Cristicchi: Paradiso dalle tenebre alla Luce – in viaggio dall’oscurità alla luce.

0
822
Paradiso, dalle tenebre alla luce

Continua il successo del nuovo lavoro teatrale di Simone Cristicchi “Paradiso, dalle tenebre alla luce”, opera scritta dallo stesso Cristicchi in collaborazione con Manfredi Rutelli e con Valter Silvilotti.

Lo spettacolo, patrocinato dal Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, ha da poco fatto tappa al Sala Umberto di Roma riscuotendo un grandissimo successo.

Paradiso, dalle tenebre alla luce

Cristicchi, Sala Umberto Roma

“Chiuso il sipario rimane silenzio e coriandoli”, canta Simone Cristicchi nel suo brano “Il Sipario”. Ma avete idea di cosa accada sul palcoscenico quando il sipario si apre e appare lui?

Probabilmente no se non avete mai visto un suo spettacolo. Che sia un concerto, un’opera teatrale o di spessore storico, Simone porta avanti le sue performance dando sempre il meglio di sé, calandosi a perfezione nei personaggi che interpreta. Incredibile la sua capacità strehleriana di entrare e uscire dai personaggi in un modo singolare.

La scenografia, sempre essenziale e priva di fronzoli o abbellimenti, nel momento in cui si apre agli occhi del pubblico, invita lo spettatore a percorrere una strada ancora immacolata e pura che si colorerà durante lo spettacolo.

Quando si apre il sipario il protagonista arriva e calca la scena. I suoi passi, lenti e decisi avanzano  sulle tavole di legno scricchiolanti, pronte ad accogliere la sua arte e viaggiano all’unisono con i battiti del cuore degli spettatori, desiderosi di ricevere nuova linfa dagli scritti e dalle sue arricchenti osservazioni.

Gli spezzoni del suo spettacolo, come tessere diverse di un unico mosaico che alla fine coincidono perfettamente, accompagnano il lettore in un cammino che diventa riflessione attiva. Su se stessi, sulla vita di ognuno, sul mondo che ci circonda, sugli altri.

Un messaggio di speranza

Già negli spettacoli “Mio nonno è morto in guerra” e “Esodo”, in scena  nei teatri di tutta Italia da diversi anni, Cristicchi ha dato dimostrazione dell’enorme talento che lo caratterizza. Un talento che ha raggiunto l’apice con “Il secondo figlio di Dio” e ora anche con “Paradiso, dalle tenebre alla luce”. Spettacoli in cui Simone affronta il tema storico in un’ottica profonda e introspettiva, accostando e talvolta  perché no, anche contrapponendo la vita reale dei suoi personaggi, al momento che stiamo vivendo. Al mondo attuale.

In modo particolare, “Paradiso, dalle tenebre alla luce” è un inno alla vita, un invito a guardare con più attenzione e in maniera meticolosa ciò che abbiamo attorno a noi e dentro di noi. Senza perdersi in ricerche spasmodiche e logoranti, senza rincorrere qualcosa che non sappiamo e forse non possiamo raggiungere. Perché quello che noi rincorriamo, quello che noi ricerchiamo, è già qui. Basta solo imparare a riconoscerlo. Basta solo guardare al centro del nostro petto. Il luogo in cui possiamo trovare il nostro “giardino con i 4 fiumi”. Il nostro Eden.

Simone lo dice chiaramente e lo ha più volte ribadito anche con la sua musica: “Solo dall’oscurità può nascere la luce. Siamo fatti della stessa materia delle stelle”. Concetto che l’artista riesce ad esternare, un po’ con parole sue, un po’ con le parole di Dante Alighieri. Parole che risuonano da ben 7 secoli nelle pagine dei libri  e nelle aule delle scuole, trovando terreno fertile per germogliare, proprio come quegli alberi tanto cari al suo pubblico. Quegli alberi ai quali ci aggrappiamo e ai quali chiediamo consiglio per sopravvivere. Lo chiederemo agli alberi è infatti uno dei più grandi successi di Simone, presente in molti dei suoi spettacoli.

