual misura. L’assenza del Direttore Generale della nostra ASL al convegno è un segnale che la nostra richiesta di essere ascoltate, in quanto madri e cittadine, è rimasta disattesa. Questo ci rammarica molto, perché è la stessa azienda che ha il dovere di prendersi cura delle madri e dei nostri bambini”.

Dal convegno è emersa la necessità di rifondare il sistema di assistenza sanitaria alle donne partendo dai consultori: ci può spiegare in breve perchè secondo voi andrebbero potenziati questi istituti?

“I consultori familiari sono inseriti nel S.S.N. come servizi di livello essenziale assistenziale L.E.A. (insieme delle attività, dei servizi e delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza). Le indagini conoscitive condotte nel corso degli anni sull’efficacia di tali servizi, sono una pietra miliare di come un sistema di comprovata efficacia porta dei risultati che si traducono in promozione della salute. Chi mette in discussione la strutturazione di questi servizi non ne conosce l’essenza o opera senza avere in mente la norma. Se i consultori familiari sono messi nella condizione di operare sono già una risposta a molti bisogni, soprattutto delle donne e delle famiglie. La ASL RMB ha ottenuto il riconoscimento di Comunità amica del bambino grazie all’opera dei consultori. Questo è un esempio molto vicino a noi, che soffre lo stesso piano di rientro e commissariamento dalla sanità regionale e dimostra che se i consultori sono messi nella condizione di operare in maniera adeguata possono dare un valido contributo al percorso nascita che in questa epoca ha bisogno di molta attenzione visto che viviamo in un paese dove l’evento nascita è malato”.

Nel suo intervento introduttivo ha illustrato, fornendo delle percentuali e dei dati, come in Italia e nella Regione Lazio, ancora troppo pochi sono gli ospedali che hanno ottenuto la dicitura “Amici del Bambino”: ci può spiegare cosa significa questa dicitura e cosa le associazioni delle donne come La Goccia Magica auspicano succeda nei prossimi mesi sul territorio della Asl Rm H per raggiungere gli obiettivi che si sono prospettati durante il vostro convegno?

“In Italia l’assistenza al percorso-nascita, inteso come espressione di un processo normale e fisiologico, e l’integrazione dei percorsi assistenziali tra ospedale e territorio è presente nelle politiche nazionali da molti anni. Lo spirito della Dichiarazione di Alma Ata sull’assistenza sanitaria primaria (Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS/UNICEF) del 1978 e della Carta di Ottawa (OMS) del 1986 sulla promozione della salute è stato interpretato a partire dalla legge istitutiva sui Consultori Familiari e ripreso successivamente nel Progetto Obiettivo Materno Infantile (P.O.M.I.).

In tempi più recenti, le strategie baby-friendly promosse da OMS e UNICEF sono state incluse nelle politiche nazionali (Piano sanitario nazionale, Piano nazionale di prevenzione, Programma Guadagnare Salute) e hanno promosso e certificato percorsi “Amici dei bambini”, che prevedono l’adozione di buone pratiche per la salute della madre e del bambino, centrate sul rispetto dei processi fisiologici, in modo integrato e multisettoriale.

La recente inclusione nei percorsi “Amici dei Bambini” delle “Cure Amiche delle Madri” denota il progressivo cambio di paradigma verso la cura della madre e del bambino intesi come diade non separabile, con conseguenti modifiche significative sul piano organizzativo e assistenziale (processo della nascita non disturbato, riduzione dei tagli cesarei, contatto pelle-a-pelle immediato e prolungato, rooming in).

Oggi a distanza di decenni la situazione nazionale è questa: solo 23 ospedali hanno ottenuto il riconoscimento “Ospedale Amico dei Bambini” e nella nostra regione la situazione non ha raggiunto gli obbiettivi sperati, suggeriti 10 anni orsono dalla Regione Lazio che chiedeva di individuare uno o due punti nascita per ASL per attuare i 10 passi per il riconoscimento di “Ospedale Amico dei Bambini.

