Festa del Cinema di Roma, presentato Sole Cuore amore

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Isabella Ragonese
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Isabella Ragonese

Eli e Vale hanno fatto scelte opposte nella vita. La prima (Isabella Ragonese) ha poco più di trent’anni, un marito (Francesco Montanari) che ha perso il lavoro e quattro figli. Vive in una cittadina in provincia di Roma e ogni giorno impiega molto tempo per andare a lavorare in città: nonostante la vita dura, non perde la gioia di vivere. Vale (Eva Grieco) ha la stessa età di Eli, è una danzatrice e dedica la sua vita all’espressione artistica: è sola e non deve rendere conto a nessuno. Due donne amiche da sempre quelle raccontate da Daniele Vicari in “Sole, cuore, amore”, primo film italiano in concorso alla Festa del Cinema di Roma. Una storia di solidarietà femminile, ma anche di angoscia, fatica, sacrifici e accettazione incondizionata di quello che la vita ti mette davanti. Pur di andare avanti e sopravvivere. La rima “sole, cuore, amore” del titolo può sembrare facile, quasi banale, ma dietro vi si celano le difficoltà quotidiane che tutti noi dobbiamo affrontare.

Abbiamo incontrato in conferenza stampa il regista Vicari, il cast e i produttori del film:

Al regista: come hai reso interessante la quotidianità?

Vicari: «Penso che la quotidianità non sia interessante solo per chi vive in una situazione straordinaria, eccezionale. Il potere, che ha una sua quotidianità, non si interessa della nostra quotidianità. Trovo sia grave che il cinema, un pezzo particolare di questa cosa che chiamiamo potere, non se ne occupi. Il cinema si interessa moltissimo del potere e poco della quotidianità, che è la vita di tutti noi, fatta di amore, lavoro, solitudine, bellezza, bruttezza. In realtà i più importanti film italiani del secolo scorso raccontano questo, è una tendenza contemporanea far finta che non esistano: in qualche modo abbiamo deciso di essere con la testa e col cuore da un’altra parte».

Al regista: è un film visto dalla parte degli ultimi, degli emarginati.

Vicari: «In realtà ribalterei questo paradigma. Non è un film che parla degli ultimi ma della maggioranza. Credo che anche chi non ha particolari problemi economici viva una situazione difficile e penso che il 90% delle persone facciano la vita dei personaggi del film. Certo non il 90% delle persone che fanno cinema o politica o posseggono i mezzi di produzione. La responsabilità di una certa parte del cinema italiano, e non, è quella di raccontare gli ultimi solo con l’immagine “pistola in mano e cocaina nelle mutande”, facendo passare in secondo piano il 90% delle vite».

A Isabella Ragonese: come hai lavorato sul personaggio di Eli?

Ragonese: «All’inizio ho avuto paura di raccontare questo personaggio, che ha una sua sacralità, vive tra le persone, si nutre di relazioni, sa ascoltare gli altri. Per me è stato fondamentale non rinchiudermi a studiare la mia parte, ma mettermi in relazione con gli altri personaggi. Questo è un film di sentimenti, di relazioni: sembra una storia distante ed estrema ma in realtà parla di noi. Eli è una danzatrice e la danza è anche quella che, in senso lato, fa quotidianamente per destreggiarsi come un’acrobata e portare a casa la giornata di lavoro. L’ho vista come un’eroina quotidiana».

A Francesco Montanari: come hai costruito il personaggio del marito di Eli?

Montanari: «Quando uno vive combatte, altrimenti muore subito. Il combattimento per un uomo non è aggressività, ma è mettere da parte le frustrazioni di maschio e ascoltare la propria moglie che si è incaricata del sostentamento della famiglia. La vita non è vittimismo: quando si raccontano storie c’è bisogno di volontà nei confronti della vita».

Ai produttori Domenico Procacci e Samanta Antonnicola: c’è ancora spazio per le commedie sul mercato?

Procacci: «Sul mercato non lo so, ma qui al festival di Roma sì, ed è già una bella notizia. Mi interessa produrre film su come vive la gente, se avessi letto un copione pesante e retorico non avrei accettato di produrlo. Invece leggendolo mi sono commosso per la forza, la verità, l’originalità con cui Daniele ha saputo raccontare questo paese».

Antonnicola: «Rai cinema vuole continuare a fare film che parlano di normalità. Questo è un film che mescola grazia e potenza, che ci ha sedotto per il tocco affettuoso di Daniele con i suoi personaggi: descrive le persone senza giudizi o pregiudizi. È un film che abbiamo ritenuto necessario, un film pop (popolare) che parla della gente».

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