Con lo spettacolo “Paradiso, dalle tenebre alla luce”, Cristicchi ha saputo guardare oltre e andare alla ricerca di qualcosa che potesse salvarci: di una parola “piccola, adatta per tutti”. E  ha saputo traghettare il suo pubblico dalle tenebre alla luce. Verso le stelle. Come Caronte ha fatto con le anime.

Il filone del teatro canzone alla Gaber

Cristicchi, chitarra Gaber

La produzione artistica di Simone è fattore di arricchimento per il suo pubblico che, ad ogni spettacolo, beneficia di tutta la sua immensa crescita culturale. Il suo lavoro teatrale, adesso,  si arricchisce di quel sapere che lui accosta alla parole del grande Dante e rende ancor più fruibile grazie alle note musicali di innata bellezza che escono dalla sua chitarra e che sono accompagnate dalla sua intensa voce. La profondità delle sue idee arriva in maniera semplice allo spettatore travolto dalla proiezione di un caleidoscopio artistico in cui si incontrano musica, poesia, teatro, scrittura e riflessioni personali di un artista a tutto tondo.

Simone, dall’alto del palco, con la sua voce e con il suo recitare, è come se prendesse per mano i suoi spettatori, uno ad uno, accompagnandoli, con tutta la delicatezza che lo contraddistingue, in un cammino in cui nulla è mostrato ma in cui tutto si scopre pian piano. I suoi monologhi, un po’ alla Gaber, come lui stesso li ha definiti, alternati a movimento e canzoni, accendono i riflettori uno alla volta: prima su una scena, poi sull’altra e un’altra ancora fino alla totale visione delle quinte abbellite solo dalla profondità dell’artista che è lui stesso scenografia. E questa scenografia, passo dopo passo,  riesce a svelare al pubblico tutta la sua profondità, in un gioco di luci caravaggesco.

Simone Cristicchi e il suo singolare modo di recitare

Cristicchi, Paradiso

Nel recitare pezzi scritti di suo pugno, Simone trasmette al pubblico tutta la sapienza del suo percorso artistico che è travolgente perché accomuna il cammino di vita terrena ad un cammino spirituale di grande intensità che si rispecchia poi nelle sue canzoni e nelle sue riflessioni.

Ma quando Simone interpreta i suoi personaggi, quelli ai quali ha voluto dar voce, quelli che una voce non l’hanno mai avuta, ecco che tutto cambia e che appare la scena nella sua totalità. Appaiono tutti gli altri personaggi che Simone riesce ad interpretare con la sola forza di se stesso e così diventa soldato, cittadino, bambino, diventa un prete, un albero o addirittura un santo.

Toccante la sua interpretazione dei prigionieri civili in Esodo in cui lo spettatore, chiudendo gli occhi,  ha potuto visualizzare i corpi ammassati nelle foibe o la crudeltà dei soldati, vittime e carnefici della violenza umana.

Travolgente la sua interpretazione di San Bernardo che recita la preghiera alla vergine Maria nell’ultimo canto del paradiso della Divina Commedia. L’energia sprigionata da Simone in quella preghiera, ha tenuto il pubblico incollato alla poltrona, schiacciato dall’onda d’urto della sua energia che ha oltrepassato i corpi e si è diffusa in sala.

Un’energia che poi si è trasformata in qualcosa di più grande ancora (come dice lo stesso Simone quando parla della piccola Maria Sole  trasformatasi in un pensiero). Un’energia che ha dato a tutti  la forza di alzarsi in piedi, applaudire e uscire fuori a mettere in pratica la bellezza che Simone diffonde.

Il firma copie

Anche a Roma, come di consuetudine durante  i suoi spettacoli, Simoni Cristicchi non si è risparmiato e ha stretto la mano, salutato e accolto tantissimi suoi fans firmando le copie dei suoi libri e abbracciando le persone che lo seguono da tutta Italia.

 

Cristicchi, fans

Articolo di Annarita Carbone