Covid, la vera fase due spiegata semplice

In questa puntata di Zona Mista il Prof. Luca Andreassi ci spiega come funziona la fase due dentro la pandemia da Covid in Corea del Sud e come non sta funzionando in Italia

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Bandiera Corea Sud

ZONA MISTA DEL 29 APRILE

Giorno 1. Al piano 11, di un palazzo di 19 piani, un impiegato del Call Center accusa sintomi e viene riconosciuto positivo al tampone

Giorno 2. L’intero edificio viene chiuso

Giorno 2 – Giorno 5. Tutti gli occupanti dell’edificio di 19 piani, diciamo circa 1000 persone, vengono sottoposte a tampone. Si identifica il 10% di soggetti positivi (100 persone)

Giorno 2 – Giorno 5. Vengono sottoposti a tamponi i circa 300 familiari dei 100 identificati positivi nel palazzo. Si individua in tal modo un altro 10% di positivi (30 persone)

Giorno 2 – Giorno 5. I soggetti positivi vengono isolati e curati. I negativi vengono messi in quarantena per 14 giorni, al termine dei quali verranno sottoposti a nuovo tampone.

Giorno 6 – Giorno 9. Vengono inviati messaggi alle persone che siano state per più di 5 minuti nei pressi dell’edificio. Diciamo, come ordine di grandezza, 20 mila messaggi.

Queste persone sono identificate mediante la localizzazione dei loro cellulari. A queste persone viene chiesto di non avere contatti con altri e recarsi immediatamente presso un centro specializzato Covid per sottoporsi al tampone.

La linea di contagio è stata dunque isolata completamente. Dopo 5 giorni sono stati individuati tutti i soggetti positivi. E in poco più di una settimana tutte le persone che in qualche modo sono passate nei pressi di quel focolaio sono state avvertite. E testate.

Questo significa fase 2. Questo significa ripartire in sicurezza.

Pensate che questa storia sia frutto della mia fantasia, frustrata da due mesi di lockdown?
Assolutamente no.
La trovate descritta, in ogni dettaglio, nell’articolo “Coronavirus Disease Outbreak in Call Center, South Korea” pubblicato sulla rivista scientifica Emerging Infectious Deseases.

E’ la procedura attuata in Corea del Sud, quel Paese che in una ventina di giorni è uscito dall’epidemia.

Test, tamponi e tracciamento digitale. Questa è l’unica strada possibile.

Dite che sia utopistico in Italia?

No, non credo. Penso che se si mettessero per 60 giorni a lavorare 450 esperti, probabilmente, saremmo in grado di attuare questo protocollo anche da noi.

I 450 esperti già ci sono e i 60 giorni sono già trascorsi? E addirittura sembra che questa task force così corposa abbia fatto degli errori di calcolo talmente grossolani al punto da considerare 260 milioni di italiani anziché 60 milioni?

Sembra.

Magari domani approfondiamo la reale popolazione italiana. Cercando di capire dove si siano nascosti questi 200 milioni in più.

Andrà tutto bene, se faremo in modo che ci vada.

P.S. I numeri di oggi confermano il trend deciso dei giorni scorsi. Nella giornata in cui torniamo ad effettuare oltre 60.000 tamponi, si registrano circa 2.000 totali positivi. Con una contrazione dei contagi attuali (meno 548), un aumento dei guariti (2311) e una riduzione dei decessi (323). Tasso di contagio prossimo al 3.5%. In calo anche questo indicatore.

P.S. Grazie a Peter W. Kruger per aver condiviso questo articolo scientifico sul suo profilo.

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