I Dieci Passi per proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento al seno sono i seguenti:

Ogni punto nascita e di assistenza al neonato dovrebbe:

  1. Definire una politica aziendale e dei protocolli scritti per l’allattamento al seno e farli conoscere a tutto il personale sanitario
  2. Preparare tutto il personale sanitario per attuare compiutamente questo protocollo
  3. Informare tutte le donne in gravidanza dei vantaggi e dei metodi di realizzazione dell’allattamento al seno
  4. Mettere i neonati in contatto pelle a pelle con la madre immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora e incoraggiare le madri a comprendere quando il neonato è pronto per poppare, offrendo aiuto se necessario.
  5. Mostrare alle madri come allattare e come mantenere la secrezione lattea anche nel caso in cui vengano separate dai neonati
  6. Non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno, tranne che su precisa prescrizione medica
  7. Sistemare il neonato nella stessa stanza della madre (rooming-in), in modo che trascorrano insieme ventiquattr’ore su ventiquattro durante la permanenza in ospedale
  8. Incoraggiare l’allattamento al seno a richiesta tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento
  9. Non dare tettarelle artificiali o succhiotti ai neonati durante il periodo dell’allattamento
  10. Promuovere la collaborazione tra gli operatori della struttura, il territorio, i gruppi di sostegno e la comunità locale per creare reti di sostegno a cui indirizzare le madri alla dimissione dall’ospedale.

Per diventare “Ospedale Amico del Bambino” l’ospedale percorre l’obbiettivo a tappe o meglio deve compiere i 10 Passi. I primi passi riguardano la formazione, su modello fornito da OMS/Unicef, di tutto il personale del reparto – dall’accettazione ai portantini, agli operatori di ogni ordine e grado fino ad arrivare ai capi reparto. Questa formazione include anche la conoscenza del “Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno” e dalle leggi italiane che normano tale codice. Gli operatori vengono distinti a seconda se sono più o meno a contatto con la madre, e in base a questo gli viene fornita una formazione specifica. L’obbiettivo è che tutti siano partecipi e che facciano parte della politica dell’ospedale che vuole essere baby friendly. Questa è la base sulla quale si regge la strategia, tutti devono sapere qual è l’obbiettivo da raggiungere e tutti fanno parte dell’obbiettivo, nessuno escluso. Anche le madri ne fanno parte. Le madri peer-to-peer (consulenti alla pari per l’allattamento, ossia madri che assistono altre madri) formate all’interno dello stesso sistema dovrebbero essere partecipi e presenti nel percorso dei 10 passi, partecipando ai tavoli multidisciplinari, alla stesura dei documenti che definiscono la politica dell’ospedale e aziendale.

Ad oggi la formazione e l’aggiornamento degli operatori è lasciata alla libera scelta dei singoli operatori, anche quando linee guida e raccomandazioni imporrebbero di aggiornare le conoscenze degli operatori dedicati a specifici interventi terapeutici o assistenziali, non per imporre una partecipazione fine a se stessa, ma per migliorare l’assistenza. Il mancato aggiornamento nell’ambito della fisiologia e del sostegno all’allattamento purtroppo si traduce in una mancata appropriatezza di cure fornite dal servizio sanitario e rende irraggiungibile gli obbiettivi.

Diverso è per le madri peer-to-peer, che partecipano al percorso baby friendly partendo da un altro punto di vista, quello di chi ha vissuto l’ospedale come utente e ha vissuto le contraddizioni attraverso la sua esperienza di parto e allattamento. E’ ovvio che per comprendere meglio, tutti dobbiamo digerire gli errori. Le madri si rimproverano di non aver saputo cose semplici da mettere in pratica e si sentono tradite perché si aspettavano di essere guidate e assistite dagli operatori. Gli operatori pensano che non ci sia niente da dire o da migliorare riguardo all’assistenza al parto e il sostegno all’allattamento”.

Voi dite che i parti cesarei sono un trauma e che ci sono così alte percentuali di questo trattamento perchè le donne non sono sufficientemente informate e accompagnate durante la maternità: cosa proponete come passi immediati per ovviare a questa carenza di informazioni?

“Il taglio cesareo è un’operazione chirurgica e in quanto tale ha delle conseguenze sulla salute della madre. Come qualsiasi altro intervento chirurgico i tagli cesarei sono associati a rischi a breve e a lungo termine che si possono estendere molti anni oltre il parto e possono produrre conseguenze sulla salute della donna, del bambino e sulle future gravidanze. L’OMS parla di una percentuale di 10%, oltre alla quale non ci sarebbero benefici accertati per le madri e i bambini. In Italia siamo al 36,3% (2013). Se poi, come riferiscono le varie indagini, per esempio l’Inchiesta Balduzzi nel 2013, emerge che una buona percentuale di cesarei effettuati erano inutili (il 43%), un dato proveniente dalla revisione di cartelle cliniche da tutta l’Italia, gli operatori e le aziende sanitarie dovrebbero fermarsi a riflettere attentamente sulle pratiche e i protocolli attuati. Possiamo dire che il taglio cesareo è ritenuto un intervento salva-vita quando necessario. Se non necessario è un intervento associato ad aumento della mortalità e morbilità materna e neonatale. E’ fondamentale che vi siano operatori medici che sappiano intervenire con competenza quando la situazione lo richiede.

Il Decreto Ministeriale P.O.M.I. indica con estrema chiarezza che i Consultori familiari, in rete con i servizi di primo, secondo e terzo livello, operano secondo il modello dell’empowerment (potenziamento delle competenze delle persone assistite) e con la modalità dell’offerta attiva e che adottano il circuito virtuoso della programmazione-valutazione-formazione.

In questo modo i corsi di accompagnamento alla nascita dedicati alla promozione della salute e prevenzione, attenti ai determinanti psico-sociali della salute, consapevoli dal punto di vista di genere, con modalità di relazione non direttiva, sono già una risposta attenta a questo bisogno di informazioni sulla gravidanza, parto e allattamento. A patto che vengano organizzati in equipe multidisciplinare completa in cui le ostetriche hanno un ruolo fondamentale.

In concomitanza anche i servizi di primo, secondo e terzo livello dovrebbero impegnarsi a ridefinire i protocolli di assistenza secondo le linee guida del Ministero della Sanità, in linea con indicazioni nazionali e internazionali sull’assistenza di gravidanza e parto fisiologico. Ricordo che le iniziative baby friendly, nei 10 passi della cura amiche della madre, prevedono anche questo impegno per raggiungere l’obbiettivo di ospedale amico dei bambini”.

 

Alcuni considerano voi e le vostre proposte, quelle che portate avanti con le altre associazioni di volontariato e le donne del territorio, come eccessivamente estremiste: cosa vi sentite di rispondere a ciò?

“Le donne che si sono costituite in associazione o i gruppi di mutuo aiuto, che si stanno organizzando su tutto il territorio nazionale, sono donne formate dalla stessa ASL, non c’è niente di estremo nella loro attività e nelle loro proposte. Sono le persone che, come recita il 10° passo dell’iniziativa “Ospedali Amici dei Bambini”, accolgono le madri all’uscita dall’ospedale. La maggior parte sono donne che hanno fatto un percorso medicalizzato della nascita ma che sono rimaste insoddisfatte dalle cure e dall’assistenza ricevuta. Sono donne che hanno cercato, attraverso la conoscenza e lo studio, le risposte ai loro perché e di tradurre le conoscenze in pratica, per loro stesse, per la loro famiglia e per la comunità di cui fanno parte.

Hanno provato i diversi percorsi attraverso le loro esperienze di maternità, quelli tradizionalmente offerti dal S.S.N. o cliniche private convenzionate, fino ad arrivare a riconoscere quali potevano essere i servizi rispettosi della fisiologia della nascita. Sono donne che hanno fatto esperienza sulla loro pelle del beneficio delle buone pratiche, ciò che ora pretendono. Definire estremiste le madri che offrono il loro contributo ad altre madri e ai loro neonati e che testimoniano di prima mano che si può fare diversamente e meglio nell’assistenza alla maternità, è un’offesa alla vita e al benessere.

Non serve essere volontarie o aderenti ad un’organizzazione per sentire che molte nel silenzio cercano delle alternative a quello che viene offerto, basterebbe chiedere alle madri. Basterebbe riconoscere il lavoro delle case del parto come quella dell’ospedale Grassi di Ostia per non allontanarci dalla nostra Regione e valutare gli esiti a breve, medio e lungo termine osservando i dati sui tassi di allattamento esclusivo alle dimissioni a tre e sei mesi. Un termometro preciso per valutare se un centro nascita opera nel rispetto della fisiologia e la favorisce. Il Lazio, nel report del 2014 del tavolo tecnico dell’allattamento del ministero della salute, è al penultimo posto della graduatoria nazionale per i tassi di allattamento esclusivo alle dimissioni. E’ grave. Se le madri come noi sono estremiste, come dobbiamo definire gli esperti che non agevolano questi processi i quali producono comprovata salute?

Partendo dal principio che le donne hanno diritto di scegliere il loro percorso di maternità, il dovere di tutti gli operatori che intervengono con pratiche mediche che siano farmacologiche e chirurgiche sono obbligati a dare le giuste informazioni alle madri e evitare che si abusi di interventi che condizioneranno la vita della donna e della famiglia.

Ci viene spesso detto che le donne chiedono l’anestesia o il cesareo per spiegare gli alti tassi di cesarei sul nostro territorio nazionale e regionale. Noi rispondiamo che le donne non vengono informate adeguatamente. Ad esempio, se si accontenta la donna nella sua richiesta di non voler soffrire e chiede un parto con un cesareo, le vengono omesse alcune fondamentali informazioni. Se la donna in questione volesse delle successive gravidanze, non le viene detto che sarà esposta a percentuali di rischio di complicazioni sempre più alte a seconda di quanti figli vorrà concepire. Non le viene proposto nulla come alternativa per sostenere il dolore del travaglio: la libertà di movimento, le posizioni diverse da assumere nel parto, la libera assunzione di cibi e bevande, i vocalizzi, la palla di Pilates, lo sgabello olandese, l’acqua calda, ecc.

Per la donna che invece il cesareo lo subisce per una complicanza, non le viene detto che dopo il cesareo si può partorire con un parto naturale, altro esempio di disinformazione che porta la donna a non poter scegliere. Non mi soffermo sulle risposte terroristiche che la donna riceve se chiede di poter fare un parto naturale dopo un cesareo.

Se quello che promuoviamo risulta estremista vuol dire che abbiamo perso la conoscenza di che cos’è la fisiologia, la biologia della nascita. Chi ritiene che il parto vaginale in analgesia sia un evento naturale confonde i confini tra fisiologia e medicalizzazione.

Chi ritiene che dare un’integrazione di latte artificiale dopo aver offerto il seno sia la giusta modalità per definire allattamento al seno, confonde le madri assistite e i bambini stessi e non conosce gli effetti benefici dell’esclusività dell’allattamento al seno. Non conosce adeguatamente i bisogni fisici di un neonato, e ignora le evidenze scientifiche, le linee guida nazionali e internazionali e le buone pratiche di comprovata efficacia”.

Le’associazioni delle donne e le volontarie de La Goccia Magica nelle prossime settimane continueranno il loro lavoro di diffusione, dialogo e discussione con tutti gli attori del territorio, in merito alle tematiche della maternità, del parto e della tutela della salute di madri e bambini. L’8 maggio presso la “Sala degli specchi” al comune di Frascati ci sarà il convegno: “Il parto naturale dopo il cesareo: è possibile?” con la presenza dell’Ostetrica Ivana Arena autrice del libro “Dopo un cesareo”, Bonomi Editore 2007. La goccia magica partecipa anche alla campagna del Ministero della Salute per promuovere e sostenere l’allattamento. Il 10 maggio 2015 presso Palazzo Caetani di Cisterna la goccia magica organizza la prima mostra fotografica amatoriale “Allattamento al seno: una garanzia per la vita”.